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JEROME POWELL FEDERAL RESERVE FED
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L’inflazione Usa scende al 2,3% ad aprile. Ma ora si farà sentire l’effetto dei dazi di Trump

13 maggio 2025, 15:12 Ultimo aggiornamento: 20:02

Gli aumenti di prezzo più consistenti legati ai dazi dovrebbero manifestarsi nei prossimi mesi secondo Goldman Sachs Am. La Fed manterrà un approccio wait and see sui tassi

L’inflazione negli Usa è scesa al 2,3% ad aprile, dal 2,4% di marzo. Gli analisti si attendevano un dato stabile. Il 2 aprile c’è stato l’annuncio di dazi «reciproci» da parte del presidente Usa Donald Trump, poi ridotti il 9 aprile. In seguito c’è stato lo scontro con la Cina, ma anche su questo fronte l’amministrazione Usa ha fatto in buona parte retromarcia.

Sulle politiche commerciali resta un’alta incertezza. Diverse tariffe sono state abbassate dall’amministrazione Usa ma i dazi restano su livelli più alti rispetto al passato. Le imprese per il momento non hanno alzato i prezzi ai consumatori, ma secondo gli economisti lo scenario dovrebbe cambiare nei prossimi mesi.

Un segnale è arrivato dall’inflazione su base mensile, salita allo 0,2%, dal -0,1% di marzo. Ma i mercati, che non si sono mossi in modo rilevante dopo la pubblicazione del dato di aprile, ritengono che sia ancora troppo presto per capire l’impatto dei dazi.

In questo scenario incerto la Fed dovrebbe mantenere un approccio «wait and see» anche nelle prossime settimane. I mercati monetari prevedono due tagli dei tassi quest’anno, ma il primo è scontato per settembre. In questo caso la Fed resterebbe in pausa nelle prossime due riunioni di giugno e luglio.

La banca centrale Usa ha lasciato i tassi invariati al 4,25-4,5% nell’ultima riunione del 7 maggio. In quell’occasione il presidente Jerome Powell ha detto che i dazi potranno complicare il raggiungimento dei due obiettivi del mandato Fed (massima occupazione e carovita al 2%). Le tariffe hanno un effetto stagflazionistico, tale cioè da alzare l’inflazione e ridurre la crescita. Powell ha precisato di non avere fretta sui tagli dei tassi e ha aggiunto che al momento non sono chiari i prossimi passi della politica monetaria.

Trump ha più volte criticato Powell, accusato di essere «troppo lento» nella riduzione dei tassi. Ma proprio le politiche commerciali del presidente Usa sono il principale ostacolo a nuove sforbiciate della Fed. L’inflazione, come ha mostrato anche il calo nel dato sui servizi ad aprile, sembrava dirigersi verso l’obiettivo del 2%. Ma i dazi secondo le attese avranno ora un effetto al rialzo sul carovita.

Il dato dell’inflazione di aprile nel complesso «è probabilmente un sollievo per la Federal Reserve. Tuttavia gli aggiustamenti di prezzo più consistenti legati ai dazi dovrebbero manifestarsi nei prossimi mesi», osserva Goldman Sachs Asset Management che prevede «un atteggiamento attendista da parte della Fed nel breve periodo, con mercati guidati dalle notizie relative alle trattative e ai compromessi politici».

Per quanto riguarda il prezzo del petrolio, per Goldman Sachs Am «sebbene molti investitori siano ottimisti riguardo agli effetti positivi della sua discesa sull’inflazione, tali benefici vengono in gran parte compensati dall’indebolimento del dollaro, che rende più costose le importazioni. Considerando questi elementi, i movimenti di queste due asset class dal “Liberation Day” si sono compensati dal punto di vista dell’inflazione core» che è rimasta stabile al 2,8%, come atteso dagli analisti. (riproduzione riservata)



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