In condizioni normali, il principio di autorità dovrebbe essere evitato a tutti i costi, poiché, come afferma Robert Cialdini, uno dei massimi esperti viventi della psicologia sociale, è uno dei bias cognitivi più fuorvianti e dannosi. Tuttavia, quando si tratta di Howard Marks, il fondatore di Oaktree Capital, l'ipse dixit assume un valore particolare.
Marks è una figura di riferimento nel mondo degli investimenti, rispettato per la sua esperienza pluridecennale e per la sua capacità di leggere i mercati con un acume fuori dal comune. Il suo parere, soprattutto quando si parla di crisi finanziarie e bolle speculative, è sempre accolto con grande attenzione, proprio perché riesce a combinare una visione pragmatica con una profonda comprensione dei cicli di mercato.
Intervistato mercoledì 20 agosto ai microfoni di Bloomberg, Marks ha lanciato un avvertimento che non può passare inosservato. Secondo lui, il mercato azionario Usa si trova agli inizi di una bolla speculativa:«le azioni sono troppo care rispetto a ciò che considero i fondamentali, o come direste voi, la realtà. La ragione principale è che non c'è stata una correzione seria del mercato da 16 anni. La gente si è abituata a pensare che il mercato vada sempre bene».
Il miliardario investitore ha evidenziato come, in un periodo di costante rialzo dei mercati, l’ottimismo intrinseco degli investitori li spinga a fare scelte rischiose. Secondo Marks, «il più grande errore che gli investitori fanno è pensare che le cose come sono oggi così rimarranno per sempre. Mentre è più probabile che ci sia un ritorno alla media». Questo, a sua detta, crea una distorsione psicologica che alimenta l’inflazione dei prezzi e la formazione di bolle speculative.
Marks ha anche osservato come una «nuova generazione» di investitori, che non ha mai affrontato un bear market duraturo, stia alimentando questa fase di entusiasmo, dimenticando che «le fluttuazioni del mercato sono più psicologiche che altro». L'ottimismo, che è naturale tra gli esseri umani, rende difficile fermarsi una volta che la corsa al rialzo inizia a prendere piede, trasformando un mercato già caro in una vera e propria bolla pronta a scoppiare.
Marks ha fatto un confronto interessante tra l’attuale situazione del mercato e quella del 1997, quando il mercato azionario si innamorò delle azioni tecnologiche, in particolare nel periodo che precedette il boom delle dot-com. All’epoca, come oggi, i prezzi continuavano a salire senza che ci fosse una reale preoccupazione per le valutazioni. Il celebre avvertimento di Alan Greenspan sul rischio di una «irrational exuberance» sembrava cadere nel vuoto, e, nonostante le preoccupazioni, il mercato continuò a crescere per altri 2-3 anni. Marks non sostiene che stiamo per assistere a una fine imminente, ma piuttosto che le azioni sono già troppo care e potrebbero diventarlo ancora di più, un aspetto che non va sottovalutato.
Nel corso dell’intervista, Marks ha anche risposto a chi vede il settore tecnologico come la principale causa della sopravvalutazione attuale del mercato. Secondo lui, i giganti tecnologici come Amazon e Alphabet, i cosiddetti Magnifici sette, hanno sicuramente contribuito in modo sproporzionato all’aumento delle valutazioni, ma non sono l’unico problema. Il vero pericolo, secondo il miliardario investitore, risiede nel fatto che anche le restanti 493 azioni dell’S&P 500, pur non essendo valutate come le top company tecnologiche, sono comunque molto costose rispetto alla storia. Quello che più lo preoccupa è che i livelli di valutazione elevati non riguardano solo le aziende di eccellenza, ma anche quelle con performance più modeste, il che rende l’intero mercato più fragile e suscettibile a un possibile ritracciamento.
Marks ha concluso l’intervista con un invito alla riflessione sulla prudenza negli investimenti, in particolare nel contesto del mercato del credito. Richiamando la celebre citazione di John Stuart Mill, «chi conosce solo il suo lato della storia conosce poco», Marks ha sottolineato l'importanza di considerare tutte le prospettive prima di prendere decisioni finanziarie. Nonostante il suo ottimismo nei confronti del debito aziendale, che considera un’opportunità più difensiva rispetto alle azioni, non ha lanciato allarmi. Oaktree, la sua società, è specializzata nell’acquisto di debito aziendale, una scelta che offre maggiore sicurezza grazie alla promessa di pagamento, rispetto alla volatilità e all’incertezza delle azioni.
Quando gli è stato chiesto se il credito fosse davvero una scelta vantaggiosa, data la stretta dei credit spread, Marks ha spiegato che, sebbene i ritorni non siano più quelli di un tempo, il debito continua a offrire una protezione che le azioni non possono garantire. Con una probabilità maggiore di fornire ritorni stabili nel lungo periodo, l’investimento in debito, secondo lui, rimane una scelta più sicura, soprattutto in un mercato dove le valutazioni azionarie sono elevate.
Infine, parlando degli Usa come destinazione privilegiata per gli investimenti, Marks ha ammesso che sebbene il paese rimanga il miglior posto al mondo per investire, la sua «eccezionalità» è meno evidente rispetto al passato. Altri mercati, pur essendo più regolamentati e meno dinamici, potrebbero presentare opportunità interessanti, specialmente se considerati “in saldo” rispetto agli Stati Uniti. (riproduzione riservata)