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L’ombra di Hormuz, vincitori e vinti tra i mercati emergenti. Quali effetti per Cina, Corea e Brasile
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L’ombra di Hormuz, vincitori e vinti tra i mercati emergenti. Quali effetti per Cina, Corea e Brasile

di Karin Kunrath*
07 maggio 2026, 02:00 Ultimo aggiornamento: 07:08

Pechino resiste grazie alle riserve petrolifere, mentre l'India soffre per la dipendenza energetica. Le economie asiatiche affrontano sfide diverse a causa del conflitto in Medio Oriente

Il conflitto in Medio Oriente e il blocco dello Stretto di Hormuz hanno innescato uno shock energetico senza precedenti dagli anni ‘70. Nonostante il passaggio dai fondamentali economici ai rischi geopolitici, i mercati emergenti mostrano una resilienza inaspettata grazie all'export di greggio, al dominio nel settore tech che, con i comparti dei semiconduttori e dell'intelligenza artificiale, resta impermeabile alle tensioni nel Golfo, e a una minore dipendenza dal dollaro.

Esiste tuttavia un divario crescente tra l'andamento dei prezzi di borsa e l'economia reale. La maggior parte degli analisti prevede che, se lo Stretto di Hormuz dovesse rimanere in gran parte chiuso nelle prossime tre-sette settimane, ne deriveranno conseguenze negative irreversibili.

L’effetto di Hormuz sui mercati asiatici

Resta tuttavia una forte incertezza sulla possibilità di una de-escalation nel breve termine. I dati economici riflettono già i primi effetti della guerra in Iran. In Cina nel primo trimestre il pil è cresciuto del 5%. Tuttavia a marzo le eccedenze commerciali sono crollate: le importazioni sono schizzate verso l’alto di quasi il 30% a causa dei costi energetici, mentre l'export ha perso slancio a causa dell'incertezza globale.

La Cina appare protetta nel breve termine dalle riserve petrolifere e dallo sviluppo di rinnovabili e nucleare, ma tali difese saranno insufficienti se i suoi mercati di sbocco resteranno in difficoltà a lungo. L’India in quanto importatore netto di energia, subisce una massiccia pressione sull'economia reale, con conseguenti revisioni al ribasso della crescita da parte delle agenzie di rating.

Il calo della rupia e i deflussi di capitali confermano che i mercati scontano l'estrema dipendenza dal greggio: nonostante i buoni utili societari, la borsa indiana è tra le peggiori al mondo (-8% da inizio anno). In netto contrasto con questa situazione si trova la borsa coreana, che è letteralmente esplosa con un aumento superiore al 50% da inizio anno. Nonostante la dipendenza energetica dal Golfo, il listino è stato trascinato dalle performance dei produttori di chip sudcoreani, che dominano l'indice azionario.

Il Brasile vince grazie alle materie prime

Un quadro economico diverso si presenta invece in Brasile, che beneficia del rally delle materie prime. Qui le previsioni relative alle eccedenze della bilancia commerciale sono state riviste nettamente al rialzo. Anche il mercato azionario brasiliano ha registrato un andamento eccellente, con un aumento di valore di oltre il 20% dall’inizio dell’anno. Qui le elezioni presidenziali in programma a ottobre gettano inoltre ombre già visibili sulla politica interna.

Sull'Europa centrale e orientale nel frattempo incombe una nuova ondata di inflazione che mette a rischio anche la ripresa industriale appena iniziata. Anche in questo caso, una rapida conclusione della guerra in Iran potrebbe ancora evitare scenari di crisi reali, ma il tempo a disposizione sta rapidamente esaurendosi.

Nelle ultime settimane, le obbligazioni in valuta forte dei paesi emergenti hanno subito pressioni a causa dell’escalation in Medio Oriente, che ha determinato un ampliamento degli spread rispetto ai Treasury. Il comparto ha risentito anche dell'aumento dei tassi d'interesse statunitensi, spinti dai rischi di inflazione e dal maggior fabbisogno di finanziamento del governo americano.

Tuttavia, con la sospensione provvisoria dei combattimenti, gli spread sono già tornati a diminuire significativamente. Le obbligazioni in valuta locale si sono dimostrate più resistenti, specialmente nei paesi esportatori di materie prime. In mercati come Brasile o Messico, gli elevati tassi reali e il sostegno del prezzo del petrolio alle valute nazionali hanno garantito rendimenti stabili. (riproduzione riservata)

*chief investment officer

Raiffeisen Capital Management



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