Per comprendere davvero il livello raggiunto dall’ecosistema tecnologico di Huawei è necessario recarsi in Cina. Quando a maggio 2019 l’amministrazione Trump ha imposto il divieto alle aziende statunitensi di avere rapporti commerciali con Huawei per motivi di sicurezza nazionale, a partire dal sistema operativo Android e relativo ecosistema di servizi, alcuni osservatori pensavano che il colpo sarebbe stato difficile da assorbire per il colosso cinese, allora protagonista a tutto campo nel settore delle tlc con apparati radio per le reti 5G avanzatissimi e competitivi sotto ogni punto di vista e smartphone protagonisti assoluti in ogni fascia di prezzo, compresa quella top, grazie a eccellenti caratteristiche e un altrettanto allettante rapporto qualità/prezzo.
La risposta di Huawei non si è fatta attendere e si è basata su uno dei principali punti di forza del colosso tecnologico: massicci investimenti in ricerca e sviluppo e una visione olistica che abbraccia l’intero ecosistema tecnologico. A pochi anni di distanza HarmonyOS, il sistema operativo sviluppato da Huawei partendo originariamente da Android ma ora completamente autonomo, supporta dispositivi che spaziano dagli smartphone agli orologi intelligenti, dai pc sino alla domotica e all’automotive, ed è ora basato su codice completamente autonomo e ottimizzato per funzionare occupando una quantità minima di risorse.
Un intero ecosistema tecnologico che consente di scambiare facilmente e in modo efficace i file tra diversi dispositivi, e che facilita la vita quotidiana agli utenti. Una visita al flagship store di Huawei a Shenzhen ha permesso di saggiarne tutte le potenzialità in un contesto reale: l’integrazione dell’AI all’interno del sistema permette per esempio di trasferire un file da un dispositivo all’altro semplicemente mimando con una mano davanti all’obiettivo il gesto di ‘afferrare’ l’icona del file dal dispositivo di origine e rilasciarla davanti alla camera del dispositivo del destinatario. HarmonyOS è inoltre il cuore del sistema di guida autonoma di automobili di differenti brand come Maextro, il marchio di fascia alta sviluppato da Huawei insieme a Jac Motors, a dimostrazione della versatilità della soluzione tecnologica sviluppata dal colosso cinese nei propri centri di ricerca.

La visione di Huawei è chiaramente visibile visitando uno dei campus di ricerca della società, come quelli di Shenzhen e Shanghai che ospitano ciascuno circa 30 mila ricercatori. Per consentire ai propri dipendenti di ‘respirare’ un’atmosfera cosmopolita, Huawei ha costruito il campus con un’architettura classica europea, ricreando minuziosamente monumenti come il ponte Carlo di Praga o la Biblioteca nazionale di Francia di Parigi. Un ambiente che unisce quindi elementi culturali ad ambienti all’avanguardia tecnologica per stimolare la creatività assicurando al tempo stesso una cura minuziosa di ogni dettaglio per garantire prestazioni elevate e affidabilità. Per il test dei dispositivi audio sono state costruite numerose camere anecoiche che simulano ogni tipo di ambiente, da una stanza all’interno di un’automobile sino alla cabina di un ascensore, per assicurarsi non solo che auricolari e smartphone mettano chi li usa in condizioni di ascoltare voci e musica con un’elevata qualità, ma anche che il suono non venga percepito da ascoltatori a tutela della privacy.
Lo stack tecnologico di Huawei abbraccia naturalmente cloud e AI, i due trend più importanti del settore IT, con soluzioni che coprono tutte le componenti necessarie. Il colosso tecnologico cinese ha infatti sviluppato una famiglia di processori, i chipset Kunpeng, alternativa ai chip di Intel, Amd e Nvidia. Il processo produttivo raggiunto non è al momento pari a quello dei migliori chip occidentali, ma la progressione è stata rapidissima negli ultimi due anni e, se proseguirà con lo stesso ritmo, consentirà a Huawei di colmare il gap.
La società ha inoltre costruito datacenter capaci di offrire ai propri client tempi di latenza, ovvero risposta alle richieste, decisamente bassi, abilitando così l’uso di agenti basati su modelli AI, e basati su sistemi di storage innovativi che contengono i costi operativi. L’ampiezza dell’ecosistema tecnologico ha inoltre permesso di sperimentare modelli avanzati come la produzione agricola governata dai dati o le città intelligenti. A Shenzhen, per esempio, il sistema di monitoraggio intelligente delle infrazioni stradali è in grado di riconoscere in tempo reale con solo il superamento dei limiti di velocità o il mancato rispetto delle indicazioni semaforiche, ma anche eventuali infrazioni all’obbligo di indossare le cinture di sicurezza durante la guida tramite l’analisi delle immagini. Nel settore automotive, inoltre, accanto allo sviluppo del sistema HarmonyOS per il supporto della guida autonoma, Huawei ha messo a punto anche stazioni di ricarica intelligente dei veicoli elettrici che riescono a ricaricare completamente le batterie dei veicoli in 15 minuti grazie a una potenza di 600 KW e sistemi di raffreddamento a liquido per garantire un’erogazione di potenza sicura e senza alcuno spreco di energia. Il sistema di guida autonoma sfrutta sei sensori Lidar, radar ottici capaci di ricostruire in tempo reale gli oggetti nel raggio d’azione con precisione millimetrica, integrati su ogni automobile, che permettono così di gestire in sicurezza ogni tipo di situazione, dal traffico intenso ai parcheggi.
Nel corso della prova il sistema di guida autonoma basato su Harmony si è rivelato capace di muovere con sicurezza e precisione un monovolume nel traffico caotico di Shenzhen, cambiando corsia ove necessario per velocizzare la percorrenza a gestendo in maniera davvero efficiente la manovra di parcheggio: grazie ai radar ottico, il sistema fa una scansione dei posti disponibili nel parcheggio, segnalandoli sull’ampio display centrale. Per completare la manovra basta selezionare quello desiderato e scendere dalla vettura, che completerà automaticamente la manovra proiettando persino tramite un laser un avvertimento della manovra in corso per i pedoni sul terreno nella parte anteriore il veicolo. (riproduzione riservata)