Con la guerra in Iran lo scenario economico è in deterioramento: balza l’inflazione, cala la fiducia, gli investimenti sono in frenata. È questo il quadro che emerge dalla Congiuntura flash di Confindustria. Il petrolio, secondo il Centro studi dell’associazione, resta troppo caro, perché la tregua in Medio Oriente non ha riaperto Hormuz. Con il prolungarsi di tale shock, si va ampliando il suo impatto sulle economie: cresce l’inflazione anche in Italia, scende ancor più la fiducia delle famiglie e il calo si estende a quella delle imprese, rischia di bloccarsi il canale del credito. Perciò, sono a rischio frenata i consumi e i servizi, mentre l'unico driver per la produzione dell’industria restano, per ora, gli investimenti del Pnnr.
In particolare, secondo viale dell’Astronomia il protrarsi della crisi nel Golfo Persico continua ad alimentare tensioni sui mercati internazionali dell’energia. A maggio il Brent si è attestato a 105 dollari al barile, poco sopra i 103 di aprile, confermandosi su livelli considerati troppo elevati per le economie importatrici.
Più contenuto rispetto alla crisi ucraina l’impatto sul gas naturale, ma i prezzi restano comunque elevati. In Europa il gas è salito a 46 euro per megawattora, in calo rispetto ai 53 euro di marzo ma ancora molto superiore ai 28 euro registrati alla fine del 2025.
In Italia gli effetti si riflettono soprattutto sull’inflazione. Ad aprile i prezzi al consumo sono saliti del 2,7 per cento su base annua, contro l’1,5% di febbraio, trainati soprattutto dal rincaro dell’energia, aumentata del 9,2%. L’inflazione “core”, al netto delle componenti più volatili, rallenta invece all’1,7%, segnale che gli aumenti energetici non si sono ancora trasferiti completamente all’economia reale.
Lo scenario internazionale resta teso anche sul fronte monetario. Negli Stati Uniti l’inflazione ha raggiunto il 3,8%, mentre nell’Eurozona è salita al 3%.
Per questo i mercati iniziano a scommettere su una nuova stretta della Banca Centrale Europea già a partire da giugno, dopo che i tassi ufficiali hanno raggiunto il 2%.
Secondo il Centro Studi di Confindustria, il clima di incertezza geopolitica sta già frenando le richieste di credito delle imprese per finanziare nuovi investimenti, nonostante il costo del denaro sia rimasto stabile. Ad aprile è peggiorata anche la fiducia delle aziende produttrici di beni strumentali.
A evitare un rallentamento più marcato dell’economia italiana continuano a essere soprattutto gli investimenti legati al Pnrr. A marzo la produzione industriale è cresciuta dello 0,7%, sostenuta in particolare dai beni strumentali, aumentati del 2,1%, e dall’accumulo di scorte precauzionali da parte delle imprese.
I segnali più recenti, però, indicano un indebolimento della domanda. Il Pmi manifatturiero di aprile evidenzia infatti ordini in calo e aspettative produttive in peggioramento.
Anche sul fronte interno emergono segnali di rallentamento. Nel primo trimestre del 2026 l’occupazione è cresciuta appena dello 0,1%, offrendo un sostegno limitato ai redditi delle famiglie già colpiti dall’aumento dei prezzi.
Le vendite al dettaglio hanno ancora mostrato una lieve crescita a marzo (+0,8%) e il mercato automobilistico resta dinamico, ma la fiducia dei consumatori continua a diminuire. A differenza del 2022, inoltre, manca il sostegno dei risparmi accumulati durante la pandemia.
Preoccupano anche servizi e turismo. Sebbene la spesa dei turisti stranieri in Italia sia aumentata del 14% a febbraio, il prolungarsi della crisi mediorientale rischia di frenare i flussi internazionali. L’indice Pmi dei servizi resta infatti sotto la soglia di espansione e si registra un calo degli ordini nei comparti del turismo e dei trasporti.
A sostenere l’economia italiana continua invece a essere l’export. Nel primo trimestre del 2026 le esportazioni sono aumentate del 4% rispetto alla fine del 2025.
Il forte calo delle vendite verso il Medio Oriente, crollate del 52,5% a marzo, è stato compensato dalla crescita delle esportazioni verso Svizzera, Cina e principali partner europei.
Nel resto d’Europa il quadro resta fragile: la produzione industriale continua a contrarsi in Germania e i servizi dell’Eurozona sono entrati in area recessiva. Negli Stati Uniti rallentano occupazione e fiducia dei consumatori, mentre la Cina continua a crescere grazie all’industria high-tech e all’export. (riproduzione riservata)