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DONALD J. TRUMP PRESIDENTE USA
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I dazi Usa abbattono gli utili Ue. Ecco i settori che hanno rivisto di più le stime sui profitti dopo l’annuncio di Trump

26 agosto 2025, 21:00

Unicredit analizza le revisioni degli utili attesi a dodici mesi dai gruppi europei. Colpite soprattutto le società nei settori automotive e materie prime. Bene i comparti orientati al mercato interno (banche, turismo e media). Trump torna all’attacco sulle aziende digitali

I dazi Usa iniziano a pesare sulle prospettive di utili delle società europee, in particolare in settori ciclici come l’automotive e la lavorazione di materie prime. In ogni caso le previsioni indicano anche una ripresa dei profitti nel medio termine. Lo ha fatto notare Unicredit che ha analizzato le revisioni delle stime di consenso sugli utili a 12 mesi per i settori Msci Europe tra il 2 aprile (giorno del primo annuncio sui dazi del presidente Usa Donald Trump) e il 22 agosto.

«Il programma sulle tariffe di Trump sta lasciando il segno sugli utili delle società europee e sta colpendo in modo particolare i settori ciclici, dove le catene di approvvigionamento globali sono più esposte», ha rilevato Unicredit. Le revisioni maggiori sono state in due comparti colpiti dai dazi, ovvero quello auto (-25%) e delle risorse di base (-20%). L’energia (-10%) ha risentito dell’impatto in modo più indiretto attraverso la minore domanda e la maggiore incertezza del mercato.

Nello stesso tempo, ha osservato Unicredit, i settori orientati soprattutto al mercato interno (come servizi finanziari, turismo e media) hanno registrato revisioni al rialzo fino al 10%. Secondo gli economisti della banca «la politica commerciale statunitense continua a pesare in modo diseguale sui settori europei, esponendo gli esportatori industriali a una continua incertezza, mentre i settori orientati ai consumatori e ai servizi appaiono più protetti».

Ripresa attesa nel medio termine

Le prospettive di utili a breve termine rimangono deboli, mentre quelle a medio termine appaiono meno cupe. «Le previsioni di consenso indicano una ripresa degli utili dei settori nel 2026 e nel 2027, man mano che le aziende si adegueranno al nuovo quadro e la domanda globale si stabilizzerà», ha aggiunto Unicredit. «Mentre gli ultimi mesi hanno rappresentato un ritorno alla realtà per i settori industriali europei, l’orizzonte a più lungo termine suggerisce resilienza e un’opportunità per gli investitori, nonostante permanga l’incertezza sulla politica commerciale statunitense».

Anche la presidente Bce Christine Lagarde ha detto nei giorni scorsi che «una volta che ci sarà certezza sui dazi, le imprese sapranno come affrontare la situazione». Per Lagarde nel complesso i dazi avranno «impatto ridotto» sul pil europeo.

L’accordo Usa-Ue ha evitato lo scenario peggiore di dazi del 30% sui prodotti europei, ma prevede comunque tariffe del 15%, un livello molto più alto delle medie storiche. L’acciaio e l’alluminio sono soggetti a tariffe del 50% che incidono in particolare sulle case automobilistiche tedesche e sui gruppi industriali europei nei settori dei metalli, dell’estrazione mineraria e dei materiali. Unicredit ha comunque rilevato che, oltre alle misure dirette, bisogna considerare i dazi nei confronti di partner commerciali Ue che indeboliscono la domanda estera.

L’impatto sui consumatori Usa

L’effetto dei dazi sarà comunque pagato in buona parte dai consumatori americani che vedranno aumentare i prezzi dei beni importati. L’impatto potrebbe diventare più evidente nei prossimi mesi, come ha anticipato Walmart. Inoltre l’economista Paul Krugman ha fatto notare che finora i costi delle tariffe sono stati assorbiti in gran parte dalle aziende Usa che presto però potrebbero passarli in modo più deciso ai clienti.

Trump intanto è tornato alla carica e ha minacciato dazi aggiuntivi ai Paesi che applicano tasse sui servizi digitali. Inoltre l’amministrazione Usa secondo Reuters sta valutando sanzioni contro i funzionari Ue che applicano la Digital Services Act, le legge europea sui servizi digitali.

«È diritto sovrano dell’Ue e dei suoi Stati membri regolamentare le attività economiche sul nostro territorio, purché siano coerenti con i nostri valori democratici», ha detto ieri un portavoce della Commissione Europea, rispondendo a una domanda sulle minacce di Trump nel caso l’Ue avesse adottato nuove regole per il settore tech. «La materia non fa parte dell’accordo con gli Stati Uniti. Si tratta di questioni separate», ha precisato il portavoce. L’Ue ha ribadito di non essersi impegnata, nell’ambito delle negoziazioni sui dazi, a modificare le normative digitali dell’Ue, in particolare quelle relative al Digital Markets Act e al Digital Services Act. (riproduzione riservata)



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