L’articolo pubblicato su MF-Milano Finanza a firma dell’onorevole Riccardo Fraccaro dell’11 giugno scorso in cui si parla di un «ritorno alle carte bollate» in seguito alla sentenza del Consiglio di Stato che riafferma come imprescindibile il controllo notarile in sede di costituzione di startup, merita una risposta, onde correggere diverse inesattezze. La procedura digitale introdotta nel 2016, descritta nell’articolo come una best practice, ha invece dimostrato tutti i suoi limiti. Per semplificare, infatti, non basta digitalizzare e il numero ridotto di quelle costituite con la forma digitale rispetto all’atto pubblico (1/3 e non 2/3 come sostenuto dall’onorevole Fraccaro) ne è la dimostrazione. Ma non solo: la media del tempo occorso per costituzione e registrazione attraverso i notai è stata di 2/3 giorni rispetto ai 26/30 giorni spesi per svolgere le medesime attività interamente online.
Il Consiglio di Stato a marzo si è chiaramente espresso in ordine alla necessità dei controlli in fase costitutiva, controlli previsti da norme europee e che in Italia, così come in altri Paesi, sono affidati ai notai. Il controllo è quindi quanto chiede l’Europa, unitamente all’efficienza, come espressamente evidenziato dalla direttiva Eu 2017/1132 e confermato dalla 2019/1151, di prossima attuazione. Il notariato italiano è da 10 anni all’avanguardia dal punto di vista della trasmissione digitale degli atti (come riconosciuto dalla Banca Mondiale) ed è un punto di riferimento internazionale sia sotto il profilo della qualità dei controlli sia sotto il profilo dell’innovazione e la piattaforma notarile, utilizzabile, tra l’altro, in sinergia con altri notariati europei, può coniugare al contempo controlli ed efficienza. Numerosi Paesi stanno attualmente recependo la direttiva europea introducendo la costituzione online delle imprese. In Germania, dove oggi addirittura è previsto un doppio controllo sull’atto costitutivo, è stata approvata la proposta che mantiene il controllo notarile. In Francia, dove non è previsto il controllo notarile, ci si sta interrogando sulla tenuta dei pubblici registri. Quegli stessi registri che in Italia, grazie al controllo preventivo affidato ai notai, sono un fattore di competitività del paese per certezza e affidabilità. Proporre un secondo binario, esteso tra l’altro a tutte le srl, affidandosi al personale delle camere di commercio che non è attrezzato per quel tipo di controlli e sul quale ricadrebbe una onerosa responsabilità civile, amministrativa e penale è un chiaro errore conseguente a una mancanza di informazione che, affidandosi a un generico slogan di sostegno ai giovani startupper, non conosce o non analizza in realtà il quadro nel suo insieme, né valuta a pieno le ricadute che ne conseguirebbero. Asserire che non si capisce «perché mai un imprenditore dovrebbe preferire la burocrazia soffocante e avvilente del nostro Paese a quella di un altro Stato europeo dove concretizzare il proprio progetto di investimento è facile, economico e veloce», citando per esempio l’Estonia, costituisce, nel migliore dei casi, un gravissimo esempio di disinformazione. L’Estonia, dove non sono previsti i controlli, è stata infatti al centro del più grande scandalo di riciclaggio a livello europeo per una cifra di oltre 200 miliardi di euro grazie a sedi locali di due grandi banche del nord Europa.
Allentare o, peggio, azzerare i controlli nel momento in cui Roma si candida quale sede dell’Antiriciclaggio europeo, portando in dote una catena di soggetti costituita da forze dell’ordine, banche e notai (oltre il 91% delle segnalazioni di riciclaggio tra i professionisti sono effettuate dai notai) che hanno dimostrato essere, secondo il Gafi, all’avanguardia a livello mondiale, sarebbe un chiaro errore politico, oltre che un perfetto assist per la criminalità organizzata, in particolare in questo periodo «post pandemico» in cui viene richiesta maggior attenzione, proprio per prevenirne i rischi di infiltrazione nel mondo delle imprese. Il mercato necessita sicuramente di un processo tecnologico che ne migliori l’efficienza, ma circoscritto all’interno di un rigoroso perimetro di legalità che vede il nostro Paese, e i suoi sistemi di controlli preventivi, quale benchmark di riferimento fin dai tempi di Giovanni Falcone. (riproduzione riservata)