L’obiettivo del convegno organizzato dall’Associazione Antitrust Italiana, “Competition Policy for European Competitiveness”, che si svolge domani 29 aprile a Roma, è di sottolineare l’importanza del ruolo che deve avere la concorrenza nel disegno delle politiche pubbliche, industriali ma non solo, volte a riportare l’economia europea sulla frontiera della tecnologia e dell’innovazione e consentire il recupero di produttività rispetto alle altre aree economiche di punta.
Non c'è dubbio che il recupero del divario nell'andamento della produttività e della crescita europea rispetto alle altre principali aree geografiche richieda, come indicato nel rapporto Draghi, politiche pubbliche che incentivino l’innovazione e lo sviluppo tecnologico del sistema produttivo europeo.
Tuttavia, ed è questo un primo tema posto dal Convegno, per avere successo queste politiche devono essere avere come riferimento il mantenimento e lo sviluppo di un ambiente concorrenziale. Analisi teoriche e soprattutto studi empirici – tra cui quelli del premio Nobel 2025 Philippe Aghion - mostrano non solo come la spinta concorrenziale sia necessaria per incentivare l’introduzione e la diffusione dell’innovazione nel mercato, ma anche come la riduzione della concorrenza, dovuta anche a una applicazione meno rigorosa della normativa, riduce l’innovazione e la crescita della produttività.
L’applicazione dei diversi strumenti antitrust è quindi necessaria per attivare e mantenere il processo di innovazione e crescita: con particolare attenzione ai mercati più innovativi, quelli digitali e ad alto contenuto tecnologico in cui possono prevalere posizioni superdominanti suscettibili di creare ostacoli allo sviluppo dell’innovazione.
In questo contesto un secondo tema è quello delle modalità di controllo delle concentrazioni nel contesto delle politiche di sostegno per l’innovazione. In particolare, nel Rapporto Draghi e in altri documenti europei è richiamata la opportunità di creare “campioni europei” attraverso concentrazioni, auspicando una crescita dimensionale delle imprese europee analoga a quella delle big seven, le imprese digitali americane; trascurando che quelle imprese non hanno raggiunto la loro posizione come conseguenza di grandi operazioni di concentrazione, ma attraverso una impetuosa e prolungata crescita interna guidata dall’innovazione
È opportuno che il controllo delle concentrazioni nei settori innovativi abbandoni una visione statica, e guardi, invece alla dinamicità del mercato e alle potenzialità di innovazione: sarebbe però controproducente consentire che le acquisizioni riducano la concorrenza all'interno del mercato europeo: i campioni europei dovrebbero essere invece imprese europee campioni nei mercati mondiali.
Un terzo tema, correlato ai primi due e alla necessità di rimuovere le barriere anche esogene alla concorrenza e all’innovazione, riguarda la posizione delle autorità della concorrenza nell'ordinamento.
L'indipendenza è divenuta la caratteristica necessaria delle Autorità di concorrenza a livello dell’Unione Europea. Ed essa è necessaria da due punti di vista.
In primo luogo, per garantire che le valutazioni e decisioni delle Autorità, in relazione esclusivamente all’applicazione della normativa. E questo è particolarmente importante in contesti in cui la politica può esercitare, direttamente o indirettamente, un’influenza sulla gestione di alcune imprese.
Esso ha però grande rilievo anche da un secondo punto di vista: quello della promozione della concorrenza, segnalando l’opportunità di modifiche normative o nella amministrazione, al fine di rendere il mercato più concorrenziale e aperto all'innovazione. Compito che diventa di grande importanza nel contesto europeo, in cui i “dazi interni” proteggono gli operatori delle diverse giurisdizioni e così impediscono lo sfruttamento delle potenzialità che il Mercato Unico Europeo offre proprio per lo sviluppo dell’economia europea. (riproduzioner riservata)
*Presidente – Associazione Antitrust Italiana