Il 2025 si sta confermando un anno complesso per gli investitori obbligazionari. E gli esperti di Wellington Management mettono in evidenza due domande da cui non si può prescindere: come interpretare la traiettoria dei tassi e in che modo riposizionarsi nel credito. Due fronti strettamente legati, in un contesto dove gli investitori si confrontano con politiche monetarie volubili e tensioni geopolitiche.
Sul piano dei tassi, la prospettiva rimane incerta. Marco Giordano, investment director di Wellington Management, e Amar Reganti, fixed income strategist, sottolineano come gli investitori si muovano oggi tra aspettative contrastanti: da un lato la possibilità di un prolungamento della fase di tassi elevati, dall’altro la speranza di un allentamento che tarda ad arrivare. Ma il vero punto, spiegano, è che la narrativa dei tassi non è più globale. Inflazione, crescita e politica fiscale mostrano tratti sempre più locali e i rendimenti obbligazionari rispondono a logiche frammentate.
La conseguenza è una normalizzazione delle curve dei rendimenti, anche se il processo potrebbe essere tutt’altro che concluso. Nelle economie sviluppate, l’irripidimento delle curve potrebbe intensificarsi: negli Stati Uniti, i dubbi sulla sostenibilità fiscale, rafforzati dall’incremento della spesa e da un ritorno a politiche protezionistiche più aggressive, alimentano pressioni sui titoli a lunga scadenza.
Questa situazione, scrivono gli esperti di Wellington, potrebbe rimettere in moto i cosiddetti «bond vigilantes», ovvero il meccanismo di disciplina di mercato che, attraverso l’aumento dei rendimenti, costringe i governi a correggere rotta.
La crescente tensione commerciale tra Stati Uniti e il resto del mondo ha contribuito ad aumentare l’incertezza sui Treasury americani. Per Giordano e Reganti, si apre quindi la possibilità di un riposizionamento dei flussi: capitali in uscita dagli asset statunitensi potrebbero favorire segmenti del reddito fisso europeo, giapponese e cinese, almeno in termini relativi.
In questo scenario, l’allocazione obbligazionaria torna a porsi come strumento di protezione e diversificazione, ma con una novità di fondo: la storica funzione di «bene rifugio» dei Treasury viene oggi messa in discussione da parte degli investitori globali. La perdita di centralità del debito sovrano Usa come ancora di stabilità, anche a seguito del recente declassamento da parte di Moody’s, apre la strada a un più ampio ventaglio di alternative, tra cui figurano titoli governativi di paesi come Germania, Giappone e Australia.
Giordano e Reganti evidenziano come, anche altrove, le curve dei rendimenti si muovano in direzioni diverse. La Bce ha iniziato un ciclo di tagli ma resta circondata da squilibri fiscali. Una crescita della spesa militare, soprattutto in Germania e Francia, potrebbe inoltre spingere al rialzo i rendimenti a lungo termine. In Giappone, i trentennali hanno toccato i massimi da inizio secolo, e la curva potrebbe appiattirsi se la Bank of Japan optasse per un inasprimento.
La seconda domanda a cui risponde il report riguarda il credito, e in particolare dove si possano trovare opportunità in un anno che ha messo alla prova anche gli investitori più capaci. Campe Goodman, fixed income portfolio manager, paragona il primo semestre del 2025 a una discesa in rafting: turbolenta ma senza incidenti gravi. Negli Stati Uniti l’economia ha continuato a mostrare resilienza: la disoccupazione è bassa, i consumatori reggono e le aziende si mantengono solide, con flussi di cassa robusti, emissioni contenute e bassa attività di M&A.
Tuttavia la politica monetaria americana rimane rigida, e gli spread non appaiono ancora tali da offrire un margine di sicurezza sufficiente. In questo contesto, Goodman mantiene un approccio prudente, in attesa di valutazioni più interessanti per gli asset rischiosi.
Il vero spostamento, secondo il report, riguarda la geografia degli investimenti. Mentre non si prevede un vero crollo del credito statunitense, cresce l’interesse per mercati non-Usa. Il credito europeo, in particolare quello finanziario, offre condizioni più favorevoli: le banche del continente sono oggi ben capitalizzate, con una limitata esposizione ai rischi legati alle tensioni commerciali tra Usa e Cina, e potenzialmente in grado di beneficiare della spesa pubblica in crescita in Germania. Tra i paesi emergenti, Goodman individua opportunità in società a basso indebitamento e con esposizione interna, attive nei settori utility e telecomunicazioni, meno vulnerabili alle dinamiche globali.
Il report segnala anche un’area spesso trascurata, quella delle obbligazioni convertibili: la componente obbligazionaria permette di contenere i ribassi in fasi di stress di mercato, mentre quella azionaria consente di cogliere il rialzo in contesti positivi.
Restano invece sorvegliati speciali i corporate investment grade a lunga scadenza: gli spread risultano ancora compressi, e l’aumento dell’offerta di Treasury statunitensi potrebbe penalizzare ulteriormente. Simile cautela viene riservata ai titoli sovrani dei mercati emergenti, dove i fondamentali appaiono solidi ma il potenziale di apprezzamento è considerato limitato. (riproduzione riservata)