Il pianeta sta affrontando una sfida senza precedenti. Siamo di fronte a dei cambiamenti epocali, e uno di questi riguarda molto da vicino il settore energetico nel suo complesso: la transizione energetica. Nessuno può negare quanto sia importante farsi trovare pronti per garantire al nostro pianeta un futuro sostenibile e migliore. Tutti siamo chiamati a fare la nostra parte. Il punto cruciale è come. Nel corso della storia, non c’è mai stata una vera cesura tra una forma di approvvigionamento energetico e un’altra. Le nuove fonti di energia si sono, infatti, sempre sovrapposte a quelle vecchie senza mai determinare una sorta di switch-off energetico. La cosiddetta rivoluzione verde è inarrestabile ma la strada è ancora lunga. Gli operatori del settore energetico fanno a gara per giocare un ruolo da protagonisti nella transizione in atto e molti segmenti della società civile stanno chiedendo un’uscita immediata dai combustibili fossili al fine di salvare il pianeta da un disastro ambientale. Ma è davvero possibile? E se così fosse che impatto avrebbe sull’economia a livello globale? Un recente studio dell’Università Bicocca di Milano ha stimato in 42,5 miliardi di euro il valore solo dei giacimenti italiani. Un dato impressionante che nel concreto porrà qualche interrogativo lungo la strada della trasformazione green. Se infatti si fa presto a dire transizione ecologica, il cambiamento che guiderà le scelte nel medio termine dovrà necessariamente tenere conto di una serie di elementi cruciali, a partire dalle coperture finanziarie per tutti quei capitoli di spesa, a livello Paese, come la creazione di posti di lavoro o la limitata dipendenza dalle importazioni che oggi sono assicurati dai benefici derivanti dal comparto oil&gas. Basti pensare che la produzione di energia elettrica nazionale in Italia è ancora garantita da combustibili fossili per circa il 60%, di cui un 45% dal solo gas naturale (la fonte che sta contribuendo di più in questi anni al contenimento della crescita delle emissioni di CO2) e a essa si deve aggiungere il fabbisogno di petrolio che consente il funzionamento di quasi tutta la mobilità. A fronte di un eventuale improvviso stop della produzione nazionale di petrolio e gas naturale, la sicurezza in termini di approvvigionamento potrà essere garantita o da una rapida crescita delle fonti rinnovabili oppure da maggiori importazioni, quest’ultima certamente non la strada né ecologicamente più responsabile, né economicamente più conveniente. Nel primo caso ricercare nuove fonti energetiche alternative e produrre energia sufficiente per una domanda che sta rapidamente cambiando (davanti a fabbisogni che crescono e che sono estremamente diversi da quelli del passato) significa sviluppare un percorso sostenibile per rispondere a questa necessità. Percorso inevitabilmente ancora lungo e tutt’altro che giunto a compimento. Eliminare completamente le emissioni di CO2 è una sfida di certo ambiziosa ma che si può vincere procedendo per fasi progressive, senza scorciatoie spericolate e investendo su un fattore-guida fondamentale: la diversificazione. Un esempio? Il gas naturale che rappresenta un elemento chiave per la crescita e la transizione energetica, sia per quanto riguarda mobilità alternativa che per la produzione di elettricità. Il viaggio verso una completa transizione energetica è solo all’inizio, ma impegno, senso di responsabilità, focalizzazione e spirito di adattamento a contesti inediti sapranno guidarci verso nuovi, grandi traguardi in grado di generare nuovi benefici, nuove opportunità e renderci protagonisti attivi di una nuova alba dell’energia. (riproduzione riservata)