L’obiettivo di Donald Trump è mirato e conseguenza diretta del mandato dei suoi elettori: perseguire gli interessi degli Stati Uniti. Così per riconquistare il centro dello scacchiere internazionale il Paese appare incline alla riapertura di un dialogo con la Russia per evitare la saldatura di Mosca con la Cina e dando minore importanza al rapporto con l’Europa. Questa è l’opinione di Giorgio Starace, già ambasciatore italiano a Mosca, condivisa in colloquio con MF-Milano Finanza.
Il secondo mandato di Trump si è aperto all’insegna del protezionismo, imponendo dazi maggiorati sulle importazioni, «ma la verità è che le guerre economiche non convengono a nessuno, come dimostrano anche i mercati che martedì 4 marzo hanno visto forti flessioni su tutti gli indici». Eppure la strategia commerciale adottata dagli Usa sembra proprio andare in questa direzione.
«L’Europa ha la possibilità di reagire: prima però deve capire come gli Stati Uniti applicheranno le tariffe: come e se differenzieranno tra i settori e tra i Paesi». Questo perché ricorda Starace «gli americani hanno sempre adottato un approccio bilaterale con i singoli Stati membri dell’Ue, ignorando la natura stessa del sistema comunitario».
Dal canto suo l’Europa non deve commettere l’errore di dividersi: «La reazione ai dazi a stelle e strisce deve essere organizzata ed elaborata in ambito europeo. Arrivati a questo punto sarebbe anche pericoloso agire separatamente» sia in ambito economico, per tutelare i mercati, sia sul fronte della sicurezza del vecchio continente.
L’auspicio del diplomatico è che «questo shampoo di Trump spinga i principali Paesi membri dell’Ue a reagire in un fronte unitario, per esempio, adottando le prime decisioni per la realizzazione del famoso esercito europeo e mettendo finalmente mano al meccanismo decisionale del Consiglio oggi troppo farraginoso». In questo quadro, conclude Starace, è «impossibile non notare come al di fuori dell’Ue si stia muovendo anche il primo ministro britannico Keir Starmer, impegnato come la premier Meloni a fare da ponte tra gli Stati Uniti e l’Europa ma che soprattutto guarda all’Unione con enorme e accresciuta attenzione». (riproduzione riservata)