La crisi della formazione della classe politica dovuta alle trasformazioni dei partiti e l’antico e dannoso dualismo Nord-Sud continuano a rappresentare due tra i principali fattori che opprimono le opportunità di una reale e complessiva crescita dell’Italia. La questione non va letta soltanto nella necessità di rilanciare le aree del Mezzogiorno per iniziare a colmare quel divario in crescita costante da diversi anni, che le separa dal resto del Paese (e non soltanto dalle aree ricche) in tutti gli indicatori di qualità della vita. Gli economisti più accreditati sostengono da anni che lo sviluppo del Sud farebbe da traino al Nord e a tutta l’Italia. Ma c’è anche un altro aspetto: e riguarda la possibilità del Settentrione nelle sue varie articolazioni produttive e industriali di affrontare al meglio il cambiamento imposto e accelerato dalla pandemia verso l’economia green, la digitalizzazione e la delocalizzazione del lavoro. Il successo non è affatto scontato. Perciò, il Recovery plan andrebbe visto come opportunità di coesione sociale e territoriale. Ma per fare tutto questo, anche con un nuovo governo la cui formazione rispecchia in parte il persistente dualismo Nord-Sud, occorre superare in via definitiva la spaccatura ideologica e fisica del Paese.
Ricucire: questo il compito della classe politica di oggi e di quella del futuro per consegnare un’Italia più unita e proiettata nel ruolo che le compete verso l’Europa e verso il Mediterraneo. È alla luce di queste considerazioni che la Fondazione Salvatore ha intrapreso nel recente periodo la costituzione della scuola di formazione per «architetti della politica» PolìMiNa (acronimo di «Politica Milano Napoli»), un progetto che coinvolge le università Statale di Milano, Federico II e Suor Orsola Benincasa di Napoli. L’asse tra le due aree del Paese, attraverso le loro rispettive capitali, è il perno su cui lavorare. Milano e Napoli sintetizzano le caratteristiche del Nord e del Sud: diverse, ma non per questo da tenere opposte o in conflitto l’una l’altra, bensì da condividere e rendere complementari per un progetto unico. «PolìMiNa» ha iniziato questo dialogo sulla scia dell’esperienza del Sabato delle Idee con una serie di seminari (il prossimo, Le città e l’esperienza della politica si terrà il 24 aprile) per coinvolgere la pubblica amministrazione, l’imprenditoria, le istituzioni scientifico-culturali e la politica. PolìMiNa è aperta a giovani tra i 18 e i 35 anni senza ideologie politiche o partitiche di riferimento, se non l’alveo del pensiero liberal-democratico. Il coinvolgimento delle università e di altre personalità di comprovata esperienza nel comitato scientifico è la necessaria garanzia per trasmettere quelle alte competenze per il migliore esercizio della politica, attività che deve richiamare i migliori talenti del Paese. PolìMiNa vuole formare «architetti della politica» nel nome di una politica del costruire, in questo caso sull’asse Milano-Napoli. Per far ripartire, da qui, il futuro del Paese. (riproduzione riservata)