Lo shock energetico innescato dalla guerra in Medio Oriente e dalla fiammata dei prezzi del petrolio porta i colossi degli investimenti globali a rivedere le strategie di portafoglio. Secondo Tiffany Wilding, economista, e Andrew Balls, global cio fixed income di Pimco, nella revisione del Cyclical Outlook della società di gestione il pericolo principale oggi è quello di una stagflazione.
«Il conflitto in Medio Oriente rappresenta un importante shock dell’offerta energetica globale, che, se persistente, è probabilmente di natura stagflazionistica, visto che spinge l’inflazione verso l’alto mentre pesa sulla crescita».
Le banche centrali in questo scenario «si trovano di fronte a un difficile compromesso, con i mercati che stanno già inasprendo le condizioni finanziarie al loro posto». Pimco calcola, ad esempio, come le crescenti aspettative di inflazione si stiano riflettendo sui rendimenti dai bond sovrani.
Al contempo, sottolineano i money manager, «riteniamo improbabile che le banche centrali adeguino le proprie politiche ai recenti cambiamenti delle aspettative di mercato sui tassi di riferimento: gli shock potrebbero trasmettersi più direttamente alle famiglie vulnerabili, alle piccole imprese e ai mercati del credito».
In generale, affermano Wilding e Balls, la situazione attuale è diversa rispetto a quella del 2022. «Oggi la politica fiscale è più restrittiva, i mercati del lavoro sono più flessibili e i tassi di politica monetaria sono già a livelli neutrali o restrittivi, riducendo il rischio di un’inflazione persistente».
Per un investitore la situazione attuale potrebbe essere favorevole a una ricerca del «reddito fisso di alta qualità. Gli investitori possono utilizzare le obbligazioni come copertura contro i rischi di ribasso: i rendimenti iniziali sono oggi molto più elevati rispetto al 2022 offrendo un margine di protezione contro scenari inflazionistici estremi», evidenziano gli esperti.
Al contempo un altro grande filone di rischio è legato al private credit. «Il direct lending alle imprese rimane illiquido e poco trasparente», avvertono Wilding e Balls. «Gli investitori hanno l’opportunità di ribilanciare i portafogli verso il reddito fisso pubblico, che offre rendimenti simili ed è più liquido e trasparente». I segnali di stress del credito «tipici della fase finale del ciclo», aggiungono, «rafforzano la necessità di selettività, di un’attenta analisi dei prezzi e delle condizioni di liquidità e di privilegiare investimenti di qualità superiore garantiti da garanzie reali».
Infine i money manager oggi privilegiano «una diversificazione mirata tra aree geografiche e valute per rafforzare ulteriormente i portafogli. Allo stesso modo è opportuno prendere in considerazione strumenti di copertura contro l’inflazione come le materie prime e gli asset reali». (riproduzione riservata)