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Il mercato dei prestiti è mutato, impossibile ignorare le innovazioni

di Angelo De Mattia
18 luglio 2026, 15:00 Ultimo aggiornamento: 15:05

L’assemblea annuale dell’Abi è stata l'occasione per ragionare sul percorso svolto a oggi dal settore bancario e sulle sfide future

In un tempo lontanissimo, agli inizi degli anni novanta, dopo crisi assai gravi quali il crollo della lira e alcuni dissesti industriali, nonché il fallimento di una partecipata pubblica, l’Efim, per la quale lo Stato non assunse le relative perdite, il settore bancario veniva descritto sulla stampa inglese come in agonia.

Fu fondamentale reagire a una situazione assai grave con l’azione della Banca d’Italia e con la convergenza dei principali banchieri nonché con l’intervento del governo che promosse un esodo agevolato di bancari secondo determinati criteri. Fu promossa, sotto l’impulso di Palazzo Koch, quella che venne considerata la più ampia operazione di ristrutturazione e di consolidamento del settore dopo quella degli anni trenta.

Le banche risanate e quelle rilasciate approdarono a risultati positivi sul piano della capitalizzazione e della redditività. Nella seconda metà del primo decennio duemila, alla crisi dei subprime, seguita da quella finanziaria globale, poi dei bilanci pubblici, quindi delle banche, dopo poco fece seguito la crisi indotta dal Covid, dalle gravi difficoltà dei comparti dell’energia e poi dalle crisi geopolitiche con le due guerre in corso e l’ulteriore aggravarsi dei problemi indotti dai prezzi dei prodotti energetici.

La robustezza del sistema bancario italiano

In questi scenari, le banche, sotto il controllo e gli impulsi della Banca d’Italia, hanno raggiunto una condizione che il governatore Fabio Panetta, nell’assemblea annuale dell’Abi, ha presentato come robustezza del sistema bancario italiano con redditività elevata, patrimonializzazione più che adeguata e qualità degli attivi molto buona.

Prima, il presidente dell’Abi Antonio Patuelli aveva affermato che in questi anni le banche hanno affrontato ogni tipo di crisi, hanno fatto ingenti rafforzamenti di capitale e realizzato importanti organizzazioni. Il ministro delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, a conclusione dell’assemblea, ha espresso soddisfazione per il ritorno delle banche a un’apprezzabile redditività, esplicitando l’apporto che a questo ritorno ha dato il governo.

Dunque, più che rimesso in sesto, il settore è maggiormente in grado, pur nel perdurare delle ricordate difficoltà, di sostenere la crescita, di rispondere meglio alle esigenze di imprese e famiglie. Non accade sempre che a un’economia in difficoltà, comunque alla fragilità del sistema economico in tutta l’Eurozona si accompagni il complesso delle banche in buona salute.

Ora, però, gli istituti, partendo da una apprezzabile posizione, devono affrontare le sfide della digitalizzazione, in particolare dell’intelligenza artificiale, badando bene al fatto che questi forse epocali mutamenti non si fermano alle Ioro applicazioni ma comportano di necessità riorganizzazioni significative, adattamenti delle strategie, innovazioni nella governance, evoluzione dei saperi e degli specialismi, nonché delle abilità dei lavoratori.

Il ruolo di banchieri e sindacati: il profilo etico

La stessa figura del banchiere muta e si richiede una più ampia versatilità, insomma una figura non certo a una dimensione. E ciò per diversi aspetti richiedere quello che Patuelli ha definito come il costruttivo ruolo dei sindacati, muovendo dal presupposto che al centro delle trasformazioni resta l’uomo e che, come è stato detto in un recente convegno, la dignità della persona in tutte le sue manifestazioni non è un algoritmo. Naturalmente non tutto è perfetto.

Si registrano anche circoscritte condotte irregolari che esigono prime linee di difesa all’interno degli stessi intermediari, avendo presente che comunque la Vigilanza può ridurre i rischi ma non può sostituirsi agli organi societari. Le banche debbono essere esemplari innanzitutto sotto il profilo etico, ha in sostanza detto Patuelli.

Ci sono poi i processi in corso per le aggregazioni sulle quali, come è stato riferito da questo giornale giovedì 16 luglio, sono stati indicati, dal governatore criteri, condizioni, vincoli con la conclusione che però, l’esito delle concentrazioni è affidato al mercato e alle scelte azionisti. A fronte di tutto ciò può sorgere spontanea l’aspettativa che ci si attenda un più deciso apporto delle banche all’economia reale innanzitutto.

L’azione pubblica nell'operato delle banche

Patuelli ha rilevato come oggi sia la domanda di prestiti inadeguata, non l’offerta. Panetta, con una considerazione svolta alla fine delle conclusioni del discorso poco registrata sulla stampa, dopo avere fatto riferimento all’intera filiera finanziaria - banche, assicurazioni, fondi pensioni, gestori - ha auspicato che l’azione pubblica svolga un ruolo importante nel favorire il coordinamento necessario perché le risorse private affluiscano verso progetti e imprese ad alto potenziale.

Al centro vi sono la tutela e l’impiego del risparmio. Non vi è affatto un superamento del ruolo delle banche, ma si tratta di raccordare l’attività dei diversi intermediari in ossequio alla loro ragion d’essere: proteggere il risparmio e sostenere l’economia reale. Tuttavia non si può dire, che siano scomparsi i prestiti deteriorati. Ma oggi la quota è decisamente in discesa, dall’8% del totale dei finanziamenti di dieci anni fa all’1% di ora.

Permangono criteri diversi per i finanziamenti erogati prima del 2019 e per gli intermediari maggiori che andranno rivisti, anche con riferimento agli indirizzi comunitari pure essi da riformare. Tuttavia, le incertezze che gravano sull’economia ai livelli globale ed europeo non consentono di distrarsi da questo tema che non pochi problemi ha provocato nei decenni passati.

Si tratta di individuare una giusta posizione, evitando da un lato un dannoso rigorismo cautelare e dall’altro la caduta di criteri e limiti, una sorta di liberi tutti. Il mercato di questi prestiti è ormai diverso da quello del passato e registra innovazioni delle quali bisogna tenere conto, soprattutto in una fase che resta ancora difficile per le diverse crisi.

Le banche, a volte imprudentemente viste come bancomat in sede politica, sanno che da loro ci si attende molto. Naturalmente, tutto va visto con equilibrio e ai doveri delle banche vanno affiancati i doveri delle istituzioni della politica nonché delle forze economiche e sociali. (riproduzione riservata)



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