Il nuovo trend? Si chiama Rugged-Lux, ecco come sta cambiando la moda
Dopo il quiet-lux e il soft-lux ecco anche il rugged-lux. In che cosa consiste? Nel rivisitare in chiave iper sofisticata i capi iconici dell’american lifestyle, come racconta in questa intervista a Gentleman, Todd Snyder, il nuovo global creative director della Woolrich Black Label

È tornata la voglia di vestirsi Made in the USA. Tanto che gli addetti ai lavori parlano di un Rinascimento americano che sta rivoluzionando il mondo del fashion. Con un’onda capitanata proprio da Todd Snyder, il nuovo global creative director della Woolrich Black Label, la collezione che è la punta di diamante di Woolrich, storico brand di abbigliamento outdoor americano, particolarmente amato anche dal mercato italiano.
«Sono onorato di essere stato scelto da un marchio che ha quasi 200 anni di storia», ha detto Snyder a Gentleman subito dopo la New York Fashion Week. «Quando sono entrato negli archivi per la prima volta, devo ammettere che mi sono sentito intimidito». Ma la chiave di volta per il designer americano, considerato il più influente della sua generazione, anche se è il primo a citare con onore i colleghi che con lui stanno portando avanti l’American Renaissance (Jerry Lorenzo, il founder del brand Fear of God; lo stilista Willy Chavarria; Mike Amiri, detto magic-mike), è stato avere inventato il Rugged-Lux.

Gentleman. Ma che cos’è questo Rugged-Lux?
Todd Snyder. Un mix di heritage, lusso, contemporaneità, con una vibe di street-wear.
G. Un esempio per noi umani?
T.S. (Ride, ndr) Prendiamo la Buffalo Check shirt, la camicia a quadri di lana, una delle icone di Woolrich più apprezzate, anche dai nostri collezionisti. L’ho fatta di cashmere, trasformando così un capo classico e rugged in uno di lusso. Quindi, Rugged-Lux.
G. Chi sono i collezionisti di Woolrich?
T.S. Non tutti lo sanno ma i giapponesi sono i più grandi collezionisti di american lifestyle. È lì che vado quando voglio fare ricerche su l’heritage.
G. Anche lei è un collezionista?
T.S. Oltre agli orologi ho una collezione di più di mille felpe Champion's degli anni 50 e 60.
G. Come nasce un’icona nella moda?
T.S. Un’icona è definita dalla sua capacità di resistere al tempo. Ma non ne nascono spesso. Quando un brand ne ha una si può già ritenere fortunato, se non addirittura ricco. Woolrich ne ha almeno dieci, a partire dall’Artic Parka indossato dall’ammiraglio Richard E. Byrd, nelle missioni scientifiche americane in Antartide.

G. La sua icona extra moda preferita?
T.S. La Ford Bronco, sono anche appassionato di macchine. E questa in particolare è una delle mie fonti d’ispirazione. Ha l’heritage, è un oggetto di lusso, è made in the Usa, è cool, è street… Come gli edifici dell’architetto Philip Johnson, ancora così moderni. L’esempio di come lavorare per il futuro e non per soddisfare mode passeggere.
G. Eppure la moda è considerata effimera…
T.S. È una forma d’arte in evoluzione perpetua. Basti pensare che abbiamo attraversato la moda loud, quella quiet, il momento solo sneakers… Appena qualcosa diventa hot è già superato.

G. In quale momento siamo adesso?
T.S. Dell’autenticità.
G. L’identikit di un uomo ben vestito?
T.S. Uno che investe nei classici versatili. Un paio di jeans dal fit pazzesco che mette o con una T-shirt o con una giacca; un maglione di cashmere che però indossa anche al posto di una felpa; e un capo outdoor come l’Artic Parka…
G. Perché agli italiani piace l’estetica americana?
T.S. Perché non avere radici rende liberi.
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