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Bob Iger, ceo Walt Disney
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Hollywood alla prova dei conti: bene lo streaming, ma i margini restano sotto pressione

di Ester Corvi
08 agosto 2025, 22:10 Ultimo aggiornamento: 11 agosto 2025, 15:16

Nelle trimestrali degli studios spiccano i progressi delle divisioni Dtc. Le operazioni di riorganizzazione annunciate promettono grandi vantaggi. Il mercato però vuole vederci chiaro

Acquisizioni, partnership e riorganizzazioni. Il business nel settore Ott/cinema continua a essere effervescente, mentre i grandi studios di Hollywood mettono a punto nuove mosse per far fronte al calo dei margini reddituali e le attività nello streaming fanno crescente affidamento sulla pubblicità e sullo sport dal vivo. Dei progressi fatti in cerca di un nuovo equilibrio se ne sono accorti gli investitori, che a Wall Street hanno premiato la maggior parte dei titoli dei media con performance positive. A fronte del rialzo del 7,8% dell’indice S&P500 da inizio anno, Warner Bros Discovery è salita del 12,2%, al pari di Paramount, e Fox dell’11%. Su tutti si distingue il leader dello streaming Netflix (+32,4%), mentre negativo è l’andamento di Comcast (-15,6%).

Più sport per Disney

La casa di Topolino con l’ultima trimestrale ha battuto le attese del mercato, grazie al segmento Dtc (Direct di consumer) e ai parchi a tema. Gli abbonati totali di Disney+ sono saliti a 128 milioni, in aumento di 2 milioni rispetto al trimestre precedente. Anche i ricavi della sua attività di streaming sono cresciuti del 6%, fino a 6,2 miliardi di dollari, con un utile operativo di 346 milioni di dollari rispetto a una perdita di 19 milioni di dollari dell'anno scorso. Passando dai conti alla strategia, dopo oltre 18 anni di attività, l'azienda chiuderà l'app standalone Hulu negli Usa (di cui aveva acquisito la terza quota da Comcast), decidendo di integrarla completamente in Disney+ entro l'estate 2026, al fine di consolidare il proprio marchio. Sul fronte invece del live sport, il gruppo guidato da Bob Iger ha concluso un accordo con la National Football League (Nfl), che prevede la cessione della maggior parte delle sue attività media a Disney, in cambio di una quota del 10% in Espn, in modo da rinsaldare i legami tra la lega sportiva più seguita d’America e uno dei suoi principali partner televisivi. Tenendo conto di tutti questi sviluppi, gli analisti di Jefferies sono ottimisti sulle prospettive del titolo e indicano un prezzo obiettivo di 144 dollari (contro una quotazione attuale di 113,6), così come quelli di Ubs, che ribadiscono il rating buy con target price a 138 dollari.

La saga Paramount

 Sul fronte m&a, la saga dell'acquisizione di Paramount Global da parte di Skydance si è conclusa il 7 agosto con un nuovo team di manager. David Ellison di Skydance diventerà ceo della società risultante dalla fusione. La chiusura dell'accordo è arrivato a poco distanza dalla pubblicazione dei risultati del secondo trimestre di Paramount, che hanno evidenziato progressi nello streaming. I ricavi di questa divisione sono infatti cresciuti del 15% su base annua, nonostante la perdita di 1,3 milioni di abbonati nel trimestre, attribuita alla fine di un accordo di distribuzione a pacchetto (bundle). I ricavi cinematografici hanno beneficiato invece del successo di Mission: Impossible–The Final Reckoning che ha incassato oltre 590 milioni di dollari al botteghino, mentre la divisione Tv continua a soffrire. Sulle prospettive del gruppo, in attesa di capire come evolverà la situazione resta scettico Laurent Yoon di Bernstein, che mantiene sul titolo il rating underperform.

La riorganizzazione di Wbd

Grandi trasformazioni anche in casa Warner Bros. Discovery, che entro la metà del 2026 si dividerà in Warner Bros. e Discovery Global. Warner Bros. sarà guidata dall'attuale presidente David Zaslav e ospiterà asset come Dc Studios, Hbo e Hbo Max. Discovery Global invece sarà gestita dall'attuale cfo Gunnar Wiedenfels e manterrà i canali lineari Discovery e Turner come Tnt, Cnn e Food Network. Se sulla bontà di questa decisione i pareri sono contrastanti, i conti del secondo trimestre hanno stupito favorevolmente il mercato, grazie alla performance dei contenuti cinematografici e alla crescita dello streaming, che ha portato gli abbonati a 125,7 milioni. Per il momento Doug Creutz di Td Cowen, conferma il rating hold con un prezzo obiettivo di 14 dollari (contro gli 11 attuali).

Aldilà delle mosse delle singole aziende, la maggiore preoccupazioni per le tradizionali media company resta il calo dei margini reddituali, che sono scesi, secondo le stime degli analisti di Td Cowen, dal 31% nel 2013 al 16% nel 2022-23, nonostante alcuni significativi tagli ai costi dovuti alle fusioni durante quel periodo, per poi risalire al 17% nel 2024. Un problema che non si risolverà facilmente e rende molto incerto lo scenario del settore. (riproduzione riservata)



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