Il presidente di Alibaba, Joseph Tsai, mette in guardia da una potenziale bolla nella costruzione di data center per il settore dell'intelligenza artificiale. Infatti, il ritmo delle nuove infrastrutture potrebbe essere superiore alla domanda iniziale di AI. «Comincio a vedere l'inizio di una specie di bolla», ha detto Tsai in un discorso al Hsbc Global Investment Summit di Hong Kong.
In particolare, secondo Tsai, la corsa in tutto il mondo dei colossi tecnologici, dei fondi di private equity e di altri soggetti alla costruzione di server legati all'intelligenza artificiale negli Stati Uniti e in Asia sta iniziando a sembrare «indiscriminata». Inoltre, molti di questi progetti iniziano a raccogliere fondi senza avere accordi di utilizzo già in essere, ha aggiunto. «Mi preoccupa quando le persone costruiscono data center senza una domanda garantita. Stanno emergendo diversi soggetti e fondi che raccolgono miliardi o milioni di capitali», ha precisato il top manager.
Solo quest’anno Amazon, Alphabet (Google) e Meta hanno annunciato investimenti, rispettivamente, per 100 miliardi, 75 miliardi e fino a 65 miliardi di dollari per infrastrutture AI. Inoltre a febbraio la giapponese Softbank e OpenAI hanno annunciato un piano da 500 miliardi di dollari per costruire più infrastrutture per l'AI negli Stati Uniti, anche se non è chiaro da dove arriveranno i finanziamenti per il progetto. Mentre Microsoft avrebbe cancellato alcuni contratti di locazione per data center AI, secondo TD Cowen. «Sono ancora sbalordito dai numeri che vengono citati negli Stati Uniti per gli investimenti nell'AI», ha aggiunto Tsai. «Si parla letteralmente di 500 miliardi, di diverse centinaia di miliardi di dollari. Non penso che sia del tutto necessario. Credo che in un certo senso si stia investendo prima ancora di vedere la domanda attuale, con la speranza che aumenti in futuro». Negli ultimi due anni il boom dell'intelligenza artificiale ha favorito principalmente i produttori di chip come Nvidia e Tsmc.
I commenti di Tsai si inseriscono in un contesto in cui sono aumentati i dubbi sulla necessità di investimenti spropositati nelle infrastrutture di AI, soprattutto dopo che all'inizio dell'anno l'azienda cinese DeepSeek ha rilasciato un modello di AI che sostiene essere all’altezza della tecnologia dei giganti statunitensi pur utilizzando chip più vecchi e una frazione del loro budget. Diverse aziende cinesi e statunitensi si sono affrettate a rilasciare modelli simili. La stessa Alibaba ha previsto di investire oltre 380 miliardi di yuan (52 miliardi di dollari) nei prossimi tre anni. I data center stanno spuntando dall’India alla Malesia, mentre negli Stati Uniti il presidente, Donald Trump, ha promosso il progetto Stargate, che prevede investimenti per mezzo trilione di dollari. Si prevede anche un cambiamento nei trend dell’AI con un passaggio dall'addestramento all'inferenza, ovvero la generazione di nuovi output attraverso un modello di AI già addestrato. Questo potrebbe ridurre i requisiti di elaborazione, soprattutto man mano che i modelli maturano.
Nel frattempo, Tsai ha annunciato che Alibaba riprenderà ad assumere, forte di una maggior fiducia dopo l'incontro di febbraio del presidente cinese, Xi Jinping, con gli imprenditori. L’organico di Alibaba è diminuito negli ultimi 12 trimestri. «Penso che abbiamo toccato il fondo e che inizieremo a riavviare le attività e a riassumere personale», ha concluso Tsai. (riproduzione riservata)