Le borse Usa chiudono in territorio negativo: l’S&P500 perde lo 0,3%, il Nasdaq lo 0,2% e il Dow Jones lo 0,4%.
Emergono importanti sviluppi sul fronte della guerra commerciale tra Usa e Cina. Il presidente Usa Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo per prorogare fino al 9 novembre la scadenza per l’aumento dei dazi contro la Cina, secondo quanto riferito da un funzionario della Casa Bianca. La misura, che sposta in avanti di 90 giorni il termine inizialmente previsto per martedì 12 agosto, mira a lasciare spazio a ulteriori negoziati e a un possibile incontro in autunno con il leader cinese Xi Jinping.
Il rinvio giunge dopo che, lo scorso mese, delegazioni statunitensi e cinesi si erano incontrate in Svezia per discutere il posticipo dell’entrata in vigore dei nuovi dazi. Entrambe le parti avevano definito costruttive le conversazioni, alimentando le speranze di un progresso nelle trattative commerciali tra Washington e Pechino.
Trump ha anche annunciato che gli Stati Uniti non applicheranno dazi sulle importazioni di oro in un post su Truth Social, all’indomani di una decisione della Customs and Border Protection (Cbp) che aveva reso il metallo prezioso soggetto a pesanti imposte.
«L’oro non sarà tassato!», ha scritto Trump, senza fornire ulteriori dettagli.
Il 31 luglio la Cbp aveva notificato a una società di New York che le importazioni di lingotti d’oro dalla Svizzera sarebbero state soggette ai cosiddetti dazi “reciproci” imposti da Trump a quel Paese, pari attualmente al 39%. La notizia aveva spinto al rialzo il prezzo dell’oro, inducendo l’amministrazione la scorsa settimana a dichiarare che il presidente avrebbe firmato un ordine esecutivo per chiarire i livelli tariffari sul metallo. L’ordine, tuttavia, non è ancora stato pubblicato.
Ora che c’è più chiarezza riguardo alla guerra commerciale tra gli Usa e la Cina, tutta l’attenzione degli investitori è puntata sul dato sull’indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti, che verrà pubblicato domani alle 14:30 ore italiane. In merito, David Rosenberg, fondatore e presidente di Rosenberg Research, ha dichiarato ai microfoni del podcast Risk Reversal condotto da Dan Nathan: «Siamo ancora agli inizi, e la gente esagera. L’illusione è che non ci sia stata inflazione da tariffe finora. Ma le imprese americane hanno avuto tempo di prepararsi, quindi abbiamo un eccesso di inventari a basso costo, e questo ha ritardato l’impatto inflazionistico. Ora però l’inflazione dei beni sta aumentando, anche se il settore dei servizi mostra disinflazione, e vedremo come si equilibrano».
Quando Nathan ha chiesto all’economista canadese come si dovrebbe comportare la Fed in questo scenario, Rosenberg ha risposto: «La Fed vorrebbe vedere questo come uno shock di prezzo temporaneo, ma è come con la pandemia: non è stato uno shock unico alle catene di approvvigionamento. Anche dopo i vaccini, basta un focolaio in un porto cinese per fermare tutto. Per questo l’inflazione è durata 18 mesi e non 18 settimane. Quindi il consumatore pagherà, eccome».
Infine, il fondatore di Rosenberg Reaserch ha difeso Powell, sottolineando come la funzione svolta dalla Federal Reserve sia profondamente differente da quella della Casa Bianca: «La Fed non è composta da politici, la Casa Bianca sì. La Casa Bianca ha una sua visione sull’inflazione, la Fed un’altra. La Fed controlla i leve monetarie e non capisco perché il presidente spinga tanto per tagli prematuri. Si sente dire che forse le aziende saranno più colpite dalle tariffe dei consumatori, ma negare che i consumatori non pagheranno nulla è assurdo. Curioso che chi criticava la Fed per essere stata lenta a fronteggiare l’inflazione nel 2021, ora la critica per non tagliare i tassi davanti a un nuovo rischio inflazionistico. Non si può biasimare la Fed per la prudenza. Non capisco perché a livello politico si voglia rischiare così tanto con l’inflazione, soprattutto visto che il costo sociale dell’aumento del costo della vita è particolarmente elevato e, in ultima analisi, è anche la politica a dover rispondere».
I due indici guadagnano, rispettivamente, lo 0,4% e lo 0,2%.Lo stesso non si può dire del Dow Jones, che, dopo aver aperto in territorio lievemente positivo, perde lo 0,1%.
Il focus di Wall Street è sulla giornata di domani: non solo scadrà la tregua commerciale tra Usa e Cina, ma verrà diffuso il nuovo dato sull’indice dei prezzi al consumo (Cpi), fornendo un’ulteriore indicazione sull’impatto delle politiche tariffarie del presidente Donald Trump.
Secondo un sondaggio condotto dal Wall Street Journal tra gli economisti, i prezzi al consumo dovrebbero registrare a luglio un incremento del 2,8% su base annua, in lieve aumento rispetto al 2,7% rilevato a giugno. L’indice “core” — che esclude le componenti più volatili come alimentari ed energia — è atteso in accelerazione al 3,1%, rispetto al 2,9% del mese precedente.
Il rapporto, elaborato dal Bureau of Labor Statistics, sarà pubblicato martedì alle 14:30 ora italiana. Si tratta del primo dato macroeconomico di rilievo diffuso dall’agenzia dopo il deludente rapporto sull’occupazione di inizio mese, che aveva portato il presidente Usa Donald Trump a licenziare la direttrice Erika McEntarfer. L’amministrazione è attualmente impegnata nella selezione del suo successore. In concomitanza con il rilascio del dato, ci si aspetta un aumento della volatilità nei mercati.
L’impatto della politica commerciale protezionista implementata da Trump non è ancora del tutto misurabile. Tuttavia, come sottolineato in un report di Goldman Sachs ripreso dal Wall Street Journal, finora, a fare da cuscinetto ai costi delle tasse sui beni importati imposte dal tycoon sono state principalmente le imprese americane, da Nike a General Motors, nascondendo così l’effettivo impatto sull’economia reale. Tuttavia, Wall Street è convinta che presto sarà il turno dei consumatori di farsene carico.
Le aziende straniere che esportano negli Stati Uniti hanno infatti abbassato parzialmente i prezzi in risposta ai dazi, ma secondo Goldman Sachs hanno assorbito solo il 14% dei costi totali fino a giugno. La maggior parte del conto, di miliardi di dollari ogni mese, è stata sostenuta dalle società statunitensi.
Gli economisti prevedono un cambiamento nei prossimi mesi, con l’entrata a pieno regime delle nuove tasse su acciaio, alluminio e altri prodotti importati. Secondo le stime di Goldman Sachs, entro ottobre saranno i consumatori americani a pagare circa due terzi dei costi derivanti dai dazi, attivi ormai da quattro mesi.
David Kelly di J.P. Morgan Asset Management conferma questa visione: presto gli americani dovranno fare i conti con un aumento più consistente delle tariffe, alimentando una pressione inflazionistica più ampia.
«La temperatura dell’inflazione sta per salire», ha scritto ai suoi clienti lunedì scorso.
Infine, Bank of America, in un sondaggio dell’11 agosto, condotto dagli strategist Andreas Bruckner e Sebastian Raedler, ha rilevato che il 58% dei gestori ritiene che le politiche dell’amministrazione Usa frenino la crescita e spingano l’inflazione, cioè siano stagflazionistiche. Cresce di conseguenza il timore che l’inflazione possa bloccare i tagli dei tassi della Fed: la quota di chi lo considera il rischio principale è balzata dal 15% al 27%.
S&P500 e Nasdaq scambiano nei pressi della parità, mentre il Dow Jones guadagna lo 0,1%.
Un accordo insolito tra Nvidia e Amd, che prevede il versamento agli Stati Uniti di una quota sulle vendite di chip per intelligenza artificiale destinati alla Cina, ha generato preoccupazione tra gli investitori.
Secondo fonti vicine alla vicenda, l’amministrazione Trump riceverà il 15% delle vendite dei chip H20 di Nvidia e MI308 di Amd. In seguito alla notizia, le azioni dei due produttori di semiconduttori hanno registrato un calo all’apertura di Wall Street.
Le relazioni tra Stati Uniti e Cina saranno al centro dell’attenzione nella settimana in corso. La tregua commerciale tra le due potenze è infatti in scadenza martedì 12 agosto e resta incerto se la Casa Bianca concederà a Pechino una proroga, fondamentale per evitare un aumento dei dazi. Domenica sera, inoltre, Trump ha invitato la Cina ad aumentare gli acquisti di soia americana.
Intanto, il ceo di Intel è atteso alla Casa Bianca in giornata, dopo che la scorsa settimana Trump lo aveva apertamente criticato per i legami con la Cina, arrivando a chiederne la rimozione. Le azioni Intel sono rialzo all’apertura di Wall Street.
Sul fronte macro, gli operatori presteranno grande attenzione alla lettura del dato sul Cpi (indice dei prezzi al consumo) di domani 12 agosto. Gli analisti si aspettano che l’impatto dei dazi introdotti dal presidente Usa Donald Trump si sia riflesso nei prezzi di luglio, alimentando pressioni inflazionistiche. Secondo un sondaggio Bloomberg, l’indice dei prezzi al consumo “core” - che esclude le componenti volatili del carovita come alimentari ed energia - dovrebbe essere cresciuto dello 0,3% a luglio, dopo il +0,2% di giugno.
Un’inflazione più alta del previsto potrebbe scatenare la volatilità su tutti i mercati, criptovalute incluse, anche se secondo Marc Chandler, chief market strategist di Bannockburn Global Forex, è improbabile che spinga la Federal Reserve a rinunciare al previsto taglio dei tassi di settembre.
In questo contesto, tuttavia, gli investitori sono tenuti a prestare attenzione. Infatti, stando ai dati forniti dal Cme FedWatch tool, gli operatori hanno prezzato tre tagli da 25 punti base fino alla fine di quest’anno. Ciò implicherebbe un taglio a ogni riunione del Board. Di conseguenza, qualora il dato sull’inflazione di domani fosse particolarmente “caldo”, la Fed potrebbe lasciare intatto il tasso di interesse overnight, deludendo il mercato e generando una pressione ribassista sui listini.
Ecco cinque titoli da monitorare nel corso della seduta.
Il produttore di semiconduttori ha accettato di cedere all’amministrazione Trump il 15% delle vendite di specifici chip per intelligenza artificiale destinati alla Cina, al fine di ottenere le licenze di esportazione. Il titolo è in calo dello 0,2% all’apertura di Wall Street.
Il ceo Lip-Bu Tan è atteso lunedì alla Casa Bianca, dopo che la scorsa settimana il presidente Trump aveva chiesto la sua rimozione a causa dei legami commerciali con la Cina. Le azioni salgono del 4,3%in apertura.
I titoli legati alle criptovalute salgono nel pre-market insieme al bitcoin, che ha guadagnato terreno dopo che Trump ha firmato un ordine esecutivo per facilitare agli americani l’investimento dei risparmi pensionistici nel settore ad alto rischio. Le azioni dell’exchange statunitense salgono del 4,7% nei primi minuti di contrattazione.
La società mineraria canadese ha pubblicato risultati trimestrali migliori delle attese, ma le azioni scendono del 3,5% all’apertura di Wall Street.
Skydance’s Paramount ha siglato un accordo di sette anni da 7,7 miliardi di dollari con Tko per i diritti esclusivi di tutte le gare Ufc negli Stati Uniti a partire dal 2026. Il titolo perde il 2% nei primi minuti di contrattazione.