Gli obbligazionisti si coalizzano in vista della ristrutturazione del debito di Intrum. Il servicer di non performing loan svedese, attivo in Italia come partner di Intesa Sanpaolo, sta studiando varie opzioni per ridurre un’esposizione che alla fine del primo trimestre è salita a 5,3 miliardi di euro (valore lordo) con scadenze che vanno da luglio di quest'anno a marzo 2028.
Le discussioni stanno partendo e i creditori si sono organizzati in due gruppi. I detentori di titoli con scadenza nel 2024 e nel 2025 hanno scelto lo studio legale Weil, Gotshal & Manges e Lazard come consulenti, mentre Latham & Watkins e Pjt Partners stanno assistendo un gruppo separato che detiene circa il 40% dei titoli di debito di Intrum.
La discesa in campo dei creditori segnala che la trattativa potrebbe presto entrare nel vivo, anche se per il momento non risultano ancora proposte ufficiali da parte della società guidata da Andrès Rubio. Alla fine di marzo Intrum aveva però dato mandato a Houlihan Lokey e Milbank per esplorare varie opzioni di rifinanziamento e di miglioramento della struttura del capitale.
Alcune decisioni peraltro sono già state prese nei mesi scorsi. La società per esempio ha ceduto una parte rilevante del proprio portafoglio di investimenti a Cerberus per un importo nominale di 33 miliardi e un valore contabile di un miliardo. La transazione include asset di 13 dei 20 paesi in cui Intrum è attiva a livello europeo e il portafoglio è costituito da circa 10 mila portafogli di attività non garantite. Fonti di mercato speculano inoltre su un allargamento dell’alleanza tra il servicer Usa e Cerberus.
Nel frattempo il primo trimestre dell’anno si è chiuso con ricavi adjusted saliti a 420 milioni di euro (+8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente), un ebitda adjusted a 124 milioni (+4%) e un rapporto di leva finanziaria rimasto praticamente invariato a 4,4 volte. «La nostra struttura del capitale ha la massima priorità per il consiglio di gestione e il board di Intrum», ha spiegato la società in quell’occasione. «Abbiamo già intrapreso diverse azioni che ridurranno significativamente la nostra leva finanziaria nel medio termine e rafforzeranno il nostro profilo finanziario». In borsa il titolo Intrum è in lieve ripresa rispetto ai valori minimi toccati a marzo, anche se i livelli di prezzo degli anni scorsi sono lontani.
Nel frattempo, dopo Ubs, anche Citi ha tagliato di 55 milioni di euro l’esposizione verso il gruppo. Nel dettaglio, come riportato da Bloomberg, una parte di una revolving credit facility è stata ceduta a un fondo. (riproduzione riservata)