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Iran, per sopravvivere la Repubblica islamica combatte contro il suo popolo
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Iran, per sopravvivere la Repubblica islamica combatte contro il suo popolo

di Mariano Giustino
11 marzo 2026, 02:00

Mentre il mondo guarda agli attacchi aerei, il regime di Teheran rafforza la sicurezza interna con milizie e propaganda per mantenere il potere, trasformando strutture civili in posti di comando e utilizzando scudi umani

In Iran si assiste alla lotta del regime in tempo di guerra per mantenere il totale controllo interno. Mentre l'attenzione internazionale si è concentrata principalmente sugli attacchi aerei e sulle ricadute regionali, un'altra battaglia si sta svolgendo nelle strade di Teheran e nelle principali città dell'Iran, dove il regime sta lavorando per affermare il controllo in mezzo al caos.

La leadership iraniana sta imponendo un soffocante ambiente di sicurezza, schierando milizie basij in ogni angolo delle strade, istituendo posti di blocco e inviando un flusso costante di messaggi falsamente rassicuranti sulla guerra in corso per impedire il crollo del regime.

Nella capitale, le unità paramilitari basij e il Corpo dei guardiani della rivoluzione islamica (Irgc), i cui centri di comando sono stati in gran parte distrutti, stanno sistematicamente perquisendo passanti e auto in tutti i principali centri del Paese, creando una diffusa e asfissiante sensazione di onnipresenza.

Di giorno le milizie volontarie, armate di tutto punto, inscenano giganteschi caroselli di auto e di motociclette, per intimidire la popolazione e scoraggiarne ogni tentativo di manifestazione.

Di notte gli altoparlanti diffondono canti religiosi e inni alla «vittoria» nei diversi quartieri, rafforzando sia il morale dei lealisti sia la percezione di un controllo capillare da parte del governo.

La strategia militare interna dell’Iran

Campi sportivi, scuole e ospedali sono stati riconvertiti in posti di comando improvvisati, fondendo infrastrutture di sicurezza con spazi civili. A Teheran, come a Isfahan, a Karaj e a Kermanshah e in tanti altri centri si moltiplicano le strutture pubbliche trasformate in scudi umani.

L’intelligence israeliana ha scoperto nei sotterranei della capitale 5 chilometri di tunnel sotto scuole e centri medici trasformate in basi dei pasdaran, come è avvenuto con la scuola di Minab colpita da un missile che ha provocato la morte di almeno 70 giovani studentesse.

La Repubblica islamica iraniana impiega la strategia degli scudi umani come hanno fatto Hamas a Gaza e Hezbollah in Libano e Siria.

Dopo i pesanti attacchi alle zone centrali attorno al complesso governativo Pasteur di Teheran, l'esercito israeliano ha diffuso un video del bunker sotterraneo dell'ex leader Khamenei; un rifugio simile a una città sotterranea, utilizzato dai funzionari governativi anche dopo la morte del dittatore.

I pasdaran hanno preparato da tempo il loro piano per non perdere la guerra interna. Le Forze di difesa israeliane hanno colpito con bombardamenti massicci una vasta rete di tunnel e bunker nel cuore di Teheran.

È così iniziato l'esodo interno della popolazione iraniana che abbandona le città per dirigersi verso le zone rurali e la costa del Mar Caspio. Sono già diverse centinaia di migliaia i cittadini che stanno migrando internamente per dirigersi in aree più sicure dal momento che per loro non vi sono bunker dove rifugiarsi.

Il regime impedisce la diffusione degli alert dell'esercito israeliano che indicano alla popolazione di allontanarsi dai siti strategici.

La repressione va oltre l'applicazione fisica. La televisione di Stato ha amplificato gli avvertimenti dei comandanti dei pasdaran, che hanno avvertito le famiglie dicendo che le forze di sicurezza hanno l'ordine di aprire il fuoco contro quei cittadini che si schierassero con Israele o con gli Stati Uniti e che ignorassero i messaggi ufficiali.

Teheran sta diffondendo al proprio interno una falsa sensazione di stabilità anche se in queste ultime ore la sua infrastruttura strategica è stata presa di mira ed è in ginocchio.

La guerra parallela del regime

La Repubblica islamica presta più attenzione alla sua sopravvivenza che alla vittoria convenzionale. La leadership e i comandanti del regime sembrano essersi preparati da tempo a questo scenario, consapevoli che si sarebbe alla fine innescato uno scontro diretto con Israele e gli Stati Uniti.

La repressione interna dell'Iran sotto bombardamenti prolungati non è semplicemente una reazione alla crisi determinatasi col devastante attacco subito; riflette una strategia deliberata volta alla sopravvivenza. Combinando l'applicazione delle ferree misure di sicurezza nelle strade con una estenuante pressione psicologica, con l'uso strategico delle risorse militari e la creazione di scudi umani il regime spera di resistere al potere e trovarsi davanti, dopo il conflitto, una popolazione così stremata da non avere più i mezzi e la forza per lottare per un cambio di regime.

La Repubblica islamica non persegue la vittoria sul campo di battaglia in termini convenzionali perché è consapevole che questa guerra non può essere vinta contro nemici così forti come gli Usa e Israele.

Cerca piuttosto di rimanere in piedi aspettando che il nemico si dichiari soddisfatto del risultato militare ottenuto sul campo e piegare definitivamente la popolazione che rappresenta la minaccia maggiore per la loro sopravvivenza.

La Repubblica islamica sta conducendo una guerra parallela, quella al suo interno, che le sta più a cuore e che dovrà vincere a ogni costo per poter sopravvivere. (riproduzione riservata)



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