skin track
La Difesa sugli scudi: ecco i titoli del settore che con le guerre hanno guadagnato fino al 400%
Analisi Leggi dopo

La Difesa sugli scudi: ecco i titoli del settore che con le guerre hanno guadagnato fino al 400%

18 ottobre 2024, 20:20 Ultimo aggiornamento: 19 ottobre 2024, 09:09

Quello delle spese militari è un trend che i gestori cavalcano investendo su titoli come Leonardo, Rheinmetall e proponendo sempre più Etf dedicati. E c’è ancora spazio di crescita. L’analisi di Citi: recenti conflitti stanno mostrando l’esigenza di dotarsi di strumenti di combattimento sempre meno tradizionali come armi nucleari, intelligenza artificiale, cybersecurity. Ma attenti all’incognita del voto Usa | Difesa, Leonardo verso una jv sui carri armati europei con la tedesca Rheinmetall

Sono passati due anni dall’invasione russa dell’Ucraina e poco più di uno dall’attacco dei miliziani di Hamas nel territorio di Israele. E non sembra che la febbre di guerra sia intenzionata a scemare. In Medio Oriente la morte del leader di Hamas, Yahya Sinwar, potrebbe aprire una nuova fase della conflitto, mentre il fronte continua ad allargarsi coinvolgendo sempre più Libano e Iran. E in Ucraina, venerdì 18 ottobre, il presidente Volodymyr Zelensky si è detto preoccupato che a fianco della Russia possa schierarsi militarmente un storico alleato di Putin come la Corea del Nord inviando truppe sul terreno.

In questo clima di incertezza geopolitica gli Stati hanno risposto aumentando la spesa destinata alla difesa militare. Come emerge da un recente report di Citi Research consultato da MF-Milano Finanza, l’Unione Europea ha indicato come budget militare per il 2024 la cifra di 366 miliardi di dollari, circa un terzo di quello degli Stati Uniti (967 miliardi) e in aumento rispetto ai 313 miliardi dell’anno scorso. Solo l’Italia ha pianificato di destinare 32 miliardi di euro al comparto. Risorse che, nell’ultimo quindicennio, sono quasi sempre aumentate (erano 23 miliardi nel 2008).

Per qualcuno la guerra è un business redditizio

«L’invasione dell’Ucraina ha provocato la più significativa rivalutazione delle capacità di difesa europea dalla fine della Guerra Fredda», osservano gli analisti di Citi. Rivalutazione che ha interessato, di riflesso, anche le società del settore. Negli ultimi due anni, i dieci più grandi gruppi della difesa inclusi nell’indice Stoxx Europe Total Market Aerospace & Defence hanno macinato record su record.

La migliore è stata Rheinmetall il cui titolo, da febbraio 2022 a oggi, è cresciuto del 402,48%. Il gruppo tedesco degli armamenti ha archiviato il primo semestre dell’anno con ricavi per 3,8 miliardi di euro, in crescita del 33% sullo stesso periodo del 2023. Completano il podio le inglesi Rolls Royce (+383,42%) e Saab B (+316%), seguite al quarto posto per performance dall’italiana Leonardo, che negli ultimi due anni ha messo a segno una crescita del 240,94%.

Classifica simile se si considera l’arco temporale che parte dal 7 ottobre 2023: Rolls Royce sale in prima posizione con un rialzo del 172,51%, seguita dalle tedesche Rheinmetall (+107,99%) e Mtu Aero Engines (+89,57%), che produce motori aeronautici per aerei ed elicotteri.

Non solo titoli e armi tradizionali

«È importante sottolineare quanto sia fondamentale il mix di spesa nella strategia di uno Stato per la spesa militare», continuano gli esperti di Citi. I recenti conflitti stanno mostrando l’esigenza di dotarsi di strumenti di combattimento sempre meno tradizionali: «Le armi nucleari, l’intelligenza artificiale, la cybersecurity, il controllo e comando dei domini, lo spazio, gli aeromobile a pilotaggio remoto, i missili e aerei da difesa e i sistemi di lungo raggio», quelli indicati da Citi.

Appare dunque probabile che gli Stati Uniti e i loro alleati continuino a investire nei sistemi d’arma tradizionali (come aerei, navi e carri armati), ma è altrettanto giusto aspettarsi l’ampliamento dei confini delle industrie nel tech della difesa. Nei recenti giorni l’inchiesta Sogei ha svelato un progetto di accordo cui starebbe lavorando l’Italia con Starlink, la società di Elon Musk che gestisce la costellazione di seimila satelliti in orbita bassa, per garantire le comunicazioni militari. «Il compito dei governi europei è quello di iniziare a promuovere un ecosistema della difesa più integrato e favorevole all’innovazione. Tuttavia», osservano gli analisti di Citi, «l’ostacolo più significativo a una maggiore integrazione è il limitato interesse nazionale degli Stati membri».

Ad aver articolato «molto chiaramente il legame tra sicurezza, competitività dell’Ue e capacità delle società democratiche liberali di sostenere i diritti fondamentali dei cittadini» è l’ex premier Mario Draghi all’interno del suo rapporto sulla Competitività europea. «Sebbene non riteniamo probabile che si assista a un rapido consolidamento industriale nel breve periodo», osservano da Citi, «ci aspettiamo che gli Stati cerchino di trovare un equilibrio». In parte questo processo è già in corso. Ne dà prova la joint venture tra Leonardo e Rheinmetall che ha come obiettivo formare un nuovo nucleo europeo per lo sviluppo e la produzione di veicoli militari da combattimento in Europa.

Ci sono ancora margini di crescita in borsa? 

«Abbiamo una visione costruttiva su diversi titoli della difesa nel nostro universo di copertura, in quanto sembra che gli investitori stiano valutando una crescita compresa tra lo 0% e il 3% per la maggior parte delle società», affermano da Citi. «La crescita dell’industria sarà ulteriormente sostenuta dalla maggiore attenzione alla spesa militare da parte dei membri europei della Nato».

Per investire sul settore sono diverse le strade. Si può scegliere di puntare sul singolo titolo oppure ci si può esporre all’andamento di un indice, e quindi all’intero settore, attraverso i fondi e gli Etf. David Pascucci, analista dei mercati per Xtb, ha individuato i quattro Etf che «risultano essere i principali strumenti per investire nel comparto: VanEck Defense, Hanetf Future of Defence, iShares Global Aerospace & Defence e Global X Defence Tech».

Nei primi due, gli Etf più datati, «vediamo la presenza di Palantir all’interno del portafoglio, un titolo che al momento registra delle performance molto importanti negli Usa. Al momento i rendimenti dei due Etf risultano essere tendenzialmente allineati – 45% annuo il primo, 41% il secondo –, sulla scia di un’escalation delle tensioni geopolitiche di un mercato azionario che ancora prova ad allungare verso l’alto». Gli altri due Etf sono più recenti e sono composti di di titoli strettamente legati all’industria bellica e aerospaziale: iShares è partito a febbraio 2024 e ora rende il 17% mentre Global X, nato a settembre 2024, ha un rendimento attuale del 9%.

L’incognita delle elezioni americane

«Ma attenzione alle elezioni americane», avverte Pascucci, «potrebbero essere determinanti nel mercato degli Etf, considerando che chi sarà eletto come presidente avrà un’enorme influenza dal punto di vista di politica estera». Ma l’esito delle urne non inciderà solo sugli Etf. Potrebbe ribaltare completamente l’andamento dei conflitti in corso, nonché cambiare volto alla Nato.

Chi tra Donald Trump e Kamala Harris sederà alla Casa Bianca si troverà alla guida del Paese che spende, mediamente, il 3-4% del prodotto interno lordo per la difesa, eccedendo nei vincoli assunti con la Nato nel 2014. Gli Stati Membri si sono impegnati a progredire verso una spesa del 2% del pil per la difesa, ma i pochi progressi conseguiti finora (con un mantenimento di circa l’1,5%) sono diventati una crescente fonte di attrito con gli Stati Uniti. Tuttavia Citi ricorda che «la maggior parte delle stime indica che l’Ue dovrebbe finalmente raggiungere il 2% già nel 2024». (riproduzione riservata)



Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Video

Vedi tutti

Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

SITO + MF GPT LIGHT

89,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT

229,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Borsa in tempo reale
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

QUOTIDIANO DIGITALE + SITO + MF GPT*

328,00 € per 1 anno

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Magazine (Gentleman, Capital, Class, MFF/MFL)
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Pubblicità non invasiva
  • Newsletter, webinar e analisi esclusive per investire al meglio
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • MF GPT Risposte basate su fonti certificate 'Class Editori'
  • MF GPT Notizie e tendenze dei mercati
  • MF GPT Analisi di società e settori
  • MF GPT Grafici interattivi
  • MF GPT Report e notifiche personalizzate
  • MF GPT Archivio di Milano Finanza