All’ultimo triste trimestre del 2019 fa seguito un’economia giapponese che affronta il rischio di una recessione perché l’epidemia di coronavirus sta danneggiando il turismo e la produzione. La terza più grande economia al mondo dopo Stati Uniti e Cina si è contratta ad un tasso annuo del 6,3% nel trimestre ottobre-dicembre, contrazione peggiore delle previsioni degli economisti del 3,9%. L’aumento avvenuto il 1 ottobre dell'imposta nazionale sulle vendite dal 8% al 10% è la ragione principale del forte calo del consumo privato.
«A causa degli effetti del nuovo coronavirus, è probabile che il calo dei consumi continuerà nel periodo gennaio-marzo. Le esportazioni e la produzione potrebbero essere terribilmente deboli in quanto la catena di approvvigionamento è stata interrotta», ha affermato Mari Iwashita, economista alla Daiwa Securities. Alcuni economisti, tra cui Iwashita, sostengono che il Giappone potrebbe cadere in una recessione tecnica - due trimestri consecutivi di contrazione - questo trimestre. La contrazione nel trimestre ottobre-dicembre è stata la prima in più di un anno e la più grande dopo aprile-giugno nel 2014, l'ultima volta che l'imposta sulle vendite ha subito un aumento. Il virus ha colpito il turismo cinese in Giappone e bloccato alcuni produttori nel Paese che dipendono da componenti cinesi.
Rispetto all’anno precedente, le vendite nei tre grandi magazzini Isetan Mitsukoshi Holdings a Tokyo sono diminuite di circa il 20% durante le vacanze per il capodanno lunare tra il 24 e il 30 gennaio. Tali festività sono il periodo più gettonato dai turisti cinesi per viaggiare all'estero. «Le vendite andavano bene nella prima metà delle vacanze, ma sono diminuite nell'ultima metà dopo che il governo cinese ha introdotto il divieto dei tour di gruppo» il 27 gennaio, ha detto una portavoce di Isetan Mitsukosi. Gli articoli che hanno risentito dell’impatto sono stati i cosmetici, i gioielli e le borse, ha affermato.
I cinesi hanno rappresentato circa il 37% dei 44 miliardi di dollari di spesa dei turisti in Giappone lo scorso anno.
L’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile stima che il Giappone potrebbe perdere 1,29 miliardi di dollari di entrate provenienti dal settore turistico nel primo trimestre a causa di una diminuzione dei viaggiatori cinesi. Nella prefettura di Shizuoka, nel Giappone centrale, sede di resort con piscine termali e di una parte del monte Fuji, oltre 90 mila turisti, soprattutto cinesi, hanno cancellato le loro prenotazioni in hotel fino a marzo, secondo l’associazione per il turismo della prefettura di Shizuoka.
Un’altra nota negativa per il settore turistico deriva dallo scoppio dell’epidemia sulla nave da crociera Diamond Princess, ormeggiata a Yokohama e tenuta in quarantena almeno fino a mercoledì. Da domenica, 355 tra passeggeri ed equipaggio della nave sono risultati positivi al virus, secondo il ministero della sanità del Giappone.
«I due punti essenziali da considerare sono il momento della ripresa dei voli da e per la Cina e se i turisti da tutto il mondo saranno preoccupati di venire in Giappone dopo la diffusione del virus sulla nave da crociera», ha dichiarato Katsuhiro Hashimoto, un membro dell’associazione di Shizuoka. Iwashita della Daiwa prevede una contrazione dell’economia su base annua dello 0,5% nel primo trimestre; tuttavia i dati potrebbero aggravarsi se un rallentamento della produzione in Cina dovesse riverberarsi sugli stabilimenti giapponesi in maniera più ampia.
Nissan Motor ha ridotto ai soli giorni di venerdì e lunedì la produzione in uno stabilimento a sud del Giappone a causa della carenza di ricambi per auto spediti dalla Cina, secondo quanto afferma una portavoce. Lo stabilimento rimarrà chiuso anche il 24 febbraio. Altre due sedi nazionali chiuderanno il sabato. Alcuni economisti prevedono una spesa pubblica di decine di miliardi di dollari per colmare le perdite.
«Il governo giapponese deve dichiarare le sue intenzioni per muoversi in modo chiaro verso l’espansione fiscale e preparare ulteriori misure economiche mediante l’emissione di un grande numero di bond governativi», ha spiegato Takuji Aida, economista della Societe General di Tokyo. «Se l’economia ricade nuovamente in una grande recessione e non riesce ad uscire dalla deflazione, un’ulteriore crescita delle imposte sulle vendite risulterebbe quasi impossibile». (riproduzione riservata)
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