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Il top del 2017 in 18 grafici
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Il top del 2017 in 18 grafici

di Ben Eisen
MF - Numero 001 pag. 2 del 02/01/2018

Wall Street, grazie ai titoli tech, ha preso il largo polverizzando un record dopo l’altro e trascinando anche i listini del resto del mondo. Ma gli ultimi 12 mesi hanno anche sancito la crisi del dollaro e ridotto a zero la volatilità sulle azioni. Oltre al fenomeno bitcoin, hanno preso il volo petrolio, cobalto, rame, legname, succo d’arancia e... avocado. Mentre i bond Usa...

Gran parte degli investitori ricorderà il 2017 come l’anno in cui praticamente tutto è salito. I titoli azionari negli Stati Uniti hanno messo a segno solidi guadagni, ma chi ha acquistato rame, azioni argentine e future sul legname chiuderà l’anno con colossali profitti. Senza contare l’investimento più vibrante e redditizio, almeno in potenza, del 2017: il bitcoin.


In queste due pagine ci sono i 18 grafici che illustrano i principali driver dei mercati del 2017 e gli asset che hanno messo a segno le performance più eclatanti.


Noblesse oblige, si parte dal Dow Jones Industrial Average. Salvo alcune pause fisiologiche, l’indice non ha fatto altro che salire, polverizzando 71 record lungo il tragitto. È il traguardo maggiore mai registrato in un anno solare per il paniere delle 30 blue chip storiche di Wall Street. Strada facendo ha travolto i livelli di 20 mila, 21 mila, 22 mila, 23 mila e 24 mila prima di terminare l’anno poco sotto i 25 mila punti (vedere grafico 1).


Ma non sono solo le blue chip del Dow a essere andate alle stelle. Il Nasdaq è salito ancora di più e lo S&P 500 ha registrato un rendimento totale positivo in ogni mese dell’anno, per la prima volta dal 1970. L’indice Russell 2000 delle small cap è rimasto indietro dopo avere sovraperformato nel corso del 2016, ma ha comunque registrato guadagni a doppia cifra (vedere grafico 2).


Anche al di fuori degli Stati Uniti il clima è stato decisamente favorevole all’equity, con le azioni che sono salite a livello globale. I grandi guadagni dei mercati emergenti hanno contribuito a spingere oltre lo S&P 500 un indice globale che esclude però le società statunitensi (vedere grafico 3).
Ma chi ha guidato l’impennata delle azioni di New York? Sicuramente le società tecnologiche. Nel 2017 i principali colossi dell’e-commerce sono diventati ancora più grandi e i loro guadagni sono cresciuti rapidamente, dando luogo a una spinta maggiore per azioni di società come Facebook e Apple. La crescita sproporzionata delle capitalizzazioni di mercato nel tech ha incrementato il peso del settore nello S&P 500. Secondo S&P Dow Jones Indices, nel 2017 il comparto ha rappresentato oltre un terzo del rendimento totale dello S&P 500 (vedere grafico 4).
Un fattore chiave alla base del rialzo record delle azioni è stato il sorprendente calo del dollaro (vedere grafico 7). Dopo anni di vigore per il biglietto verde, la debolezza ha contribuito ad aumentare la redditività delle grandi corporation e ha reso più economiche le esportazioni. Sono stati i 12 mesi peggiori per il dollaro nell’ultimo decennio.


Il forte rialzo delle azioni statunitensi ha però spaventato alcuni investitori, in quanto i principali indici trattano ora a livelli storicamente elevati rispetto agli utili attesi. In effetti, secondo Wsj Market Data Group, il rapporto p/e medio dello S&P 500 ha superato il trend decennale per la maggior parte degli anni nel corso del 2017 (vedere grafico 5).


Contestualmente, gli indici principali hanno subito relativamente poche oscillazioni. Stando a Market Data Group, lo S&P 500 ha registrato otto saliscendi dell’1% o più nel 2017, il minimo dal 1965. Il Cboe Volatility Index, o Vix, che misura le oscillazioni di borsa attese nello S&P 500 in base alle opzioni, si è avvicinato ai minimi storici (vedere grafico 8). La media mobile a 50 giorni del Vix ha registrato una tendenza al ribasso quasi per tutto l’anno.


La caduta della volatilità è stata proficua per i trader che puntano su parametri come il Vix. Dai dati del governo emerge che gli hedge fund hanno scommesso pesantemente contro l’indice per tutto l’anno, con relativi record di scambi (vedere grafico 6).
Non è invece mancata la volatilità nel bitcoin, la criptovaluta che ha avuto un fortissimo impatto di massa in tutto il mondo nel 2017. Il prezzo è salito da meno di 1.000 dollari a fine 2016 a quasi 20.000 dollari a dicembre. Da allora, il suo valore è salito a scatti di migliaia di dollari al giorno (vedere grafico 10).


Più articolata e tormentata è stata invece la risalita del petrolio che ha comunque chiuso l’anno oltre al livello di apertura. All’inizio del 2016 il greggio ha toccato un minimo pluriennale di poco sopra i 25 dollari al barile, ma da allora è rimbalzato. Venerdì scorso il benchmark Usa ha chiuso sopra 60 dollari per la prima volta in più di due anni, segno che i tagli all’offerta stanno contribuendo a riportarlo in linea con la domanda (vedere grafico 9).
L’aumento delle vendite di veicoli elettrici ha invece contribuito a stimolare un importante rally per metalli quali cobalto, litio e rame. Il rame, considerato da molti come un indicatore dello stato di salute dell’economia, si è rafforzato anche a causa della forte domanda proveniente dalla Cina. E ha chiuso l’anno in bellezza, salendo per 16 sessioni consecutive (fino a giovedì scorso), la serie più lunga in assoluto secondo la copertura avviata nel 1984 da FactSet (vedere grafico 16).


Un indicatore sul mercato obbligazionario, tuttavia, ha segnalato una maggiore cautela. Un rialzo dei rendimenti dei Treasury a breve termine, unitamente a piatti rendimenti per il lungo periodo, ha ridotto il divario tra essi al minimo in una decina d’anni, prova di una curva dei rendimenti sempre più appiattita (vedere grafico 11). I tassi a breve termine sono saliti al di sopra delle controparti a lungo termine negli anni precedenti la recessione, ma non ancora durante questo ciclo economico.


Dal canto suo, l’inflazione è rimasta persistentemente al di sotto del target annuale della Federal Reserve del 2%, ma un indicatore di mercato mostra aspettative di crescita (vedere grafico 15). Il differenziale tra i rendimenti obbligazionari nominali e quelli inflazionati è salito negli ultimi mesi, segno che i trader stanno prezzando le aspettative di una più elevata inflazione nei prossimi anni.
Tornando all’azionario e al boom dei tecnologici, in particolare, chi ha puntato sul tech negli Stati Unti si è concentrato sui Fang, abbreviazione di Facebook, Amazon, Netflix e Alphabet. Ma in Cina, Fang diventa Bat, in riferimento ai giganti di Internet Baidu, Alibaba e Tencent (vedere grafico 13).
Per scovare altre chicche del 2017 occorre per forza fare un passaggio a volo d’uccello sui mercati emergenti. In questo autunno i prezzi dei bond venezuelani sono calati quando il presidente Nicolas Maduro ha manifestato l’intenzione di ristrutturare il debito del Paese sudamericano (vedere grafico 14).


Restando in Sudamerica, impossibile non osservare il mercato azionario in Argentina, protagonista invece di un deciso rialzo (vedere grafico 12). Mauricio Macri, il presidente market-friendly, ha fatto progressi con il programma di riforme, anche se l’inflazione strisciante resta una fonte di preoccupazione.


Uno sguardo infine alla commodity ex petrolio. Mentre gli abitanti della Florida si preparavano all’uragano Irma a fine estate, il prezzo dei future sul succo d’arancia è schizzato e solo recentemente è tornato ai livelli pre-uragano (vedere grafico 18).
Anche i future sul legname sono schizzati quando si sono propagati numerosi incendi nella provincia canadese del British Columbia, lasciando molti grossisti americani a corto. Una serie di uragani e altri incendi boschivi, nonché un dazio statunitense sulle importazioni di alcune categorie di legname proveniente dal Canada, hanno contribuito a far salire il livello dei prezzi del legname ai massimi di 21 anni (vedere grafico 17)
Infine, un bonus assoluto. Impossibile in un quadro globale come questo non menzionare gli avocado, i cui prezzi sono schizzati a livelli record quest’anno. Sarebbe il 19esimo grafico. (riproduzione riservata)


traduzione
di Giorgia Crespi


(Translated from the original version by Milano Finanza Editorial Staff)

MF+MIFI + The Wall Street Journal


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