Gli annunci delle sanzioni fanno i titoli, le sentenze fanno il diritto. Il bilancio del settennato Rustichelli all’Agcm non si misura nei numeri che attraverseranno la cronaca — 1,4 miliardi di sanzioni nel 2025, 4,5 nel settennato, 9 miliardi di benefici Ocse — ma in tre lasciti meno visibili destinati a pesare sul prossimo mandato.
Se si mettono in fila i grandi casi, emerge un filo rosso non ancora sistematizzato. Il cartello sui biocarburanti (936 milioni) trasforma uno strumento di transizione ecologica in leva collusiva. L’App Tracking Transparency di Apple piega la privacy a barriera verso gli sviluppatori. Le misure cautelari su Meta-WhatsApp difendono l’accesso dei chatbot concorrenti. Shein per il greenwashing, Armani e Dior per le dichiarazioni etiche di filiera, Stellantis, Tesla, BYD e Volkswagen per l’opacità sulle autonomie, TikTok sui minori, Deepseek sulle “allucinazioni”: il pattern è identico. Un frame socialmente legittimante — sostenibilità, privacy, sicurezza — usato come copertura di una condotta competitivamente scorretta. Non si contesta il valore, si contesta il suo uso strumentale. Per le imprese, la compliance antitrust entra nei territori dell’ESG, del product design, della comunicazione corporate.
La tenuta dei provvedimenti è salita dall’88% al 96% al TAR e dal 68% all’83% in Consiglio di Stato. Il salto vero è in appello, dove si giocano le questioni di principio: è la qualità giuridica dell’impianto istruttorio a essersi irrobustita. La stagione in cui la sanzione si “negoziava” davanti al giudice è finita. La partita decisiva si gioca nell’istruttoria — memorie, analisi economica, impegni, dialogo con gli uffici. Il contenzioso deve diventare *residuale e qualificato*: da attivare solo in presenza di vere questioni di diritto, non come seconda chance di un lavoro procedimentale fatto male. È anche l’unico modo perché il giudizio amministrativo resti credibile come sede di controllo sostanziale.
Oltre 600 operazioni valutate, 36 istruttorie approfondite, nessuna decisione-spartiacque. Ma lo scenario cambia: rapporto Draghi, Savings and Investments Union, Industrial Accelerated Act del 4 marzo convergono sulla necessità di operatori di scala europea. In energia, tlc, difesa, automotive, finanza, reti, le concentrazioni saranno la *risposta sistemica* alla crisi di produttività. La sfida per l’Agcm sarà di metodo: non indulgenza, ma flessibilità. Remedy negoziati, misure comportamentali proporzionate, analisi dinamiche, più che divieti secchi. Il template dei casi gas 2025 mostra la direzione.
Il successore erediterà un’Autorità al picco in uno scenario ostile: negli Stati Uniti l’eredità Khan è stata smontata alla FTC; la Commissione riscrive l’articolo 102 in chiave di competitività; l’Industrial Accelerated Act reintroduce preferenze per i campioni europei.
Il compito, prima del successore, chiama chi è chiamato a sceglierlo. La nomina per prassi concordata tra i presidenti delle Camere non sarà una designazione tecnica qualsiasi: deciderà se il patrimonio costruito si consolida o si disperde. I salti di qualità si ereditano male: basta un mandato di minore intensità, o una scelta dettata da logiche di equilibrio politico più che di coerenza istituzionale, perché una credibilità costruita in un decennio si eroda in pochi anni.
Il profilo coerente non è questione di appartenenza ma di attrezzatura: autorevolezza istituzionale, familiarità con i mercati digitali e le tecniche economiche, capacità di reggere le due tentazioni contrapposte — subordinare la concorrenza alla competitività industriale, o difenderla ignorando le trasformazioni del mercato. Il settennato Rustichelli si è tenuto esattamente in mezzo. Sarebbe paradossale che proprio ora il comando andasse in direzione opposta.
L’asticella è stata fissata dove è più facile cadere. (riproduzione riservata)
*Presidente GA Alliance, Global Legal & Tax Advisors