Prendono quota anche in Italia le cartolarizzazioni di crediti in bonis. A livello europeo sono molte le banche che si stanno orientando verso una gestione capital light dell’attivo, sia per le incertezze relative al quadro congiunturale che per i nuovi vincoli che saranno introdotti dalle nuove regole di Basilea 4.
Una delle prime operazioni sul mercato italiano è stata realizzata da Dexia e da Zenith Global. Il gruppo franco-belga ha raggiunto un’intesa in base alla quale il servicer milanese gestirà il servicing dei prestiti italiani per un importo complessivo pari a tre miliardi di euro. Alla luce dell’accordo Dexia ha trasferito il proprio portafoglio a una nuova società veicolo dedicata, costituita ai sensi della legge 130/99 e gestita da Zenith, e ha sottoscritto tutte le obbligazioni emesse dal veicolo.
La società guidata da Umberto Rasori ha svolto i ruoli di arranger, primary e master servicer, corporate servicer e calculation agent. Zenith, il cui rating è stato recentemente confermato Strong da S&P, ha inoltre migrato l'intero portafoglio sul suo sistema IT proprietario.
«Dopo partnership operative simili con Arkéa in Francia e Mount Street in Irlanda, questo accordo con Zenith Global consente la continuità della gestione dei crediti italiani del gruppo, al fine di garantire il modello operativo di Dexia nel contesto della sua risoluzione ordinata», ha spiegato Pierre Crevits, ceo di Dexia. Per Rasori «questa operazione è fondamentale, e conferma la crescita, la maturità e la posizione di leadership che la nostra azienda ha raggiunto negli ultimi 25 anni».
Il mercato delle cartolarizzazioni dei crediti in bonis sta insomma prendendo quota in Europa. Un recente report della Bce segnala che già nel 2022 c’è stata una prima impennata di operazioni a livello continentale: più di 118 cartolarizzazioni tra i soggetti vigilati per un nominale complessivo di oltre 170 miliardi, un valore molto più elevato rispetto agli anni precedenti.
Basti pensare che nel 2021 (altro anno di forte crescita) l’importo complessivo si attestava sotto 110 miliardi, mentre nel 2020 era stato di appena 80 miliardi. A dominare sono i deal sintetici che nel 2022 rappresentavano oltre l’85% del nozionale complessivo. Secondo Bce, la maggior parte delle operazioni (110 su 118) ha riguardato crediti in bonis per un nominale di 163 miliardi. Anche se il beneficio in termini di capitale resta la motivazione chiave per cartolarizzare una parte del portafoglio crediti, le banche utilizzano sempre di più questo strumento in un’ottica strategica di risk management per gestire attivamente i portafogli di prestiti, affrontare concentrazioni settoriali e single-name e agevolare ulteriori prestiti. (riproduzione riservata)