È stato approvato il rinnovo delle sanzioni a Mosca, che sarebbero scadute alla fine del mese di gennaio. L’Unione Europea aspettava la rimozione del veto da parte dell’Ungheria che, come da copione, è arrivato subito dopo l’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca.
Il premier ungherese, Victor Orban, aveva chiesto la ripresa del transito del gas russo attraverso le pipeline ucraine. E, nella serata del 27 gennaio, il ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjártó, ha dichiarato di aver ottenuto garanzie sulla sicurezza energetica del Paese.
La Commissione Europea si è impegnata a proteggere le infrastrutture di oleodotti e gasdotti verso gli Stati membri, un tema considerato cruciale per la sicurezza energetica complessiva dell’Ue. Ora Bruxelles avvierà discussioni con l’Ucraina, per garantire la continuità dei flussi energetici verso l’Europa.
Il nuovo pacchetto di sanzioni entra a gamba tesa nei piani di Andrea Orcel, che ha ancora delle questioni aperte con la Russia. L’istituto italiano deve rispondere a una richiesta di vigilanza da parte della Banca Centrale Europea che, da tempo, chiede all’amministratore delegato di azzerare l’esposizione della banca in Russia.
Una situazione che non gioca a favore dei piani di espansione dell’istituto italiano. Dopo il tentativo (ancora in corso) di scalare Commerzbank, Andrea Orcel il 25 novembre scorso ha promosso un’offerta pubblica di scambio su Banco Bpm su cui il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha evocato i poteri del golden power (la normativa sulla tutela degli asset strategici).
«Non si sta pensando a nessun decreto, stiamo aspettando che ci notifichino, se vogliono notificarla, l’operazione, per adesso non l’hanno fatto», ha dichiarato il ministro Giorgetti il 15 gennaio scorso alla Camera. L’annuncio dell’operazione Unicredit-Bpm non ha entusiasmato il governo Meloni, che pensava all’istituto di Castagna come parte del terzo polo bancario insieme con Monte dei Paschi (che intanto ha lanciato un’ops su Mediobanca).
«L’Europa mantiene la promessa: le sanzioni continueranno a privare Mosca delle risorse necessarie per finanziare la guerra. La Russia deve pagare per i danni causati», ha dichiarato l’alta rappresentante dell’Ue per la Politica estera, Kaja Kallas, in un punto stampa assieme alla vicepremier ucraina, Olha Stefanishyna, a margine della colazione informale dei ministri degli Affari generali sull’integrazione dell’Ucraina in Ue.
«Stiamo lavorando al prossimo pacchetto di sanzioni e speriamo di riuscire ad averlo entro febbraio. Stiamo cercando di individuare tutti i settori che possono sostenere economicamente la Russia e supportarla nella conduzione della guerra contro l’Ucraina per inserirli nella lista delle sanzioni. Ci potrebbero essere anche elementi come le console per i videogiochi. Consideriamo sia prodotti ludici sia chimici, che sono necessari per l’industria militare. Ovviamente, poi c’è anche il gnl. Il contenuto dell’accordo finale sarà chiaro una volta raggiunto». (riproduzione riservata)