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n mercato azionario in ascesa, la volatilità storicamente ai minimi e il rally dei titoli hi-tech hanno alimentato un rimbalzo sul mercato delle ipo. Ma molte startup esitano ancora, segno di più ampie preoccupazioni circa la corrispondenza con le valutazioni degli investitori privati. Un gran numero di aziende si sta preparando per la quotazione entro la fine di quest’anno, mentre il volume dei nuovi collocamenti ha raggiunto livelli che non si vedevano dal 2014. Negli Stati Uniti hanno raccolto oltre 18 miliardi di dollari nei primi quattro mesi dell’anno, quattro volte sopra il medesimo periodo dell’anno scorso, e quasi il doppio rispetto al 2015 (dati Dealogic).
Tra le aziende che studiano lo sbarco in borsa, secondo fonti informate, ci sarebbero MongoDB (di cui Goldman Sachs e Morgan Stanley cureranno un’offerta che dovrebbe portare la valutazione oltre gli 1,6 miliardi di dollari dell’ultimo round), Switch (società di data storage che ha recentemente ingaggiato Goldman e J.P. Morgan per un debutto da 2 miliardi di dollari), e Axiom Global, fornitore di servizi legali dal carattere high tech. Il mese scorso Altice Usa ha depositato i documenti per un’offerta da cui potrebbe raccoglie più di un miliardo di dollari e valorizzare la società madre Cablevision oltre 20 miliardi di dollari.
«Sembra che alcune aziende si stiano affrettando per cogliere una finestra di opportunità», ha dichiarato Jim Callinan, portfolio manager presso Osterweis Capital Management di San Francisco. Tuttavia il mercato ha ancora molta strada da fare per tornare alla piena salute. Tra gli illustri assenti dal recente trend emergono alcune aziende private di alto profilo, come Uber Technologies e Airbnb, che non prevedono la quotazione prima del 2018.
I titoli di società fresche di collocamento stanno riportando una buona performance: il portafoglio ipo di quest’anno trattava l’11% oltre il prezzo di offerta medio fino alla chiusura di venerdì. E l’infornata dell’anno scorso ha guadagnato una media del 29% (dati Dealogic).
L’attività frenetica è segno che il mercato delle nuove emissioni che ha languito negli ultimi anni potrebbe essere nel bel mezzo di un prolungato rimbalzo. Snap ha debuttato con successo in marzo con una valutazione di 24 miliardi di dollari, molto al di sopra dell’ultimo ciclo di finanziamento privato della capofila Snapchat. Sebbene le azioni siano scese dai massimi, continuano a scambiare molto al di sopra del prezzo di collocamento.
Si tratta di un cambiamento rispetto a gran parte dell’anno scorso e alla fine del 2015, quando gli investitori e i cda si allontanavano dall’opzione ipo per il timore che il mercato potesse prezzare le aziende meno dei round di raccolta fondi. A sentire banchieri, investitori e analisti quella paura permea ancora i board. E insieme all’ampia disponibilità di finanziamento a basso costo per il settore private aiuta a spiegare perché molte startup non stiano correndo sul mercato.
«La buona notizia è che abbiamo un mercato ipo», ha dichiarato Matthew Sperling, che gestisce l’attività di consulenza azionaria a Rothschild, «ma emittenti e proprietari lo guardano con un entusiasmo misurato».
Cloudera ha alimentato le perplessità il mese scorso, quando ha debuttato a un livello molto inferiore rispetto all’ultima valutazione privata di oltre 4 miliardi di dollari. Nel frattempo le azioni di Twilio, società software quotata lo scorso giugno, la settimana scorsa sono scese del 27% in scia a un primo trimestre debole. Tuttavia la società rimane valutata più di 2 miliardi di dollari, ben al di sopra dell’ultimo round privato.
Finora le ipo che hanno debuttato «sono state vendute a prezzo, ma una volta che gli investitori hanno avuto un assaggio del successo, le aziende che vengono in seguito non devono offrire lo stesso sconto», ha spiegato Scott Sandell, managing general partner di New Enterprise Associates. Inoltre si aspetta una solida presenza di ipo al saldo dell’esercizio, ma ha avvertito che alcune aziende potrebbero ancora essere raccolte da acquirenti corporate seduti su una montagna di liquidità e alla ricerca di nuove opportunità di crescita in un’economia lenta.
Infatti, stando a alcuni investitori e sottoscrittori, l’impressione è che i mercati pubblici siano utilizzati come ultima risorsa. Alcune delle aziende che hanno debuttato hanno cercato la cessione e hanno fallito. È sintomatico di una tendenza decennale, che ha visto il numero complessivo di società pubbliche negli Stati Uniti calare notevolmente, visto che sempre più imprenditori scelgono di evitare maggiori obblighi di informativa e altri inconvenienti della partecipazione.
Una delle società private più strettamente osservate, WeWork, presto dovrebbe chiudere un nuovo ciclo di finanziamento oltre quota 3 miliardi di dollari, più di quanto raccolto da qualunque società sbarcata in borsa negli Stati Uniti quest’anno. Secondo persone che hanno familiarità con i piani interni, probabilmente l’investimento terrà il fornitore di spazi di coworking lontano dai mercati pubblici per più di un anno.
Il futuro di Spotify, il servizio di streaming musicale valutato 8,5 miliardi di dollari, è un altro segno dell’avversità: stando a quanto riferito dal Wall Street Journal, la società svedese sta prendendo in considerazione una quotazione diretta delle proprie azioni, in cui non venderebbe azioni, aumenterebbe il capitale o impiegherebbe sottoscrittori, a differenza di un classico collocamento.
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