Union Bancaire Privée (Ubp) ha delineato le sue prospettive di investimento per il 2026, in un contesto finanziario caratterizzato da tensioni geopolitiche e nuovi campi di scontro tra le due potenze dominanti, cioè Cina e Stati Uniti.
Il chief group strategist Norman Villamin e l’head of emerging markets fixed income Thomas Christiansen di Ubp sono nel complesso ottimisti riguardo l’andamento dei mercati: i governi mondiali riusciranno a mantenere sotto controllo l’inflazione e la crescita globale si stabilizzerà quest’anno al 3%.
Le uniche due banche centrali che apporteranno modifiche significative ai tassi di interesse saranno la Fed e la Bank of England, che li abbasseranno al 2,75%.
Riguardo alla politica fiscale, saranno la spesa pubblica e gli investimenti nella difesa a sostenere la crescita: in Europa, il pil dovrebbe salire dello 0,3% nel 2026 (0,8% nel caso della Germania). Negli Stati Uniti, i tagli fiscali retroattivi per il 2025 porteranno il prodotto interno lordo a crescere dello 0,9%, mentre in Asia la percentuale si fermerà allo 0,2%. La Cina, da parte sua, annuncerà i propri obiettivi a marzo.
Un nodo del 2026 potrebbe essere la nazionalizzazione delle risorse, ricercata sia dagli Stati Uniti sia dalla Cina. Ubp spiega che ci stiamo muovendo verso un’era in cui rame e altri materiali saranno usati come armi commerciali – se si pensa che il potenziamento dell’AI richiede energia, risorse e infrastrutture.
La guerra tra Russia e Ucraina ha accelerato sanzioni, riarmo europeo e ricerca di sicurezza energetica con effetti su prezzi, politiche fiscali e strategie industriali. L’Europa ha un ruolo chiave, perché può sia contenere che amplificare la frammentazione globale tramite regolamentazione, commercio e difesa. Sul piano geopolitico, l’Indo-Pacifico resta il fulcro delle tensioni – con Taiwan a rischio per il suo peso nella tecnologia e nei semiconduttori. Ma la competizione tra Stati Uniti e Cina si estende ben oltre Taipei, manifestandosi in più aree di conflitto e di influenza, come l’America Latina (si pensi al Venezuela).
L'oro continuerà a registrare performance positive, sostenuto dalla domanda costante delle banche centrali e degli investitori retail.
Il dollaro dovrebbe diventare sempre più vulnerabile in caso di peggioramento dei dati ciclici, penalizzato dal doppio disavanzo e dai tagli di tassi da parte della Fed.
Reddito fisso
Secondo Union Bancaire Privée, i Treasury Usa a 10 anni dovrebbero muoversi tra il 3,75% e il 4,25% a fine anno, in equilibrio tra crescita e stimolo fiscale da un lato e minori pressioni inflazionistiche dall’altro, con rischi orientati verso rendimenti più bassi anche per possibili interventi di Qe.
Sul fronte corporate bond, il segmento investment grade appare poco interessante per via di spread troppo compressi e di un'offerta elevata legata agli investimenti in AI.
I profili fiscali e creditizi dei governi emergenti stanno migliorando, con un numero di upgrade di rating nettamente superiore ai downgrade, mentre molte economie avanzate affrontano costi di finanziamento crescenti. I Paesi emergenti continueranno a trainare una quota rilevante della crescita globale e possono contare su una base di investitori più domestica, che li rende meno dipendenti dai flussi esteri.
Gli spread si sono già compressi negli ultimi anni, ma resta spazio per un ulteriore restringimento, seppur limitato, sostenuto da upgrade e nuovi afflussi di capitale. Secondo Union Bancaire Privée, a essere particolarmente attraente è il debito emergente in valuta locale, grazie a rendimenti reali elevati dovuti a tagli dei tassi ritardati, a un possibile indebolimento del dollaro e a un rapporto favorevole tra carry e volatilità. (riproduzione riservata)