Di questi tempi è improbabile che Wells Fargo e Citigroup concedano un prestito auto di 14 mila dollari a un soggetto con un’affidabilità creditizia subprime. Questa è ora la sfera di competenza dei cosiddetti finanziatori diretti, come Exeter Finance di Irving (Texas). Ma da dove prende il denaro quest’ultima? Da Wells Fargo e Citigroup, che hanno aiutato la finanziaria texana a erogare 1,4 miliardi di dollari proprio per questo scopo. In base a un’analisi del Wall Street Journal sui prospetti informativi depositati presso le autorità, i prestiti bancari a Exeter e ad altre società finanziarie non bancarie sono aumentati di sei volte tra il 2010 e il 2017 fino a raggiungere il livello record di quasi 345 miliardi di dollari. Le banche sostengono che il loro nuovo approccio al prestito sia più sicuro rispetto a trattare direttamente con consumatori con una pessima storia creditizia e aziende con bilanci instabili. Eppure, tali rapporti implicano che le banche sono ancora profondamente interconnesse con i prestiti più rischiosi a cui giuravano di avere detto addio dopo la crisi finanziaria.
I prestiti a operatori non bancari hanno messo in difficoltà diverse banche durante la crisi. Stando al Dipartimento di Giustizia, la Colonial Bank di Montgomery (Alabama), per esempio, è diventata uno dei più grandi casi di fallimento bancario dopo che uno di questi soggetti, che concedeva mutui ipotecari, ha abusato di oltre 1,4 miliardi di dollari dalla propria linea di credito con la banca. Durante il boom dell’immobiliare, le banche pensavano di aver scaricato il rischio dei subprime ad altre istituzioni attraverso obbligazioni garantite da crediti o veicoli noti come conduit. Eppure con l’aggravarsi della crisi hanno scoperto che il rischio si ripercuoteva su di loro.
A sentire le banche, questa volta avrebbero capito come strutturare i crediti per evitare problemi.
Di certo il denaro finisce ancora nella mani di persone con una scarsa affidabilità creditizia. Il cliente tipo di Exeter ha queste caratteristiche. Secondo S&P Global, Exeter, la cui quota di maggioranza è detenuta dalla società di private equity Blackstone Group, ha stornato all’attivo circa il 9% dei prestiti a settembre 2017 rispetto all’1% per i prestiti auto di Wells Fargo.
L’amministratore delegato di Exeter, Jason Grubb, ha dichiarato che la sua azienda ha «ottime prestazioni creditizie» e che la struttura del prestito nella sua azienda implica che «le banche sono ben protette». Gli operatori non bancari macinano un profitto facendo pagare ai mutuatari un tasso più elevato - il 15% su un prestito auto subprime, per dire - di ciò che pagano alla banca, che potrebbe essere pari al 3%. La banca guadagna su quel 3% perché è finanziato da depositi, sui quali non paga quasi nulla. Exeter raggruppa i suoi prestiti in titoli mobiliari e li vende a investitori privati, adoperando i proventi per rimborsare le banche, oltre che pagare le tasse.
Anni fa, il tipico cliente auto subprime avrebbe potuto ottenere un prestito direttamente da Wells Fargo o Citigroup. La prima ha chiuso la filiale subprime-lending nel 2010 e nel 2016 ha ulteriormente ridotto l’esposizione al prestito auto, mentre Citigroup ha ceduto gran parte della propria unità di prestito auto. Wells Fargo, tuttavia, ha continuato a erogare credito alle società finanziarie non bancarie: alla fine del 2017 ha contabilizzato 81 miliardi di dollari di questi prestiti (più di qualsiasi banca) a fronte dei 14 miliardi di dollari di fine 2010. In genere, le banche richiedono a queste entità di impegnare i prestiti come garanzia per il prestito bancario, concedendo solo una somma equivalente a una parte della garanzia. Dunque, una quota molto più elevata del previsto dovrebbe andare male perché la banca subisca una perdita. Tuttavia, nessun prestito è privo di rischi.
Per ora, il credito bancario scorre persino verso aree in cui era collassato con la crisi finanziaria, quali i prestiti agli erogatori di credito ipotecario. In un documento del 2015, loanDepot dichiarava che le proprie prospettive commerciali erano luminose perché «le banche e altri operatori tradizionali del mercato continuano a essere inefficaci nell’affrontare adeguatamente le esigenze dei consumatori». Ma rivelava anche di avere ampie disponibilità di capitale per emettere nuovi prestiti, in parte grazie alla linea di credito di 250 milioni di dollari concessa da Bank of America. E aveva anche altre agevolazioni con banche regionali ed estere. Un portavoce di Bank of America ha affermato che l’esposizione al subprime è in linea con l’approccio interno a una crescita responsabile.
