Il prezzo del greggio scende di oltre l’8,8% a 61,4 dollari al barile dopo la decisione della Cina di introdurre tariffe del 34% su tutte le importazioni di prodotti americani reagendo alla speculare decisione di Donald Trump. Si teme una recessione globale, che inevitabilmente porterebbe a un forte calo dei consumi di petrolio.
Il timore che i dazi possano provocare una recessione e un crollo della domanda di petrolio causeranno un calo quasi del 10% per la settimana, segnando la maggiore flessione percentuale degli ultimi sei mesi.
Il prezzo di un barile di Brent del Mare del Nord, con consegna a giugno, è sceso del 7,7% scendendo a 64,5 dollari, per la prima volta dall'agosto del 2021 sotto la soglia dei 65 dollari al barile. Un barile di West Texas Intermediate (Wti), il benchmark americano, con consegna a maggio, è sceso dell’8,4% a 61,3 dollari al barile.
Non sorprende che quindi Goldman Sachs abbia rivisto al ribasso le proprie stime sul greggio di 5/6 dollari al barile rispetto allo scorso 25 dicembre a causa dei dazi e dell'aumento della produzione dei Paesi aderenti a Opec+. Le nuove previsioni sono di 69 dollari al barile per il Brent e di 66 dollari per il Wti nel 2025 e di 62 dollari al barile per il Brent e 59 dollari al barile per il Wti nel 2026. (riproduzione riservata)