L’Europa viene spesso descritta come un continente bisognoso di investimenti. Eppure, in Europa il capitale è abbondante. La sfida consiste nel convogliare il risparmio domestico verso i settori e le tecnologie innovativi e ad alto rischio che determineranno la futura prosperità e sicurezza del continente.
Le periodiche escalation in Medio Oriente, l’aggressiva politica tariffaria degli Stati Uniti e l’incertezza riguardo ai loro impegni in materia di sicurezza, insieme all’aumento delle esportazioni cinesi nei settori in rapida crescita, come quello dei veicoli elettrici, sottolineano l’urgenza delle sfide strategiche dell’Europa. I divari in termini di crescita e investimenti rispetto agli Stati Uniti e alle economie asiatiche si sono ampliati negli ultimi decenni e il continente deve sostenere le proprie infrastrutture e industrie e ritagliarsi uno spazio nel settore dell’intelligenza artificiale.
Non è ancora troppo tardi per cambiare rotta. In un influente rapporto del 2024, l’ex presidente della Banca centrale europea Mario Draghi stimava che l’Unione Europea dovesse effettuare ulteriori investimenti per 750-800 miliardi di euro all’anno entro il 2030, pari al 4,5% del pil, per colmare il divario di competitività con gli Stati Uniti e la Cina.
Se non viene affrontato, questo deficit non può che aggravarsi. Inoltre, Stati Uniti e Cina stanno utilizzando dazi, sussidi e altre politiche per orientare il terreno di gioco a proprio favore. Il conflitto in Medio Oriente ha messo in luce punti di forza e debolezze in tutto il mondo, mentre gli equilibri geopolitici sono in movimento.
L’Europa sta lentamente prendendo atto di questo nuovo ordine mondiale, con piani volti a proteggere le proprie industrie. Tuttavia, il suo limite non è la mancanza di capitale, bensì la capacità di trasferirlo dove serve. Il paradosso è che, nonostante tutto il dibattito sul finanziamento delle proprie sfide, l’Europa dispone di ingenti risparmi. Le famiglie europee detengono complessivamente risparmi per un valore stimato di 33.000 miliardi di euro. Un terzo di questi è depositato in conti correnti e gran parte del resto è investita all’estero, soprattutto negli Stati Uniti. In sostanza, l’Europa sta esportando i propri risparmi mentre le sue imprese innovative faticano ad avere accesso a capitali sufficienti.
La priorità, quindi, non è trovare più capitale, ma mobilitare questo potenziale domestico. Ciò è possibile attraverso maggiori incentivi affinché famiglie, fondi pensione e compagnie assicurative investano in società ad alta crescita, nonché attraverso l’approfondimento dei mercati dei capitali, coordinando al contempo i regimi fiscali e il trattamento degli investimenti.
I governi hanno un ruolo da svolgere. Potrebbero ridurre i rischi anziché sostituirsi agli investimenti privati, fornendo garanzie, strutture di first-loss e processi di approvvigionamento più efficienti. Il fondo tedesco da 500 miliardi di euro per le infrastrutture e il clima rappresenta un passo significativo in questa direzione, ma la vera prova sarà capire se riuscirà ad attrarre capitale privato. La sua attuazione è stata più lenta del previsto, ma il ritmo sta migliorando, con benefici per i trasporti, in particolare le infrastrutture ferroviarie, la digitalizzazione e la sanità.
Anche la spesa dell’Ue per la difesa sta accelerando, con un programma di acquisti congiunti che comprende anche Paesi non membri come la Svizzera. Tuttavia, in ogni ambito, il mercato unico europeo è ancora un progetto in corso. Il diritto societario, il clearing e il settlement, la cartolarizzazione e le norme di vigilanza sono tutti frammentati, impedendo alle società finanziarie, energetiche e di telecomunicazioni di espandersi su scala continentale. Per ora, un’iniziativa volta a ridurre gli ostacoli transfrontalieri attraverso un unico insieme di norme societarie rimane soltanto una proposta.
Questi problemi non sono nuovi, ma sono diventati urgenti, non da ultimo perché i rischi politici stanno aumentando: il governo di coalizione tedesco rimane fragile e la Francia eleggerà un nuovo presidente il prossimo anno. In definitiva, l’attrattività dell’Europa come destinazione per gli investimenti dipende dalla sua capacità di investire nel lungo periodo, mobilitare la sua enorme mole di risparmio privato e coordinare efficacemente il capitale pubblico e privato.
L’Europa può continuare a essere un continente ricco di capitale ma incapace di impiegarlo efficacemente, oppure può portare a compimento le riforme istituzionali già avviate e che riconosce come necessarie per trasformare il risparmio in innovazione, produttività e potere strategico. Il ritardo accumulato dalla regione non le impedisce di rimanere in corsa nella competizione globale per gli investimenti. (riproduzione riservata)
*global chief investment officer, Bank Lombard Odier