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Il National Policy Framework americano dà pochi vincoli all’intelligenza artificiale
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Il National Policy Framework americano dà pochi vincoli all’intelligenza artificiale

di Oreste Pollicino* e Giuseppe Muto**
25 marzo 2026, 02:00

Il documento della Casa Bianca mira a uniformare la regolazione dell'AI, evitando leggi statali frammentarie e promuovendo un approccio federale per sostenere la competitività economica nazionale

Il National Policy Framework for Artificial Intelligence pubblicato dalla Casa Bianca il 20 marzo è un tentativo di definire la costituzione materiale dell’intelligenza artificiale negli Stati Uniti: chi decide, con quali limiti e in funzione di quale modello di sviluppo.

Potere normativo, natura della regolazione e industria: ecco gli assi della costituzione Usa in tema AI

Il primo asse è la redistribuzione del potere normativo. Il Framework afferma che il Congresso dovrebbe evitare di adottare un patchwork di leggi statali che impongano oneri eccessivi allo sviluppo dell’AI.

La formula è giuridicamente chiara: la disciplina federale deve prevalere sulla normativa locale laddove quest’ultima risultasse incompatibile. Da questa impostazione emerge una scelta di valenza costituzionale nella misura in cui punta a comprimere il pluralismo regolatorio interno - radicato nel federalismo statunitense - in favore di un’uniformità normativa funzionale alla competitività del sistema economico nazionale nel suo complesso.

Il secondo asse riguarda la natura della regolazione. Il documento esclude la creazione di un’autorità federale dedicata all’AI e invita a utilizzare gli strumenti esistenti unitamente a sandbox e standard settoriali. Si tratta di una presa di posizione sul ruolo che il diritto è chiamato a svolgere in questo ambito: non un’architettura pubblica autonoma, dotata di propri strumenti di governo e di una logica regolatoria indipendente, bensì un’infrastruttura leggera che faciliti le dinamiche di mercato senza sovrapporvisi.

Nella prospettiva della costituzione economica tale impostazione riconduce lo sviluppo e l’impiego dell’Ai nell’alveo della libertà di iniziativa economica privata sottraendola tendenzialmente ai poteri pubblici di indirizzo, programmazione e conformazione ai fini di utilità sociale.

Il terzo asse è il nesso tra AI ed energia. Il Framework richiama il rischio che lo sviluppo di tali modelli determini un vertiginoso aumento della domanda di energia elettrica e propone di snellire i procedimenti autorizzativi per la costruzione di impianti nonché di incentivare la realizzazione di capacità di generazione energetica, anche on-site.

Qui la dimensione costituzionale incontra quella industriale: l’AI è qualificata come un’infrastruttura strategica, il cui funzionamento richiede un adeguamento delle politiche pubbliche su territorio, energia e investimenti. Dunque non è più solo una questione di dati e algoritmi bensì di potenza e accesso alle risorse.

I diritti tutelati

Sul piano dei diritti il documento adotta un approccio selettivo e mirato. Da un lato individua specifici ambiti di intervento ritenuti meritevoli di tutela rafforzata - come la protezione dei minori dai contenuti generati dall’IA e il contrasto alle frodi e ai furti d’identità realizzati mediante tecnologie di sintesi vocale o visiva -, dall’altro evita un’impostazione fondata sulla gestione preventiva e sistematica del rischio quale quella dell’AI Act.

Anche il passaggio sul diritto d’autore è indicativo di questo orientamento: il Framework sostiene che l’addestramento dei modelli di AI su opere protette non costituirebbe una violazione della normativa vigente in materia di copyright pur rimettendo ai tribunali il compito di definire in concreto i confini la definizione della dottrina del fair use. Si tratta di un bilanciamento che evidenzia una preferenza per la continuità interpretativa del quadro normativo esistente piuttosto che per un intervento legislativo innovativo.

Differenze con l’approccio europeo

Nel suo insieme il Framework restituisce una visione coerente. L’intelligenza artificiale è trattata come tecnologia e leva di potenza economica, non come settore da sottoporre a una disciplina autonoma; pertanto la regolazione è chiamata a rimuovere gli ostacoli più che a costruire vincoli, mentre il livello federale si propone come garante dell’unità del mercato interno.

La differenza con l’approccio europeo attiene al modo in cui sono affrontate le questioni di rilevanza costituzionale legate all’AI. Negli Stati Uniti tale tema viene declinato sotto due prospettive: da un lato la redistribuzione del potere normativo tra livello federale e statale con una preferenza per l’uniformità della disciplina; dall’altro la tutela della competitività delle imprese tecnologiche americane sui mercati globali.

Nell’Ue la medesima questione è stata tradotta in termini diversi, dando vita a un articolato sistema di classificazione dei rischi associati ai sistemi di AI e a un insieme di obblighi preventivi imposti a sviluppatori e utilizzatori, secondo la logica dell’AI Act.

La vera divergenza dunque non è quantitativa ma qualitativa: riguarda il modo in cui si costruisce l’equilibrio tra libertà economiche, unità del mercato e protezione dei diritti. Ed è su questo terreno che si giocherà, più che sul dettaglio delle singole norme, la competizione tra i modelli di governance dell’AI. (riproduzione riservata)

*ordinario di Diritto Costituzionale Regolamentazione dell’Intelligenza Artificiale e founder AIdivisory

**PhD Student Università Bocconi



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