Norges Bank, il maggiore fondo sovrano al mondo, con asset per 1.900 miliardi di dollari, di cui 22 miliardi investiti in Italia (poco più del 50% a Piazza Affari, il resto in Btp) lancia un appello per una riforma urgente dei mercati dei capitali europei.
In particolare, chiede l’armonizzazione delle normative fiscali, fallimentari e di vigilanza per evitare che l’Ue perda ancora terreno in termini di competitività rispetto a Stati Uniti e Asia.
Il fondo, maggiore singolo investitore in azioni europee e italiane (detiene in media il 2,5% di ogni società quotata dell’area), ha visto la quota di azioni europee in portafoglio scendere dal 26% al 15% nell’ultimo decennio. La causa principale, secondo il fondo, è il calo della competitività dei mercati azionari europei rispetto a quelli statunitensi e asiatici.
«Un mercato ben funzionante in Europa è molto importante per noi... Sembra esserci una certa urgenza tra i responsabili politici in questo momento. La sentiamo anche noi, e ne siamo felici», ha spiegato in un’intervista al Financial Times Malin Norberg, responsabile delle strategie di mercato del fondo.
Questa settimana, il fondo invierà una risposta alla consultazione della Commissione europea sull’integrazione dei mercati dei capitali, esortandola a essere più incisiva sulla Capital Markets Union spesso citata dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen e all’affrontare i problemi strutturali profondi.
«Condividiamo la preoccupazione per il fatto che i mercati europei, nel tempo, hanno perso terreno in termini di dinamicità imprenditoriale e di offerta di nuove opportunità d’investimento per gli investitori istituzionali», riporta la lettera. Secondo il fondo, i principali ostacoli sono le differenze significative tra gli Stati membri in materia di diritto societario e regimi fallimentari.
Fra i maggiori titoli in portafoglio per peso vi sono Sap, Asml, Novo Nordisk, Nestlé e Ubs. Ora Norges Bank chiede interventi in materia di:
Il fondo sovrano norvegese ritiene che la liquidità delle azioni europee dovrebbe essere migliorata attraverso la concorrenza e l’innovazione, e non tramite regolamentazione, e che la vigilanza dovrebbe essere unificata a livello europeo.
Il fondo ha ridotto l’esposizione relativa all’Europa e aumentato quella agli Stati Uniti a partire dal 2012, ma rimane comunque sovrappesato sul Vecchio Continente. Tuttavia, i manager di Norges Bank hanno avvertito che il calo degli investimenti europei è dovuto soprattutto a fattori strutturali, come il numero inferiore di società quotate.
Anche la performance rispetto alle azioni statunitensi è un problema. Le azioni statunitensi rappresentano ora il 40% del patrimonio del fondo, rispetto al 21% di dieci anni fa. Nello stesso arco temporale, gli investimenti in Europa sono scesi dal 26% al 15,2%. Il numero di società europee in portafoglio al fondo è diminuito di un quarto nell’ultimo decennio, attestandosi a 1.546.
«Negli ultimi anni abbiamo visto diminuire il numero di aziende europee in cui possiamo investire, e anche la dimensione relativa degli asset in gestione (Aum) che abbiamo in Europa è calata in modo significativo», spiega all’FT Emil Framnes, responsabile globale del trading azionario del fondo.
Le società tecnologiche europee come Spotify e Klarna si sono quotate, o stanno pianificando di quotarsi, negli Stati Uniti, mentre gruppi come Linde, Crh e Arm Holdings hanno trasferito a Wall Street il loro listing negli ultimi anni. (riproduzione riservata)