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Mentre cominciano a scadere i brevetti e aumenta la concorrenza dei generici

Il big pharma si svena per il biotech

di Jonathan D. Rockoff - traduzione di Giorgia Crespi
MF - Numero 017 pag. 17 del 24/01/2018

I ricchi premi riconosciuti da Celgene e Sanofi nell’acquisizione di aziende di biotecnologia avanzata sono ulteriore conferma che i grandi gruppi del settore devono rinnovare in fretta le fonti di ricavo

A caccia di nuove fonti di reddito, i colossi del farmaco si svenano per comprare aziende di biotecnologia, di cui lunedì sono state annunciate ben due acquisizioni multimiliardarie. Sanofi ha accettato di pagare 11,6 miliardi di dollari in contanti, un premio del 63%, per il controllo di Bioverativ, che produce farmaci per l’emofilia. E Celgene acquisterà in contanti Juno Therapeutics portandone la capitalizzazione a 9 miliardi di dollari, l’87% in più rispetto a prima che il Wsj la scorsa settimana riportasse la notizia delle trattative. Stando a Dealogic, finora il premio medio per le operazione nel settore sanitario oltre al miliardo di dollari è dell’89% quest’anno, quasi il doppio della media del 45% osservata nel 2010.
Sia Sanofi che Celgene cercano di far fronte alla concorrenza a basso costo che incombe sui loro prodotti best-seller. Visto che i grandi produttori preferiscono comprare aziende terze piuttosto che far leva sui propri laboratori per colmare le lacune nelle rispettive linee di prodotto, sono sempre più disposti a strapagare le poche aziende dotate di cataloghi promettenti. Per gli analisti i premi possono solo aumentare, poiché altre case farmaceutiche, agevolate dalla nuova legge fiscale negli Usa, pensano di fare altrettanto.
«Molte delle aziende più grandi e ricche di liquidità del settore non hanno ancora fatto M&A, e quando lo faranno i prezzi potrebbero salire notevolmente», ha scritto Geoffrey Porges di Leerink Partners in una nota agli investitori. La parigina Sanofi si è già fatta sfilare di mano due affari importanti. Nel 2016 Medivation è andata a Pfizer per 14 miliardi di dollari. Poi l’anno scorso è stata scavalcata dall’offerta da 30 miliardi di dollari di Johnson & Johnson per Actelion, produttore di farmaci per malattie rare.
Secondo una persona ben informata, 12 mesi fa Biogen non trovava nessun interlocutore disposto a comprare Bioverativ, proprietaria di due tra i più venduti trattamenti per l’emofilia, per circa 3 miliardi di dollari. La molla per Sanofi è stato l’attacco della concorrenza a basso prezzo al suo miglior prodotto, l’insulina Lantus. I ricavi di Lantus sono calati, ma pesano ancora per il 13% delle vendite nei nove mesi del 2017.
I farmaci per emofilia di Bioverativ ben s’inseriscono nel business sulle malattie rare di Sanofi e completano la collaborazione con la biotech Alnylam Pharmaceuticals nello sviluppo di una nuova terapia per l’emofilia che sfrutta una tecnologia emergente, la Rna interference. «Con Bioverativ, accogliamo un leader nel mercato, in crescita, dei trattamenti dell’emofilia, e ci espanderemo in altre patologie rare del sangue», ha detto l’ad di Sanofi Olivier Brandicourt in una conference call. L’annessione di Bioverativ «avrà effetti immediati» sull’utile dell’anno fiscale 2018. Tuttavia, i tradizionali farmaci per l’emofilia di Bioverativ e altre aziende farmaceutiche potrebbero vedere le vendite crollare a lungo termine se le terapie genetiche in via di sviluppo conquisteranno il mercato.

Invece Celgene occupa un ruolo di primo piano nei farmaci per i tumori del sangue, ma la concorrenza ha violato i brevetti che proteggono il suo prodotto più venduto, il trattamento del mieloma multiplo Revlimid. In anticipo sulla scadenza del brevetto di Revlimid, Celgene ha iniziato a collaborare con aziende biotech su promettenti nuovi farmaci per il cancro e altre malattie. In attesa che le partnership diano i loro frutti, Celgene ha fatto delle acquisizioni. In gennaio ha definito un anticipo di 1,1 miliardi di dollari a favore di Impact Biomedicines, società non quotata di biotecnologie oncologiche, e si è impegnata per qualche altro miliardo nel caso in cui il farmaco per le malattie del sangue di Impact ottenga l’approvazione alla vendita. Assorbendo Juno, Celgene avrà accesso a un nuovo trattamento per il tumore del sangue, noto come Cart, che modifica le cellule immunitarie trasformandole in potenti antitumorali. L’accordo «eleva subito Celgene a leader globale nell’immunoterapia cellulare», ha affermato il ceo Mark Alles in una conference call con analisti e investitori.
Ma l’affare non «aumenterà le vendite» fino al 2020 quando le vendite del farmaco più avanzato di Juno, lo Jcar017, dovrebbero toccare i 3 miliardi di dollari annui su scala mondiale. Alcuni consulenti si chiedono quanto potranno essere redditizi tali farmaci.

Please click here to read this article in English on The Wall Street Journal


(Translated from the original version by Milano Finanza Editorial Staff)

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