Un’acquisizione Groupama Assicurazioni l’ha appena conclusa. Nei giorni scorsi è salita al 100% di Ara 1857, storica compagnia nata a metà dell‘800 specializzata nei rischi agricoli e in particolare in quelli legati alla grandine, di cui aveva già una quota di minoranza. Il nome di Groupama, guidata dal 2019 in Italia da Pierre Cordier, viene però tirato in ballo praticamente in tutte le partite riguardanti compravendite assicurative aperte in questi mesi in Italia. Da Banco Desio (su cui sembra però averla spuntata Reale) a Banca Popolare di Puglia e Basilica che cerca una nuova alleanza assicurativa, fino alla Banca di Asti che starebbe sondando partnership nelle polizze.
Cordier (che Milano Finanza ha incontrato nella sede ristrutturata nel quartiere Eur a Roma, dominata da decorazioni verde e arancio, colori distintivi del brand del gruppo) non commenta le indiscrezioni di mercato ma conferma «la voglia di Groupama di crescere in Italia anche tramite acquisizioni». Il manager, da responsabile finanziario a Parigi, nel 2011 si era trovato a gestire in prima linea gli anni più difficili per il gruppo, quando, con la crisi finanziaria provocata dal fallimento della Grecia, Groupama dovette vendere alcuni dei suoi asset pregiati. I conti sono tornati in equilibrio alla fine del terzo anno e poi nel 2015 c’è stata anche la cessione del 4,9% di Mediobanca per 333 milioni di euro, che Groupama aveva rilevato nel 2002 affiancando finanziere Vincent Bollorè. Quella ormai è storia e ora la compagnia francese, nata nel 1881 come mutua agricola al servizio delle comunità locali della Francia, è più forte di prima, pronta a crescere anche all’estero, a partire dall’Italia, che già oggi rappresenta il 40% dell’attività internazionale, dice Cordier.
Domanda. L’emissione obbligazionaria da 600 milioni lanciata da Groupama nei giorni scorsi sarà destinata alla crescita dell’Italia?
Risposta. Vedremo, vogliamo aumentare le dimensioni del nostro business ma senza strafare e soprattutto guardando alla profittabilità. Stimiamo di chiudere il 2025 con 1,1 miliardi di premi danni, in crescita del 5% rispetto al 2024, e con un combined ratio del 97%. Possiamo fare di più ma siamo sulla buona strada. Siamo piccoli e dinamici, ottavi nel mercato danni in Italia, e il gruppo è pronto a mettere a disposizione le risorse che dovessero servire per operazioni straordinarie. Con l’acquisto di Ara 1857, che era finita in amministrazione straordinaria per ragioni di governance, aumenterà il peso della componente agricola, che è stata storicamente la specializzazione di Groupama ma che in Italia si era ridotta dopo la fusione, nel 2009, con Nuova Tirrena. La compagnia apporterà 60 milioni di premi. Per il 2026 stimiamo una crescita ulteriore del danni del 7% riducendo ulteriormente il combined ratio.
D. Che opportunità vedete dal nuovo obbligo di polizze catastrofali per le imprese? Le mareggiate in Sicilia e Calabria, rimaste fuori dai rimborsi perché escluse dalla legge, sono state un debutto deludente...
R. La norma poteva certamente essere strutturata meglio, con un obbligo effettivo per le imprese (la legge prevede invece solo l’esclusione da fondi pubblici in caso di assenza di polizza, ndr). In Francia è così da anni e in questo modo i premi sono rimasti contenuti a 25-30 euro l’anno (rispetto alla media di 100 euro in Italia, ndr). In Italia c’è stata tanta confusione, con un rinvio dopo l’altro, e si rischia l’antiselezione. Ad assicurarsi potrebbero essere cioè solo le imprese che percepiscono un rischio effettivo e ciò potrebbe far crescere i prezzi delle polizze creando disuguaglianze tra le imprese. Ci vorrebbe più coraggio da parte del legislatore perché solo con un obbligo effettivo si riescono a tenere i costi contenuti e a mettere in sicurezza il Paese, con lo Stato che dovrebbe farsi garante per i rischi estremi.
D. Che piani avete nel ramo Vita?
R. La spinta sulla raccolta Vita è una delle novità della nuova strategia di Groupama in Italia. Abbiamo lavorato a lungo a una nuova piattaforma molto apprezzata nel mercato. L’abbiamo messa a disposizione della nostra rete di circa mille agenti e quasi 800 agenzie con l’obiettivo di aumentare il peso del Vita, mentre oggi la raccolta è essenzialmente Danni. Partiamo da 300 milioni di premi Vita e quest’anno puntiamo a una crescita del 13% della raccolta tramite polizze unit e multiramo.
D. Come chiuderete il bilancio 2025 in Italia?
R. Dobbiamo ancora chiudere i conti dell’anno ma di certo avremo un risultato in forte crescita rispetto al 2024 che aveva registrato un utile netto di 12 milioni di euro nonostante un impatto negativo di circa 50 milioni per effetto delle catastrofi naturali e per le nuove tabelle del tribunale di Milano per la liquidazione dei danni. Per il 2025 abbiamo deciso di utilizzare solo parzialmente lo scudo «salva minusvalenze», destinato comunque a venire meno dal prossimo biennio, ma l’incremento dell’utile sarà comunque evidente. (riproduzione riservata)