L’export italiano ed europeo verso gli Stati Uniti è crollato ad agosto, quando sono entrati in vigore i dazi al 15% di Donald Trump.
Nel mese le esportazioni italiane sono state pari a 3,55 miliardi, la metà rispetto ai 7,1 miliardi di luglio, quando il dato era salito proprio come conseguenza dell’anticipo dell’attività delle imprese in vista delle tariffe Usa.
Il calo annuo dell’export italiano verso gli Stati Uniti (agosto 2025 rispetto ad agosto 2024) è stato del 21,1%.
La discesa delle esportazioni è legata anche all’apprezzamento dell’euro, il cui valore è aumentato del 13% da inizio anno. Il rafforzamento della moneta unica rende meno competitive le merci europee sul mercato Usa.
La tendenza italiana è stata visibile anche negli altri Paesi europei. Le esportazioni Ue verso gli Stati Uniti ad agosto sono scese del 22% su base annua, mentre la flessione mensile è stata del 25%. L’export della Germania verso gli Usa è calato del 23% su base annua e del 20% nel mese di agosto.
«Dopo due mesi consecutivi di crescita congiunturale, ad agosto l’export italiano ha registrato una riduzione su base mensile, spiegata dalle minori vendite verso i mercati extra Ue, mentre quelle verso l’area Ue sono cresciute», ha osservato Istat. «La dinamica congiunturale è stata in parte influenzata dalle vendite di mezzi di navigazione marittima a luglio».
Nel complesso ad agosto la flessione congiunturale è stata più ampia per le importazioni (-3,7%) rispetto alle esportazioni (-2,7%). Su base annua, i Paesi che hanno contribuito di più alla flessione dell’export nazionale, oltre agli Usa, sono stati Turchia (-26%) e Cina (-16%). Al contrario Francia (+21%), Spagna (+9%), Paesi Bassi (+13%), Regno Unito (+7%) e Belgio (+9%) hanno dato un contributo positivo.
Nei primi otto mesi del 2025, l’export italiano ha comunque registrato una crescita tendenziale del 2,6%, dovuta alle maggiori vendite di articoli farmaceutici e chimici (+35%), di mezzi di trasporto esclusi autoveicoli (+12%), di metalli e bevande (entrambi +5%).
Per tutti gli altri settori le vendite sono scese, soprattutto per quanto riguarda prodotti petroliferi raffinati (-15,6%) e autoveicoli (-9,3%).
«Ad agosto continua la fase critica della moda con un calo del 7,6%, rallenta la crescita dell'agroalimentare, resta in difficoltà la meccanica mentre una grande spinta arriva dal farmaceutico», ha detto Matteo Zoppas, presidente Ice. «Soffre il mondo dei beni di consumo, soprattutto moda (-19% su base annua) e agroalimentare (-23%): la prima per ragioni strutturali e il secondo penalizzato soprattutto dai dazi. Ancora predominante è la logica di stoccaggio. Questa situazione ha causato un clima di incertezza prolungato durante il quale l’aumento dei dazi non è ancora stato trasferito sui prezzi al consumo, essendo stato in parte assorbito dalla catena distributiva».
Nei prossimi mesi, ha continuato Zoppas, «se ci fosse un aumento di prezzi potrebbe frenare il mercato, soprattutto se il rapporto euro-dollaro resterà un ulteriore svantaggio competitivo». (riproduzione riservata)