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I consumatori europei hanno ridotto gli acquisti dopo i dazi Usa. L’analisi Bce
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I consumatori europei hanno ridotto gli acquisti dopo i dazi Usa. L’analisi Bce

22 settembre 2025, 20:32

Le tariffe stanno cambiando i comportamenti delle famiglie

I consumatori dell’Eurozona stanno cambiando le abitudini di spesa in risposta ai dazi dell’amministrazione Trump, in particolare riducendo gli acquisti e comprando meno prodotti Usa. È quanto emerge da un’analisi del bollettino economico della Bce basata sull’indagine condotta dalla banca centrale a giugno sulle aspettative dei consumatori.

Il 26% degli intervistati ha detto di aver abbandonato i prodotti statunitensi, mentre il 16% ha ridotto la spesa complessiva. Questi cambiamenti nei comportamenti variano a seconda delle fasce di reddito: le famiglie ad alto reddito sono più propense ad abbandonare i beni statunitensi, mentre le famiglie a basso reddito sono più inclini a ridurre la spesa complessiva.

Anche l’alfabetizzazione finanziaria ha svolto un ruolo nel cambiamento delle abitudini di spesa. In particolare nell’indagine i consumatori con una maggiore educazione finanziaria si sono detti più propensi ad abbandonare i prodotti statunitensi, mentre quelli con una minore educazione finanziaria erano più orientati a ridurre i consumi complessivi. La riduzione degli acquisti ha riguardato soprattutto la spesa discrezionale, mentre la spesa per beni di prima necessità è rimasta sostanzialmente invariata.

I risultati dell’analisi

Nel complesso il 40% degli intervistati ha rilevato che i dazi sono inflazionistici, il 13% che hanno un impatto negativo sui conti familiari e il 24% che freneranno la crescita economica. «I risultati dell’indagine evidenziano gli effetti tangibili delle tensioni commerciali sul comportamento e sulle aspettative economiche dei consumatori europei», hanno osservato gli economisti Bce Adam Baumann, Luca Caprari, Maarten Dossche, Georgi Kocharkov and Omiros Kouvavas. «Alterando le aspettative di inflazione e crescita e provocando cambiamenti nei comportamenti di spesa, i dazi hanno introdotto un livello di incertezza che sta influenzando sia le decisioni delle singole famiglie sia probabilmente gli sviluppi economici più ampi».

Nel dettaglio, i consumatori che percepiscono i dazi come recessivi hanno ridotto le aspettative di crescita economica nei prossimi 12 mesi di 0,4 punti percentuali da gennaio, rispetto a una diminuzione di 0,2 punti percentuali tra gli altri intervistati. Questi risultati mostrano così che le tensioni commerciali stanno determinando un peggioramento delle prospettive economiche tra le famiglie.

Quanto invece al carovita, il gruppo che considerava i dazi inflazionistici ha aumentato le aspettative di aumento dei prezzi di circa 0,2 punti percentuali per l’orizzonte temporale di un anno, di 0,13 punti percentuali per quello di tre anni e di 0,06 punti percentuali per quello di cinque anni. «Il lieve aumento delle aspettative di inflazione a lungo termine tra gli intervistati che considerano i dazi inflazionistici suggerisce che l’impatto percepito dei dazi sull’inflazione potrebbe non essere del tutto transitorio», hanno osservato gli autori dell’analisi Bce.

In un altro studio pubblicato ieri, contenuto anch’esso nel bollettino economico di Francoforte, è emerso invece che la maggior parte dei lavoratori dell’area dell’euro non sarebbe disposta ad accettare una riduzione dello stipendio per mantenere le opportunità di lavoro a distanza. «La riduzione media della retribuzione che i dipendenti accetterebbero per lavorare due o tre giorni alla settimana da casa è del 2,6%», ha rilevato la Bce. «Questo dato è significativamente più basso rispetto ad altre stime presenti nella letteratura empirica». Francoforte ha rilevato che circa il 70% dei dipendenti non sarebbe disposto ad accettare alcuna riduzione di stipendio per lavorare da casa, il 13% sarebbe disponibile a una sforbiciata tra l’1% e il 5% e l’8% un taglio tra il 6% e il 10%. (riproduzione riservata)



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