Con il dietrofront sulle disposizioni sui servizi internet in corso questa settimana, i provider e i loro detrattori immaginano nuovi modelli che potrebbero tradursi in una più ampia gamma di tariffe, più alte e più basse. Le attuali regole del gioco, che a quanto pare saranno totalmente cancellate dalla Federal Communications Commission (Fcc), impongono ai fornitori di servizi web di considerare equamente tutto il traffico sulle reti, concetto noto come net neutrality. In agenda per giovedì, il voto della Fcc ha implicazioni di vasta portata sull’esperienza del web per il consumatore, quanto sia disposto a spendere e, potenzialmente, quali società avranno una posizione dominante. Un esempio dei possibili sviluppi futuri è dato dal mercato della telefonia mobile, in cui alcune compagnie già favoriscono determinati siti web e servizi rispetto ad altri.
Introdotte nel 2015, le norme dell’era Obama non mettono esplicitamente al bando piani tariffari che consentono ai clienti di accedere a determinati siti web senza intaccare il limite mensile di dati. I gestori, che spesso sottopongono gli utenti a soglie rigorose nei pacchetti dati, hanno adottato un comportamento aggressivo nello sperimentare tali piani, noti anche come zero rating.
Le offerte hanno iniziato a emergere diversi anni fa sotto forma di piani economici che prevedono accesso illimitato ad alta velocità a servizi come Facebook o Twitter, ma limitato o addirittura non concesso al resto del web. Anche i grandi provider internet hanno percorso tale via per favorire i propri contenuti. At&t proponeva ai clienti un uso illimitato del proprio servizio di video streaming DirecTV Now, mentre per gli altri siti di streaming il traffico generato era soggetto al conteggio dei dati mensili. Verizon ha fatto lo stesso con l’app go90.
All’inizio i piani zero rating sono stati pubblicizzati da piccoli operatori di telefonia mobile, come T-Mobile Us e Virgin Mobile Usa di Sprint, e hanno attirato le critiche dei sostenitori della neutralità della rete. Dunque sono arrivati a profusione piani simili anche da parte di vettori più grandi, prima diretti ai clienti a basso reddito, poi a tutti. La pratica è diventata così diffusa che le autorità di regolamentazione sotto Obama, in uno degli ultimi interventi, hanno tentato di dichiarare diversi profili illegali, compresi quelli di At&t e Verizon. Per i critici, i piani consentono alle aziende di creare potenti incentivi per condizionare l’accesso dei consumatori al web. I sostenitori plaudivano a una fruizione più economica, anche se solo per una parte di esso. «Hanno rafforzato la concorrenza nel mercato», ha constatato il presidente della Fcc Ajit Pai.
Pai afferma che il ritiro delle norme sulla neutralità della rete riporterà internet all’approccio light touch che lo ha aiutato a prosperare. Inoltre, la Fcc richiederà ai fornitori di servizi a banda larga di comunicare in dettaglio le loro pratiche, inclusi gli eventuali blocchi, limitazioni o priorità di determinati servizi.
Da parte loro, i provider intendono aderire al principio fondamentale di apertura proprio della neutralità della rete. «Non bloccheremo siti web, non limiteremo o declasseremo il traffico in base al contenuto e non faremo discriminazioni ne gestire il traffico internet», ha scritto il vicepresidente esecutivo di At&t Bob Quinn in un post di novembre. Tuttavia, alcuni esperti ritengono che pratiche come lo zero rating diventeranno ancora più comuni ed elaborate. La revoca, dicono, potrebbe incoraggiare i colossi tlc a dare priorità a siti e servizi specifici, incluso il proprio, alterando l’apertura di internet fino a una condizione simile al mercato della Tv via cavo, dove i consumatori devono pagare per accedere a pacchetti di contenuti. Con il nuovo regime, ai provider internet sarebbe permesso favorire i servizi propri o di altre società erogandoli a velocità più alta, talvolta mediante corsie veloci. I sostenitori della neutralità della rete temono che se i fornitori di contenuti inizieranno a pagare per essere più veloci, tali costi cadranno sui consumatori.
Dunque, At&t non solo potrebbe escludere DirecTV Now dalla soglia mensile dati, ma anche garantire che carichi sempre più velocemente e con qualità delle immagini migliore della rivale Netflix, a meno che la concorrenza non paghi anche per una trasmissione più veloce. La legislazione sulla neutralità della rete non copriva i servizi internet offerti dalle compagnie aeree, e nemmeno da alberghi, caffetterie, biblioteche, università e molte altre attività commerciali, perché visti dai regolatori come omaggi ai clienti piuttosto che servizi a pagamento. L’eliminazione delle norme sulla net neutrality potrebbe incoraggiare più aziende a cercare offerte di servizi online che spingano contenuti particolari.
Nelle osservazioni alla Fcc sulla proposta di retromarcia, alcuni dei principali provider hanno insistito per l’abrogazione della disposizione sulla priorità a pagamento, ovvero delle cosiddette fast lane, in quanto un divieto assoluto sarebbe ingiusto e potrebbe intralciare alcuni servizi a favore dei consumatori.
A sentire i dirigenti di At&t l’opzione di accordare la priorità a pagamento potrebbe essere utile per teleconferenze in video ad alta definizione e videogiochi online in modalità multiplayer. Comcast sostiene che potrebbe essere sfruttata «per lanciare l’allerta meteo o qualsiasi altro annuncio in ambito di sicurezza nazionale, e per i servizi di soccorso, così come i sistemi per non udenti, la telemedicina e i veicoli a guida autonoma».
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