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Il gender gap del risparmio: ecco perché in Italia le donne che investono sono la metà degli uomini
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Il gender gap del risparmio: ecco perché in Italia le donne che investono sono la metà degli uomini

01 aprile 2025, 18:44 Ultimo aggiornamento: 18:51

Stipendi più bassi, minore accesso alle lauree economico-finanziarie, retaggi sociali difficili da sconfiggere. Risultato: il rapporto tra donne e denaro è quanto mai complesso. E i dati peggiorano se diminuisce il livello di indipendenza economica

Il rapporto tra le donne e gli investimenti in Italia è ancora molto complesso. E questo dipende da una serie di fattori: dagli stipendi più bassi, dalla minore presenza di donne nei corsi di laurea economico-finanziari e più in generale nelle discipline Stem (Science, Technology, Engineering, and Mathematics). E soprattutto da un retaggio sociale che spesso, anche all'interno della famiglia ma non solo, fa avvicinare di più gli uomini a tutto ciò che riguarda la finanza e l’uso del denaro.

Le donne investono la metà degli uomini

I numeri parlano chiaro: stando all’ultimo rapporto di Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi su come investono gli italiani, datato 2024, solo il 9% delle donne hanno fondi comuni, a fronte del 18% degli uomini.

A investire in Etf è appena il 2,4% delle donne, contro il 5,2% degli uomini. Le investitrici che posseggono azioni sono il 4,2%, gli uomini arrivano quasi al 10%. Le cose vanno solo leggermente meglio per i bond: a possederli è il 23% delle donne, quasi un quarto del totale, e il 27% degli uomini.

Il confronto con l’Europa

In generale, le donne investitrici sono grossomodo la metà rispetto agli uomini. Anche in Europa il gap esiste, anche se le cose vanno leggermente meglio. La ricerca People & Money che il colosso degli investimento BlackRock ha commissionato a YouGov lo scorso anno ha mostrato che nel continente le donne investitrici sono il 29% del totale, contro il 47% degli uomini. Anche se, e questo è il lato positivo, tra il 2023 e il 2024 il numero di donne investitrici è aumentato di 11 punti percentuali, quello degli uomini di quattro punti. 

La bassa alfabetizzazione finanziaria

Questi dati però raccontano solo una parte della storia. Un rapporto interessante è l’Edufin Index di Alleanza Assicurazioni e Sda Bocconi, pubblicato nell’ottobre del 2024, che calcola il livello di alfabetizzazione finanziaria degli italiani in una scala in cui il punteggio di 60 o superiore indica competenza finanziaria e il punteggio di 40 o meno indica analfabetismo finanziario.

In valore assoluto, la sufficienza non la prende nessuno: la media degli uomini è di 58 punti, quella delle donne di 53. Ma se si vanno a vedere i vari sotto-gruppi si nota una cosa secondo me molto interessante: nella categoria che il report chiama dei «giovani indipendenti», cioè in genere persone tra i 18 e i 24 anni, residenti al Centro-Nord e con redditi da lavoro dipendente medio-bassi, il gender gap è minimo. Uomini e donne con poco denaro ne sanno assolutamente allo stesso modo di finanza e denaro.

Il punto più basso...

Le cose cambiano radicalmente nella categoria che il rapporto chiama «dipendenti dal partner»: un gruppo composto quasi interamente da donne (gli uomini sono appena l’1%), di età compresa tra 45 e 64 anni, in genere casalinghe o disoccupate. Il loro livello di alfabetizzazione finanziaria è di appena 47 punti, il più basso in assoluto di tutto l’indice.

...e quello più alto

Invece nelle famiglie in cui il reddito principale è quello delle donne, e questo cluster include soprattutto lavoratrici autonome tra i 35 e i 44 anni, con redditi medio-alti e un alto livello di formazione, il grado di alfabetizzazione delle donne arriva a 57 punti. Ancora l’insufficienza, vero: ma sopra la media nazionale di 56 punti, e a un passo dal livello medio degli uomini. Che significa questo? Che il punto di partenza per diventare risparmiatori e investitori consapevoli risiede in fattori che non hanno nulla a che vedere con il genere. Essere uomini o donne non fa la differenza. La vera differenza è l’indipendenza: lavorativa, finanziaria, culturale. Tutto il resto dovrebbe poi venire di conseguenza. (riproduzione riservata)



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