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Kkr alza la posta sull’Italia: il ritardo delle assicurazioni apre la partita del private capital
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Kkr alza la posta sull’Italia: il ritardo delle assicurazioni apre la partita del private capital

23 luglio 2026, 14:20

Con lo 0,39% degli attivi assicurativi dedicati al private investment grade contro il 16,5% degli Usa, il mercato italiano offre i maggiori margini di sviluppo. L’ultimo report del fondo americano: «L’Europa non è un blocco omogeneo, i capitali vanno dove c’è crescita strutturale».

L’Europa continuerà a crescere relativamente poco. Ma proprio per questo avrà bisogno di molto più capitale privato. È da questa riflessione che si sviluppa l’ultimo rapporto di Kkr dedicato all’Europa a firma di Henry H. McVey, head of global macro & asset allocation del colosso americano. A poche settimane dall’apertura del nuovo ufficio di Kkr a Milano, il fondo statunitense individua nell’Italia uno dei mercati con i maggiori margini di sviluppo, soprattutto nel private credit, nelle assicurazioni e nelle operazioni straordinarie. 

Secondo Kkr, infatti, gli investitori continuano a commettere un errore di prospettiva: guardare all’Europa come a un blocco omogeneo. «L’Europa non si muove con un’unica economia e gli investitori non dovrebbero allocare capitale come se lo facesse», osserva McVey. La vera chiave di lettura, spiega il manager, è la crescente divergenza tra i Paesi «core» e quelli della periferie, con questi ultimi destinati a sovraperformare nel ciclo attuale. 

Il gap sul private credit

I dati confermano un cambio di paradigma: la disoccupazione nell’area euro è scesa dal 7,8% del 2021 a circa 6,4% nell’aprile 2026, con le economie dell’Italia e della Spagna in testa per ritmo di crescita e creazione di posti di lavoro. Roma registra il miglior andamento, con il tasso di disoccupazione sceso di 3,8 punti percentuali, meglio della Spagna (-3 punti) e della media dell’Eurozona (-0,7), mentre Germania e Francia hanno visto un peggioramento rispettivamente di 0,5 e 0,8 punti.

Anche sul fronte degli investimenti l’Italia si posizione tra i Paesi più dinamici. L’indice degli investimenti fissi lordi si colloca intorno a quota 113, ben al di sopra della media dell’Eurozona (104), della Francia (103) e di una Germania ancora sotto i livelli del 2022, storicamente motore industriale della regione ma oggi costretta a fare i conti con la crescente pressione della concorrenza industriale cinese e con la necessità di rivedere il proprio rigore di bilancio (anche attraverso imponenti piani infrastrutturali e di difesa).

Nel report c’è però spazio anche per un’area in cui il mercato italiano è ancora nettamente sottosviluppato: quello del credito privato. Le compagnie vita italiane risultano infatti le meno esposte d’Europa agli investimenti in private investment grade e asset-based finance, due segmenti sempre più utilizzati dagli investitori istituzionali per ottenere rendimenti stabili attraverso finanziamenti alle imprese e attività garantite.

A fine 2025 questa asset class rappresentava appena lo 0,39% del general account delle assicurazioni italiane e il 4,16% degli attivi privati, contro una media europea pari allo 0,91% e al 5,5%. Il confronto con gli Stati Uniti è ancora più netto: oltre Atlantico il peso raggiunge rispettivamente il 16,5% e il 42,7%. Un divario che, nella lettura di Kkr, identifica uno dei principali spazi di crescita del mercato italiano nei prossimi anni.

Difesa e transizione si finanzieranno sempre più con il capitale privato

Il motivo è che il modello di finanziamento dell’economia europea è destinato a cambiare. Kkr descrive una transizione strutturale da un sistema «capital heavy» a uno «capital light»: imprese e governi faranno sempre più ricorso al capitale privato per finanziare infrastrutture, transizione energetica, digitalizzazione, difesa e riorganizzazioni societarie.

Da un lato le aziende cercano di liberare capitale attraverso carve-out, joint venture e strutture finanziarie più flessibili; dall’altro i governi devono fare i conti con debiti elevati e con la necessità di aumentare gli investimenti strategici senza gravare ulteriormente sui bilanci pubblici. In questo contesto private equity, infrastrutture, credito privato e capitale assicurativo sono destinati ad assumere un ruolo sempre più centrale nell’economia europea.

Lo stock di risparmio europeo: oltre 33 mila miliardi 

A fare da sfondo c’è anche l’enorme massa di risparmio privato accumulata nel continente. Le famiglie europee detengono circa 33 mila miliardi di euro di attività finanziarie, di cui 10 mila miliardi ancora parcheggiati in depositi bancari. Per Kkr rappresentano un bacino di capitale destinato a essere mobilitato verso investimenti più produttivi, in linea con il processo di rafforzamento dei mercati dei capitali europei.

Una convinzione che il gruppo dimostra anche con le proprie scelte di investimento: oggi il 29% degli attivi del bilanciodi Kkr è investito in Europa, una quota che riflette la convinzione che le migliori opportunità non derivino da una ripresa generalizzata del continente, ma dalla capacità di individuare i settori e i Paesi dove le trasformazioni strutturali stanno già producendo crescita e rendimenti superiori alla media. (riproduzione riservata) 



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