Per capire quello che sta succedendo sui mercati, come spieghiamo ogni giorno ai nostri lettori, che stanno letteralmente prendendo d’assalto il sito milanofinanza.it, occorre partire da una considerazione: Donald Trump non è un pazzo. Il presidente americano ha quattro obiettivi, il cui raggiungimento è tutto però da verificare: ridurre il deficit commerciale e quello pubblico coi soldi degli altri tramite l’imposizione dei dazi, ricondurre sotto il controllo politico la leva dei tassi di interesse in mano alla Federal Reserve, diminuire il grande deficit di competitività e di tecnologia che ha con la Cina, vero obiettivo della sua campagna.
Detto questo, facciamo il conto dei danni dopo la giravolta del numero uno della Casa Bianca, spaventato dal crollo di Wall Street e dalla vendita dei titoli di Stato americani da parte di Pechino, che ha anche contagiato per qualche ora nella mattina di mercoledì lo spread Btp-Bund dando un chiaro segnale di cosa potrebbe accadere da questa parte dell’Atlantico se la frenesia borsistica si dovesse trasferire sul mercato dei bond sovrani.
Come ha spiegato il nostro Luca Carrello, l’Europa ha (per ora) tirato un sospiro di sollievo dopo la decisione di Trump di sospendere per 90 giorni, tranne che per la Cina, i dazi annunciati il 2 aprile. E con l’Unione Europea torna a respirare anche l’Italia, uno dei principali Paesi esportatori al mondo. Bruxelles e tutti gli Stati membri hanno preso sul serio l’apertura del presidente americano, tanto da sospendere i controdazi europei per dare una chance alle trattative.
Il presidente americano però non ha fermato tutte le tariffe, oltre a quelle super sulla Cina: solo quelle reciproche, che comunque rimangono in vigore al 10%, sempre meglio del precedente 20% applicato all’Ue (e quindi all’Italia) che colpiva il nostro export alimentare.
Restano invece in piedi i dazi al 25% sulle auto, questione non da poco visto che l’Italia ha una storica produzione di vetture con Stellantis, seppur con numeri in calo vista la crisi del settore. Senza dimenticare il peso delle altre case automobilistiche europee, come quelle della Germania (da Volkswagen a Bmw), altro Paese votato all’export.
Anche le tariffe del 25% su acciaio e alluminio sono ancora in vigore, circostanza che dà più valore alla mossa dell’Europa. La Commissione dal canto suo ha sospeso i suoi controdazi nonostante li abbia pensati proprio per rispondere a quelle che sono state le prime tariffe approvate da Trump.
Un chiaro segnale di pace indirizzato agli Usa per far decollare le trattative e provare ad arrivare a zero dazi su entrambe le sponde dell’Atlantico. L’ottovolante delle borse mondiali deve dunque essere interpretato così e avendo i nervi saldi: la giostra è impazzita perché il giostraio ne ha aumentato la velocità.
I risparmiatori italiani devono mantenere perciò i nervi saldi e fare come Re Carlo d’Inghilterra quando ha citato Dante: alla fine usciremo a riveder le stelle. E non per forza saranno quelle che con le strisce compongono la bandiera degli Stati Uniti. Soprattutto tutti gli attori devono ricordarsi quanto detto dal nostro Capo dello Stato Sergio Mattarella: quando parliamo di guerre commerciali soffermiamoci sul significato della prima parola, perché non conviene a nessuno. (riproduzione riservata)