L’obiettivo del convegno Competition Policy for European Competitiveness organizzato per oggi a Roma dall’Associazione Antitrust Italiana è sottolineare l’importanza del ruolo che deve avere la concorrenza nel disegno delle politiche pubbliche, industriali ma non solo, volte a riportare l’economia europea sulla frontiera della tecnologia e dell’innovazione e consentire il recupero di produttività rispetto alle altre aree economiche di punta.
Non c'è dubbio che il recupero del divario nell'andamento della produttività e della crescita europea rispetto alle altre principali aree geografiche richieda, come indicato nel rapporto Draghi, politiche pubbliche che incentivino l’innovazione e lo sviluppo tecnologico del sistema produttivo europeo.
Tuttavia, ed è questo un primo tema posto dal convegno, per avere successo queste politiche devono essere avere come riferimento il mantenimento e lo sviluppo di un ambiente concorrenziale. Analisi teoriche e soprattutto studi empirici - tra cui quelli del premio Nobel 2025 Philippe Aghion - mostrano non solo come la spinta concorrenziale sia necessaria per incentivare l’introduzione e la diffusione dell’innovazione nel mercato, ma anche come la riduzione della concorrenza, dovuta anche a una applicazione meno rigorosa della normativa, riduce l’innovazione e la crescita della produttività.
L’applicazione dei diversi strumenti antitrust è quindi necessaria per attivare e mantenere il processo di innovazione e crescita: con particolare attenzione ai mercati più innovativi, quelli digitali e ad alto contenuto tecnologico in cui possono prevalere posizioni superdominanti suscettibili di creare ostacoli allo sviluppo dell’innovazione.
In questo contesto un secondo tema è quello delle modalità di controllo delle concentrazioni nel contesto delle politiche di sostegno per l’innovazione. In particolare, nel rapporto Draghi e in altri documenti europei è richiamata la opportunità di creare campioni europei attraverso concentrazioni, auspicando una crescita dimensionale delle imprese europee analoga a quella delle Magnifiche 7, le imprese digitali americane; trascurando che quelle imprese non hanno raggiunto la loro posizione come conseguenza di grandi operazioni di concentrazione, ma attraverso una impetuosa e prolungata crescita interna guidata dall’innovazione.
È opportuno che il controllo delle concentrazioni nei settori innovativi abbandoni una visione statica, e guardi invece alla dinamicità del mercato e alle potenzialità di innovazione. Sarebbe però controproducente consentire che le acquisizioni riducano la concorrenza all'interno del mercato europeo: i campioni europei dovrebbero essere invece imprese europee campioni nei mercati mondiali.
Un terzo tema, correlato ai primi due e alla necessità di rimuovere le barriere anche esogene alla concorrenza e all’innovazione, riguarda la posizione delle autorità della concorrenza nell'ordinamento. L’indipendenza è divenuta la caratteristica necessaria delle autorità di concorrenza a livello dell’Unione Europea. Ed essa è necessaria da due punti di vista. In primo luogo per garantire che le valutazioni e decisioni delle autorità in relazione esclusivamente all’applicazione della normativa.
E questo è particolarmente importante in contesti in cui la politica può esercitare, direttamente o indirettamente, un’influenza sulla gestione di alcune imprese. Esso ha però grande rilievo anche da un secondo punto di vista: quello della promozione della concorrenza, segnalando l’opportunità di modifiche normative o nella amministrazione al fine di rendere il mercato più concorrenziale e aperto all'innovazione.
Compito che diventa di grande importanza nel contesto europeo, in cui i dazi interni proteggono gli operatori delle diverse giurisdizioni e così impediscono lo sfruttamento delle potenzialità che il Mercato Unico Europeo offre proprio per lo sviluppo dell’economia dell’area. (riproduzione riservata)
*presidente Associazione Antitrust Italiana