Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha respinto il piano per Gaza sostenuto dagli Stati Uniti. Ma per il capo del Board of Pece, Nickolay Mladenov, quella proposta rimane «l’unica via da seguire».
Lo scontro sul documento in 15 punti, proposto a luglio dal Board of Peace guidato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, si è consumato nella giornata del 9 agosto. Prima, lo stop di Netanyahu. Poi, le parole di Mladenov all’emittente israeliana Channel 12. «L’opzione che proponiamo oggi è l’unica che garantisce che la tragedia non si ripeta», ha affermato Mladenov, riferendosi agli attentati terroristici compiuti da Hamas contro Israele il 7 ottobre 2023.
Inoltre, gli Stati Uniti starebbero esercitando pressioni su Israele perché fermi i combattimenti su tutti i fronti attivi: Iran, Libano e Gaza. Secondo l’emittente israeliana Channel 13, i vertici militari israeliani avrebbero ricevuto un messaggio direttamente dal comandante del Centcom (Us Central Command), l’ammiraglio Brad Cooper, durante la sua visita in Israele nel fine settimana.
Riguardo all’Iran, Israele avrebbe confermato a Washington che intende mantenere l’opzione di un’azione militare unilaterale se l’intelligence indicherà che Teheran sta ricostruendo le sue capacità nucleari o un arsenale di missili balistici. In Libano invece Washington starebbe spingendo per ulteriori ritiri israeliani dalle posizioni nella «zona di sicurezza» meridionale. A Gaza, infine, gli Stati Uniti vorrebbero progressi verso la fase successiva dell’accordo e il dispiegamento della forza multinazionale (Isf).
Tuttavia, Netanyahu non intende cedere. In una dichiarazione rilasciata domenica il premier israeliano ha affermato di trovarsi di fronte a «un’ondata di voci sulla debolezza di Israele e sul ritiro delle truppe israeliane su tutti i fronti» e ha respinto le pressioni statunitensi per porre fine alle guerre a Gaza, in Libano e in Iran senza il consenso di Israele.
Su Gaza, in particolare, Netanyahu ha detto senza mezzi termini che «Israele non accetta il documento in 15 punti» del Board of Peace.
«Le Forze di Difesa israeliane non effettueranno alcun ritiro finché Hamas non sarà disarmato. E quando parlo di disarmo di Hamas, intendo armi pesanti, armi leggere, tutte le armi», ha chiarito il leader israeliano. «Stiamo parlando di un disarmo autentico, non di un disarmo fittizio. In questo momento, stiamo discutendo di questo tema con gli americani», ha aggiunto.
In Iran intanto resta alta la tensione intorno allo Stretto di Hormuz. Trump ha detto ad Axios di voler mantenere, almeno per ora, un «basso profilo» sull’Iran. Tuttavia, Teheran è tornata a ribadire che i transiti ritorneranno alla normalità «solo se (gli Usa) accetteranno le nostre condizioni».
Parallelamente al braccio di ferro su Hormuz, in Iran si intensificano le voci sulla successione a Motjaba Khamenei. Secondo il portale IranWire, la Guida Suprema verserebbe in gravi condizioni di salute. Il leader non è mai apparso in pubblico da quando, l’8 marzo, è stato eletto dall’Assemblea e da mesi si parla di un suo presunto ferimento durante lo stesso attacco che ha ucciso suo padre. (riproduzione riservata)