L’Asia apre la settimana in rosso zavorrata dalle vendite sul comparto dei semiconduttori, mentre tornano i dubbi sulla sostenibilità del rally legato all'intelligenza artificiale. Giappone e Corea del Sud guidano i ribassi. Alle ore 7:30 italiane, il Nikkei cede l’1,15%, Hong Kong è sulla parità, Shanghai perde lo 0,65%, mentre il Kospi il 5%.
Tra i singoli titoli, i produttori sudcoreani di chip SK Hynix e Samsung Electronics cedono oltre il 7%. A sostenere parzialmente il sentiment sono invece i prezzi del petrolio, in calo (Wti -6,15% a 79,45 dollari, Brent -5,5% a 83,16 dollari) dopo che il presidente Usa, Donald Trump, ha annunciato la ripresa dei colloqui di pace con l'Iran prevista per oggi e la cancellazione di un attacco militare contro la Repubblica islamica. I futures sul Nasdaq viaggiano tonici nel frattempo, +0,9%.
L'indice Pmi manifatturiero di RatingDog relativo alla Cina è sceso a 50,9 punti a luglio, dai 51,7 di giugno, toccando il livello più basso degli ultimi quattro mesi e deludendo le attese degli analisti per 51,5 punti. Il rallentamento riflette una crescita meno sostenuta della produzione e dei nuovi ordini.
Sul fronte dei prezzi, l'inflazione dei costi di produzione ha rallentato per il terzo mese consecutivo, raggiungendo il livello più basso da gennaio, mentre i prezzi di vendita sono rimasti invariati dopo sei mesi di aumenti. Migliora infine la fiducia delle imprese, sostenuta dalle aspettative di una domanda più robusta, dal lancio di nuovi prodotti, dall'espansione della capacità produttiva e da un aumento dell'efficienza.
Il Giappone ha confermato di aver effettuato venerdì scorso uno storico intervento congiunto con gli Stati Uniti a sostegno dello yen e ha assicurato di essere pronto a tornare sul mercato dei cambi qualora fosse necessario.
Il ministero delle Finanze giapponese è intervenuto in coordinamento con il Dipartimento del Tesoro americano, ha dichiarato lunedì la ministra delle Finanze Satsuki Katayama. «L'azione congiunta ha contrastato l'eccessiva volatilità e i movimenti disordinati dello yen osservati negli ultimi mesi», ha affermato Katayama, aggiungendo che Tokyo «non esiterà a effettuare ulteriori interventi congiunti».
Si tratta del primo intervento coordinato tra Stati Uniti e Giappone a sostegno della valuta nipponica attraverso acquisti diretti sul mercato da quasi trent'anni. L'operazione è arrivata dopo che lo yen aveva toccato i minimi sul dollaro dal 1986, alimentando i timori degli investitori che il piano di stimolo fiscale della premier Sanae Takaichi potesse esercitare ulteriori pressioni sulla valuta. La scorsa settimana Takaichi ha confermato l'intenzione di introdurre per due anni un taglio dell'Iva su alimentari e bevande analcoliche, misura pensata per sostenere il potere d'acquisto delle famiglie ma che, secondo alcuni analisti, rischia di pesare sui conti pubblici.
Dopo essersi avvicinato a quota 164 yen per dollaro nel mese di luglio, il cambio si è rafforzato rapidamente in più sedute. Secondo gli analisti, giovedì il governo giapponese avrebbe impiegato circa 8.450 miliardi di yen (52,8 miliardi di dollari) per sostenere la valuta, tornando poi a intervenire anche venerdì.
Dopo le dichiarazioni della ministra Katayama, lo yen si è rafforzato di oltre l'1% sul dollaro fino a 155,50, per poi ridurre parte dei guadagni (156,49), mentre gli operatori restano in attesa di eventuali nuovi interventi sul mercato valutario. (riproduzione riservata)