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In 12 mesi il presidente caterpillar ha travolto tutte le consuetudini
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In 12 mesi il presidente caterpillar ha travolto tutte le consuetudini

di Gerald F. Seib
Milano Finanza - Numero 015 pag. 24 del 20/01/2018

Il secondo giorno del nuovo anno, il presidente Donald Trump si è sfogato in una cospicua serie di 16 tweet direttamente dall’account personale. In essi, ha criticato il Pakistan, minacciato di togliere gli aiuti americani ai palestinesi, ha personalmente rivendicato il merito per il traguardo di un anno senza morti nell’aviazione commerciale, ha attaccato i media e dichiarato di avere un pulsante nucleare più grande di quello del leader nordcoreano. Ogni aspetto della mitragliata su Twitter segna una svolta rispetto al comportamento dei predecessori. In breve, è una buona illustrazione del modo in cui Trump ha rivoluzionato sia la presidenza sia le aspettative degli americani.


A un anno dal giuramento, il tycoon newyorkese ha dimostrato di non essere vincolato dalle convenzioni precedentemente osservate nel ruolo da lui ricoperto. Altri presidenti hanno cercato di evitare o soffocare le controversie; lui è più propenso a suscitare o puntare dritto alla polemica, considerandolo uno strumento per attuare il cambiamento. I predecessori hanno avuto la tendenza a parlare a braccio con parsimonia e attenzione; Trump lo fa ogni giorno su una piattaforma social-media mai utilizzata prima in questo modo. I precedenti inquilini del 1600 di Pennsylvania Avenue hanno voluto mostrare coerenza in tutto ciò che hanno detto e sostenuto, temendo che una variazione delle posizioni li avrebbe esposti alle accuse di incompetenza o spregiudicatezza. The Donald cambia idea frequentemente e senza fatica - anche sposando diverse opinioni nel teso dibattito sull’immigrazione nell’arco di un unico show televisivo - e se ne vanta poiché ritiene che costringere i nemici a indovinare sia una risorsa. «Sono una persona molto flessibile», ha detto in una recente intervista al Wall Street Journal. Poi ha aggiunto: «Non so cosa significhi il termine permanente». William Daley, che è stato segretario di gabinetto e capo di gabinetto della Casa Bianca durante l’amministrazione Obama, commenta semplicemente: «Ha cambiato radicalmente il modo in cui le persone, non solo qui, ma in tutto il mondo, vedono la presidenza».


In concreto, se il populista è chi sfida le élite radicate nel Paese e le loro opinioni in nome del popolo, Trump è il presidente più populista dell’era moderna. Ha sovvertito le convenzioni consolidate sul commercio e ha prodotto insolite pressioni su società e ceo per le decisioni in merito ai piani di investimento e di assunzione. «Ha cambiato il leitmotiv a Washington, che negli ultimi 70 anni è stato: costruire un ordine mondiale basato su accordi commerciali impari e creare interdipendenza economica globale e classi medie in ascesa in tutto il mondo per mantenere il mondo in pace», afferma Anthony Scaramucci, sostenitore di Trump che ha servito brevemente in veste di responsabile della comunicazione. «Trump vuole fare tutto ciò, ma fuori dagli accordi commerciali perché crede che andrà a beneficio del lavoratore americano e della classe media». Rispetto alla gran parte degli ultimi presidenti, agisce più come un ceo del governo che un chief operating officer. Al posto di presentare proposte politiche dettagliate, ha fatto affidamento sui repubblicani al Congresso per elaborare i dettagli di un piano sanitario, una riduzione delle imposte e una riforma dell’immigrazione, preferendo posizionarsi come il leader che conserva la flessibilità per chiudere l’accordo, piuttosto che delinearne i contorni precisi.


Resta da capire quanto sia efficace questo nuovo stile presidenziale. Ha prodotto una storica riduzione delle tasse, un ampio allentamento della regolamentazione governativa e un cambiamento significativo nella tipologia dei giudici presso i tribunali federali. Tuttavia, il nuovo presidente non è riuscito ad aprire la strada a un nuovo sistema di assistenza sanitaria né a promuovere un vasto consenso per la propria visione in tema di immigrazione, e i rapporti con gli alleati rimangono controversi. Persino alcuni sostenitori ammettono di sentirsi logorati dalla sensazione di un tumulto senza fine. Nonostante gli sforzi per governare quasi come un indipendente, uno stile polarizzante gli ha impedito di conquistare un significativo sostegno democratico per le proprie iniziative, cosa che potrebbe soffocare la speranza di ottenere il benestare alla ricostruzione delle infrastrutture americane. Non è nemmeno chiaro se la metamorfosi della presidenza sarà permanente, o se sia una sua peculiarità in quanto uomo che è arrivato senza alcuna previa esperienza negli uffici pubblici o nell’esercito. Questo status di vero outsider può aiutarlo a salvare il suo stile di governo, ma può anche significare che altri non potrebbero svolgere il compito in questo modo. «La differenza tra Trump e gli altri è un livello di autenticità che essi non hanno», sintetizza Sean Spicer, primo portavoce della Casa Bianca di Trump. Aggiunge, però: «Chiunque creda di seguire le sue orme è gravemente in errore».


traduzione di Giorgia Crespi


(Translated from the original version by Milano Finanza Editorial Staff)

MF+MIFI + The Wall Street Journal


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