L’export di orologi svizzeri a -4,4% a ottobre, ma l’accordo sui dazi può rilanciare il settore non solo negli Usa
Con ottobre il ribasso da inizio anno è -1,6% (dati Federazione dell’industria orologiera svizzera), ma il settore guarda con fiducia all’accordo tra Usa e Confederazione, che porta i dazi da 39% a 15%
Il 2025 si conferma un anno non facile per l’orologeria svizzera. I dati di export relativi al mese di ottobre hanno ribadito un trend ribassista che dura dai primi mesi ma, allo stesso tempo, hanno messo in luce alcuni numeri in un certo senso sorprendenti. Secondo quanto emerge dalle cifre comunicate dalla Federazione dell’industria orologiera svizzera, lo scorso mese le esportazioni di orologi hanno registrato un calo del 4,4% su settembre, attestandosi a 2,2 miliardi di franchi. Una ulteriore contrazione che ha portato il risultato cumulativo gennaio-ottobre a 21,2 miliardi di franchi e ha leggermente aggravato il calo totale, che ora è pari al -1,6%.
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I risultati di ottobre hanno registrato variazioni a seconda dei segmenti di prezzo. Gli aumenti osservati negli orologi con un prezzo all'esportazione inferiore a 200 franchi (+8,3%) e in quelli con un prezzo compreso tra 500 e 3mila franchi (+9,4%) sono stati parzialmente compensati dal forte calo registrato negli orologi con un prezzo superiore a 3mila franchi: -14,9% a volumi e -7,1% a valore. Tutti i gruppi di materiali, ad eccezione della categoria Altri materiali (+7,6%), hanno registrato un calo a valore mentre, a volumi, il segno meno rispetto al mese precedente è stato marcato per le categorie Metalli preziosi (-14,8%) e Altri materiali (-23,6%). In quest’ultima categoria, il calo a volumi e la contemporanea crescita a valore fanno pensare a un generalizzato aumento dei prezzi medi.

Anche le prestazioni sono state disomogenee nei vari mercati. Gli Stati Uniti si sono confermati la prima piazza per l’export di lancette svizzere ma la forte correzione (-46,8% anno su anno) è proseguita, influenzando negativamente il risultato complessivo. Al contrario, le esportazioni verso la Cina (+12,6%) sono aumentate per il secondo mese consecutivo, mentre il Giappone (-5,6%) ha prolungato la tendenza negativa iniziata cinque mesi fa. Tra i 10 mercati più importanti, ottime la performance di Emirati Arabi Uniti (settimo mercato, +39,8%) e Francia (ottava, +10,8%); l'Italia si conferma al decimo posto, con un +4,3%.
Chiarezza sui dazi: dal 39% al 15%
Alla luce di tutto questo, c’è molta curiosità per capire che cosa succederà all’export verso gli Stati Uniti ora che è stata fatta chiarezza sull’entità dei dazi imposti ai prodotti della Svizzera destinati al mercato americano. Nei giorni scorsi i due Paesi hanno infatti trovato un accordo che non mancherà di ridefinire gli equilibri delle reciproche bilance commerciali e, sperano a Berna, di ridare slancio anche al settore dell’orologeria.
I dazi doganali statunitensi sui prodotti elvetici, precedentemente fissati al 39%, saranno ridotti al 15%, secondo quanto ha dichiarato il Consiglio federale svizzero. L'accordo è stato annunciato ufficialmente dal rappresentante commerciale degli Stati Uniti, Jamieson Greer, che ha anticipato la pubblicazione dei dettagli completi sul sito web della Casa Bianca. «È un grande sollievo per la nostra economia», è stato il commento del ministro dell'economia rossocrociato, Guy Parmelin.
Questo significativo taglio delle aliquote arriva dopo un lungo e complesso ciclo di negoziati tra Washington e Berna e promette di rilanciare vari settori dell'industria svizzera, con in prima linea l'orologeria di alta gamma la cui filiera, duramente colpita dalle tariffe aggressive decise da The Donald, potrebbe ora trovare un nuovo slancio. Stando ai dati della Federazione dell’industria orologiera svizzera, dopo una primavera in cui i brand hanno spedito oltre oceano ingenti stock di segnatempo prima che le tariffe divenissero effettive, le esportazioni di orologi svizzeri verso gli Usa erano crollate. Un dato su tutti: solo a settembre -55,6% anno su anno, dopo il -23,9% di agosto. Secondo fonti di mercato, la notizia dell'accordo ha già fatto tornare l'ottimismo tra gli investitori, tanto che azioni di gruppi svizzeri come Swatch e Richemont hanno guadagnato terreno in Borsa.
L'accordo globale non si limita a un semplice taglio delle tariffe. Secondo Forbes, la Svizzera si è impegnata a investire 200 miliardi di dollari negli Stati Uniti entro il 2028, rafforzando la cooperazione in settori strategici come quello farmaceutico, aerospaziale ed energetico. Dal canto suo, la Confederazione ha dovuto accettare la richiesta americana di maggiore trasparenza riguardo agli investimenti; fonti vicine ai negoziati parlano, in particolare, di una maggiore attenzione verso il controllo cinese in settori sensibili.
Le ripercussioni sui prezzi al dettaglio
Nell’attesa che l’industria sperimenti le prime conseguenze di questo allentamento tariffario (che gli operatori sperano siano positive), sarà interessante vedere se esso influirà anche sul cliente finale. Non sono pochi, infatti, gli osservatori che si chiedono se il taglio tariffario si tradurrà in tempi rapidi in un calo effettivo dei prezzi al dettaglio degli orologi, cresciuti in maniera evidente negli ultimi anni. C’è chi ritiene che, nonostante l’impennata delle materie prime e dei costi di produzione e distribuzione, molti marchi siano riusciti a mantenere comunque margini elevati e che ci sarebbe dunque spazio per un taglio reale dei prezzi finali.

Dimenticano però come, specialmente nei settori merceologici legati al lusso, una volta raggiunti determinati livelli di prezzo un ritracciamento è visto dalle grandi Maison come impraticabile, perché negativo in termini di brand awareness prima ancora che antieconomico, anche a costo di perdere la customer base media a vantaggio del segmento di clientela altospendente. Specialmente alla luce del fatto che buona parte dei loro clienti ha un potere di acquisto tale da non percepire in maniera significativa l’incremento del prezzo.
Un accordo win-win?
Per la Svizzera si tratta comunque di una vittoria diplomatica ed economica, perché, dopo mesi di tensione, il Paese ottiene un accordo che potrebbe ripristinare la competitività dei propri prodotti di lusso sul mercato statunitense. Un risultato preparato anche dall’incontro, a inizio novembre a Washington, tra un gruppo di amministratori delegati svizzeri di alto livello - tra cui i numeri uno di Rolex e Richemont - e il presidente Trump con il proprio staff.
Per il settore orologiero in particolare, l'accordo potrebbe portare a una ripresa e i marchi di alta gamma potrebbero tornare a considerare il mercato a stelle e strisce come lo sbocco principale per i propri prodotti. Per gli Usa l'accordo non è solo una mossa commerciale, ma anche un'opportunità per investimenti massicci nelle aziende svizzere, con l’obiettivo di creare posti di lavoro nel Paese. Tutti contenti, dunque? Ce lo diranno i numeri dei prossimi mesi. (Riproduzione riservata)
- Quali sono le implicazioni future dell'accordo sui dazi per i prezzi al dettaglio degli orologi svizzeri?
- Come influenzerà l'accordo l'andamento delle azioni di aziende orologiere svizzere nel breve e medio termine?
- Quali sono i settori strategici specifici in cui la Svizzera si impegnerà a investire negli Stati Uniti nell'ambito dell'accordo?
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