Emerge la fotografia di un private equity italiano più maturo, più internazionale e soprattutto più attivo a livello di operazioni dall’osservatorio Pem di Liuc-Business School e Aifi, che traccia il bilancio del 2025 da poco concluso.
Secondo i dati del report, realizzato anche con il contributo di Advant Nctm, Deloitte, Di Luccia & Partners, Equita, Equity Factory, Fondo Italiano d’Investimento sgr, Riello Investimenti sgr e Valori Am, l’anno si è concluso a quota 551 deal: un record storico che polverizza il precedente primato di 419 operazioni, realizzato l’anno precedente.
Si tratta di un incremento annuo del 31%, e addirittura del 36% nel confronto con il 2023. Forte di questi numeri il Private Equity Monitor Index realizzato nell’ambito dell’osservatorio ha superato, anch’esso per la prima volta nella storia, il tetto dei 1.500 punti, chiudendo l’anno a quota 1.508.
Un dato che non lascia certo indifferenti gli operatori dell’industria: «Dato il contesto geopolitico estremamente incerto, il private equity si conferma settore trainante e motore fondamentale per la crescita e la trasformazione del Paese», è il commento di Claudio Scardovi, senior partner private equity, infrastructure e real estate leader di Deloitte Central Mediterranean. «I numeri e le performance record registrate dall’Indice, anche rispetto all’andamento del settore a livello globale, testimoniano quindi la qualità e le potenzialità delle imprese italiane».
Un ulteriore elemento di conferma dell’andamento del 2025 dei record arriva dal dato di dicembre: nel corso del mese sono stati infatti realizzati 60 investimenti, il secondo miglior mese dell’ultimo triennio (il primo, con 69 operazioni, è stato ottobre dello scorso anno). Il dato si confronta con i 40 deal di fine 2024 e con i 36 dell’ultimo mese del 2023.
A dicembre peraltro l’osservatorio ha rilevato un certo dinamismo di numerosi fondi di peso. A cominciare da Investindustrial di Andrea Bonomi, che ha rilevato (tramite la società in portafoglio Fassi Gru) la maggioranza di Tecnove e, tramite Nexture, il gruppo degli ingredienti cremasco Sipral Padana. Oppure 21 Invest, la sgr fondata dal presidente di Edizione Alessandro Benetton, che ha rilevato i parcheggi aeroportuali di ParkinGo. O ancora, tra i private equity che fanno parte di gruppi bancari, è degna di nota l’operazione con cui Alma Farmacie, partecipata da Eurizon Capital sgr (gruppo Intesa Sanpaolo) è entrata in Liguria acquisendo Farmacia Cinque Terre.
Oltre al numero delle operazioni e agli attori di rilievo che ne hanno preso parte, l’osservatorio Pem ha rilevato un altro aspetto molto significativo del private equity tricolore: la partecipazione sempre più massiccia di fondi internazionali alle operazioni, un indicatore che viene letto come sintomo di maturità dell’industria. L’attività di investimento degli operatori internazionali nelle imprese italiane ha rappresentato il 59% delle operazioni concluse, dato che giunge al livello più alto nella storia dell’osservatorio, «a conferma di una ormai consolidata e ritrovata attrattività del sistema imprenditoriale del Paese», si legge nell’analisi.
Al contempo, nel 2025 le operazioni di buy out si sono confermate motore trainante dell’industria: hanno rappresentato infatti l’82% dei deal totali andati in porto, con gli add-on (operazioni di aggregazione aziendale) al 54% del mercato. Il Nord Italia costituisce sempre il principale polo catalizzatore e la Lombardia conferma la propria storica leadership con il 35% degli investimenti. A livello settoriale prodotti per l’industria, tecnologia, beni di consumo, alimentare, cleantech e terziario sono stati i maggiori oggetti di operazioni, con i primi due sugli scudi. (riproduzione riservata)