Il grande ritorno in scena dei titoli di Stato italiani, complici rendimenti superiori rispetto a quelli degli altri governativi europei, ha portato a valutare alcune alternative che Btp veri e propri non sono ma strutturate appunto sui Btp. Si tratta soprattutto di Etf ed Etn ma anche di certificati, con sottostanti i nostri Buoni del Tesoro. In alcuni casi sono strumenti a basso rischio e quindi adatti a investitori che non vogliano nemmeno collocarsi su una singola emissione e in altri casi replicanti a leva che possono incrementare le performance dei Btp, comportando però un netto incremento dell’instabilità delle quotazioni. La gamma quindi è ampia e merita una valutazione. Ciascuno deciderà poi se si prestino alla tipologia e alle esigenze del proprio portafoglio.
Da qualche tempo hanno fatto l’esordio su Borsa Italiana degli Etf a rimborso prefissato che offrono un'esposizione diversificata a obbligazioni con scadenza nell'anno solare dello stesso fondo, consentendo di scegliere tratti specifici della curva dei rendimenti. Semplificano così la gestione di un piccolo o grande patrimonio con replicanti che maturano come una singola obbligazione e che al contempo vengono negoziati in Borsa a basso costo. Hanno quali sottostanti soprattutto bond corporate e Treasuries Usa ma ne esistono anche due riferiti ai Btp. Eccoli:
iShares iBonds Dicembre 2026 € Italy Government Bond – Isin IE000LZ7BZW8: replica Btp con scadenza 2026. Si tratta in totale di 12 titoli, con scadenze comprese fra l’1/1/2026 e il 2/12/2026, a “duration” globale 1,58, quindi molto bassa, il che limita al massimo la variabilità della quotazione in rapporto all’andamento dei tassi. Si presta bene a chi di fatto cerchi uno strumento utile per la liquidità, con distribuzione di cedole trimestrali: il 13/6 ha versato 0,0181 Eur per singolo lotto e il 12/9 0,0398 Eur. Che la sua rischiosità sia bassa lo conferma il relativo indicatore pubblicato sul Kiid di riferimento, che lo fissa a livello 2, rispetto a un minimo di 1 e a un massimo di 7. Il Ter – cioè il costo annuo di gestione – è dello 0,12%.
iShares iBonds Dicembre 2028 € Italy Government Bond – Isin IE000Q2EQ5K8: replica Btp con scadenza 2028. Si tratta in totale di 7 titoli, con scadenze comprese fra l’1/1/2028 e il 2/12/2028, a “duration” globale 3,52, quindi bassa, adattandosi sia a chi voglia investire liquidità sia a chi abbia l’obiettivo di un investimento da portare a scadenza. La distribuzione di cedole è trimestrale: il 13/6 ha versato 0,0177 Eur per singolo lotto e il 12/9 0,0391 Eur. Anche in questo caso la rischiosità è bassa e lo conferma il relativo indicatore pubblicato sul Kiid di riferimento, che lo fissa a livello 2, rispetto a un minimo di 1 e a un massimo di 7. Il Ter – cioè il costo annuo di gestione – è dello 0,12%, come per il 2026.
Volendo cogliere l’intera curva dei nostri titoli di Stato, facilitando dei Pac o delle entrate scaglionate su livelli tecnici facilmente individuabili, ecco un Etf che si adatta bene a tale richiesta.
Ishares Italy Government Bond - Isin IE000589MF42: è molto scambiato su Borsa Italiana, prevede la capitalizzazione delle cedole e ha un Ter dello 0,20%. Naturalmente è esposto alle variabili di politica monetaria e proprio da ciò dipende il positivo andamento evidenziato nel corso del 2024, scongiurando la volatilità tipica dei singoli titoli.
Svolgono un ruolo abbastanza significativo nell’indice globale, affiancandosi ad altri titoli di Stato europei. Non volendo quindi assumere rischi concentrati su un solo emittente ecco un Etf che si presta bene a tale richiesta.
iShares € Aggregate Bond Esg – Isin IE00B3DKXQ41: replica l’indice Bloomberg Msci Euro Aggregate Sustainable and Green Bond Sri Index, riferito a titoli Esg, ora molto apprezzati ma che lamentano spesso problemi di liquidità anche nel caso dei governativi. L’Etf evita questa carenza e riduce - come detto - la rischiosità dei singoli emittenti, consentendo una diversificazione anche nell’ambito corporate (circa un 20% sul totale), il che potrà avvantaggiarlo in presenza di tagli dei tassi che accelerassero nel corso dei prossimi mesi. Paga dei dividendi semestrali e ha un Ter dello 0,16%.
Il modo più vivace di investire sui Btp sta nell’utilizzare dei certificati a leva. È un settore in piena evoluzione che si presta solo a chi abbia una perfetta conoscenza delle dinamiche dei prezzi. Amplificano infatti le oscillazioni del sottostante future mettendo a rischio il capitale investito a velocità accelerata. Come per gli Us Treasuries e per i Bund i più utilizzati anche per i Btp sono quelli a leva 7 sia long (rialzisti) sia short (ribassisti). Attenzione alla possibilità per l’emittente di esercitare il rimborso a determinate date. L’obiettivo di tali prodotti è di replicare (al lordo di costi, commissioni e imposte) l’andamento giornaliero del prezzo del sottostante – nel caso specifico il Btp - moltiplicato per un fattore di leva fisso. Tale replica opera esclusivamente su base giornaliera e quindi gli strumenti sono idonei a chi esegua operazioni “daily”, mentre su periodi più lunghi si determinano dei disallineamenti anche molto rilevanti, a causa del cosiddetto “compounding effect”. È evidente che se li si sa utilizzare garantiscono performance di assoluto rilievo, ben maggiori rispetto a quelle del future e quindi del Btp di riferimento.
Volendo ridurre di un po’ la leva c’è l’alternativa degli Etn sui Btp e in particolare della gamma a moltiplicatore 5 sia long sia short. Nella fase in corso l’interesse maggiore è rivolto al primo, stante un quadro di mercato favorevole a un incremento delle quotazioni dei titoli di Stato.
SG Etn Daily Long 5x Btp Future – Isin XS2425322794: tendenzialmente più liquido rispetto ai certificati, presenta però lo stesso problema di “compounding effect”, sebbene un po' meno rilevante, grazie alla leva minore. Da notare che quella della leva appunto è una tecnica che consente di aumentare l’esposizione su un determinato asset senza dover investire tutto il capitale necessario. In pratica, si tratta di utilizzare una parte del capitale come garanzia per ottenere un prestito da un intermediario finanziario (broker o banca), che viene poi investito sul mercato.
La gamma dei prodotti basati sui Btp è ampia e consente da una parte di ridurre la rischiosità dell’investimento – diminuendo la concentrazione su singoli titoli – e dall’altra di aumentare la stessa rischiosità, a causa dell’effetto leva. L’utilizzo quindi deriva dalla conoscenza che si ha di tali strumenti molto interessanti sulla carta ma da valutare con attenzione nell’ambito di qualsiasi portafoglio.
Articolo tratto dal numero di novembre 2024 di Patrimoni