Il private equity italiano mostra segnali incoraggianti nonostante il contesto macroeconomico e di mercato complesso e archivia il primo semestre con 229 operazioni andate in porto, il 17% in più rispetto allo scorso anno, quando dopo i primi sei mesi erano stati mappati 196 deal. È quanto emerge dai dati dell’Osservatorio Pem di Liuc-Business School, realizzato in collaborazione con Aifi e con il contributo di Advant Nctm, Deloitte, Di Luccia & Partners, Equita, Equity Factory, Fondo Italiano d’Investimento sgr, Riello Investimenti sgr e Valori Asset Management.
A contribuire al dato complessivo ci sono i 40 investimenti di giugno, due in più rispetto allo scorso anno. È stata la terza volta quest’anno (dopo i 47 deal di febbraio e i 48 di maggio) che è stata raggiunta la soglia delle 40 operazioni. «I dati di mercato confermano, nonostante l’elevata volatilità geopolitica e dei mercati degli investimenti pubblici e privati globale, l’estrema resilienza del settore private equity in Italia, sostenuta a sua volta dall’elevatissimo numero di piccole e medie imprese leader globali che rappresentano, dato il contesto attuale, ancora di più una opportunità da indirizzare e cogliere», commenta Claudio Scardovi, equity partner e private equity leader Dcm di Deloitte.
Forte dei valori raggiunti nel corso del primo semestre il Private Equity Monitor Index elaborato nell’ambito dell’Osservatorio Pem ha raggiunto quota 1.008 punti base: un record per il secondo trimestre e tra le migliori cinque performance trimestrali della storia.
Nel primo semestre le operazioni di buyout hanno rappresentato l’81% del totale totali, in aumento rispetto alla media ai primi sei mesi del 2024 (78%). Una buona presenza è stata rilevata anche per il comparto infrastrutture, che è passato a rappresentare il 12% del mercato nella prima metà dell’anno. Gli add-on, ossia le operazioni di aggregazione aziendale, sono rimasti stabili al 51%.
Quanto alla distribuzione geografica degli investimenti, il Nord Italia costituisce sempre il principale polo catalizzatore anche in questa prima metà d’anno, con la Lombardia che da sola copre oltre un terzo delle operazioni, a seguire il Veneto con il 15%. Buona performance per il Lazio con il 10%. A livello settoriale invece prodotti per l’industria e tech guidano la graduatoria (17%), seguiti dal terziario (13%). Alimentare, beni di consumo e cleantech inseguono intorno all’11%.
Infine l’Osservatorio mette in luce l’attività di investimento degli operatori internazionali nelle imprese tricolore, che nel corso del semestre ha rappresentato quasi i due terzi (62%) delle operazioni concluse. Un dato ulteriormente in crescita rispetto alla media degli ultimi anni. (riproduzione riservata)