I 7 orologi più belli con movimento perpetuo
Tra le complicazioni più affascinanti, quella del calendario perpetuo è un meccanismo complesso e, allo stesso tempo, intuitivo…
Chi conosce l’etimologia delle parole italiane, sa quanta bellezza si può trovare nell’aggettivo perpetuo. Il termine deriva dal latino, dall’unione del verbo «petere», dirigersi, con il prefisso per, che indicava continuità di un’azione. Quindi, letteralmente, perpetuo è appunto qualcosa che procede in modo continuo, che tende a non finire, un po’ come il tempo.

È proprio questa volontà di codificare il tempo continuo come qualcosa di lineare che ha portato, in alta orologeria, a sviluppare una delle complicazioni più affascinanti e meccanicamente sfidanti, il calendario perpetuo. Perpetuo, appunto, ossia in grado di tenere traccia di questo scorrere continuo e progressivo del tempo, catturandone le sfaccettature e le parcellizzazioni cui noi umani lo abbiamo sottoposto. Perché sono tante le variabili di cui deve tenere conto e tutte hanno origine oltre quattro secoli fa, quando Papa Gregorio XIII, con l’elaborazione del cosiddetto Calendario gregoriano, rivoluzionò il modo di misurare il tempo.

L’invenzione della complicazione
Quello gregoriano è un calendario nel quale l’anno è composto da 12 mesi di durata differente, per un totale di 365 giorni che diventano 366 quando l’anno è bisestile. Tutti parametri, giorno del mese, mesi (con le varie durate) e anno bisestile, spesso con l’aggiunta del giorno della settimana e dell’anno, che un calendario perpetuo è in grado di segnare in autonomia, unendo magari anche l’indicazione delle fasi lunari.

Ça va sans dire che questa complicazione fu all’inizio un terreno sul quale i maestri orologiai si sfidavano per affermare la propria eccellenza tecnica; non a caso, il primo a creare un orologio con questa complicazione fu il grande Abraham Louis Breguet, che nel 1795 brevettò il Quantième Pérpétuel: era il primo orologio da tasca capace di indicare il trascorrere dei mesi, senza alcun tipo di intervento da parte di chi lo indossava.

Calendario perpetuo (e intuitivo)
Per quanto complesso da realizzare, il meccanismo di un calendario perpetuo si basa su un funzionamento intuitivo, demandato a un insieme di ruote dentate, la più importante della quali compie una rotazione completa in quattro anni, per coprire l’intero ciclo di tre anni regolari e di uno bisestile. La data e tutte le altre funzioni a essa correlate dipendono da questa ruota. La sua parte più esterna è divisa in 48 sezioni, ciascuna delle quali corrisponde a un mese.

Per distinguere le loro differenti durate, il maestro orologiaio incide sulla ruota tacche di differente profondità: per i mesi di 31 giorni non vi sono tacche, per i mesi di 30 viene incisa una tacca di profondità N, per il mese di 29 giorni ha profondità pari a 2N mentre per i mesi di 28 giorni è pari a 3N. In questo modo, durante la rotazione, il sistema di leve e camme che interagisce tra questa ruota e le ruote sussidiarie deputate alle altre indicazioni riconosce sia la sequenza dei mesi, sia le durate di questi ultimi nell’arco dei quattro anni, compresa quella del 29 febbraio. Per la quale, però, c’è un intoppo.

La variabile dell’anno 2100
A un certo punto del Calendario gregoriano, la continuità si inceppa, così come le ruote dell’orologio. Accadrà nel 2100, anno secolare (ossia divisibile per 100) che però non sarà bisestile, perché il calendario elaborato da Gregorio XIII prevede che siano bisestili solo gli anni secolari divisibili per 400; questo, per regolare più precisamente la durata media dell’anno rispetto alla sua durata effettiva di 365 giorni, 5 ore e 48 minuti.

Il 28 febbraio del 2100, dunque, il salto all’1° marzo dovrà essere effettuato a mano su tutti gli orologi con calendario perpetuo. È quasi un dettaglio di fronte alla meccanica sopraffina di questi segnatempo, che va di pari passo con un’estetica ricercata e con materiali raffinati. Casse in platino, oro bianco oppure oro rosa, quadranti in smalto accompagnano calibri manuali o automatici sempre capaci di stupire per la loro precisione e anche per la loro architettura. Del resto, all’eccellenza si abbina eccellenza, nel nome di un’eleganza perpetua.

I magnifici 7 sempre in moto
Ecco i magnifici sette scelti da Gentleman in ordine di apparizione: 1. Luminor Perpetual Calendar GMT per cui Panerai ha scelto una cassa in Platinumtech, lega di platino puro al 95%. 2. La referenza 5270P-014 di Patek Philippe, nella quale la brillantezza della cassa in platino fa risaltare il quadrante verde laccato, il cui colore ricorda quello della carrozzeria delle auto sportive più raffinate. 3. Il Villeret Quantième Complet di Blancpain ha la cassa in oro rosso 18 carati da 40 mm e il quadrante color verde soleillé, ispirato a quello delle foreste di Le Brassus, dove si trova l’antica manifattura di del marchio. 4.Il Classic Perpetual Calendar Manufacture di Frederique Constant in una della sue versioni più eleganti abbina la cassa in acciaio da 40 mm al quadrante blu. Ognuna delle sue funzioni si regola con un pulsante dedicato discretamente nascosto nella carrure. 5. Il Lange 1 Calendario Perpetuo di A. Lange & Söhne, con cassa in oro rosa. 6. Il Master Grande Tradition Calibro 985 di Jaeger-LeCoultre il cui quadrante blu è simile a un’opera d’arte. 7. Il Riviera Calendario Perpetuo di Baume & Mercier, con la cassa dodecagonale e la lunetta in acciaio fissata con quattro viti. (Riproduzione riservata)
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